“ANNA – Storia di un palindromo” di Francesco d’Isa

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Anna è a tutti gli effetti la storia di un palindromo.
Per chi non si ricordasse dalle superiori o per chi proprio non avesse idea di cosa sia un palindromo basta fare una veloce ricerca su wikipedia che vi porterà a scoprire un carattere interessante di questa sequenza di caratteri.
Tra i casi più famosi vi è il leggendario quadrato del Sator che ancora oggi è di difficile traduzione e attribuzione.
Le parole palindromiche sono dei misteri in sé stessi, tengono il carattere enigmatico ben saldo nei loro geni, quasi quanto i resoconti che Anna dirà e scriverà al Dottor Serafini.

Il palindromo è ciò che può essere percorso di nuovo, riavvolto e srotolato come i vecchi papiri egizi.
Anna è la storia di una ragazza, per l’appunto Anna N. (l’iniziale del cognome non è stata scelta a caso dato che nella nostra mente, leggendola, si forma la scritta e-n-n-e a sua volta un palindromo), che a causa di attacchi epilettici ripetuti si rivolge ad un neurologo-neurochirurgo Ezio Serafini per scoprire da cosa sia dovuta la sua malattia.
Qualcosa nell’operazione che segue le analisi non va, Anna non riesce a ricordare il passato lontano e in sua vece spunta “L’ora del Serpente”, emergono personaggi allegorici e fantasmatici che ricordano vagamente quelle carovane di esseri grotteschi appolaiati sui fondali dei dipinti di Bosch.
Anna non può continuare a vivere in quella condizione e sarà compito di Ezio trovare il bandolo della matassa e salvarla da sé stessa.

Serafini entrerà a tal punto nel caso di Anna N. da compromettere la sua stessa sanità mentale; in quel di Berlino, dove verrà chiamato dal suo collega per un anno di studio all’Università, egli affronterà il contrario del suo cognome, Serafini si trasformerà in un Faust combattendo contro un Diavolo invisibile ma sempre presente.

Non vi voglio svelare ulteriori passaggi della trama, già ne ho detti troppi, non tanto perché sia contrario agli spoiler (in una recensione, ahimè, generalmente accadono), quanto piuttosto perché la lettura di questo libro è un piacevole viaggio nel delirio, una sorta di “Fuga nelle tenebre” schnitzleriana, che ricorda i toni di scrittura bulgakoviana senza disdegnare degli accessi di linguaggio poetico.

Francesco D'Isa photo by Beatrice Mancini

Francesco D’Isa photo by Beatrice Mancini

La trama, come si sarà notato fino ad ora, è molto serrata e, finalmente, non banale, mentre lo stile di scrittura è inzuppato in una bile di preparazione culturale ben digerita.
I “paroloni” ci sono, termini tecnici della neurochirurgia, della medicina e della filosofia, ma vengono trattati con cura e non sembrano, pertanto, una parata di sapienza gratuita.

Infine dei personaggi non ci si può che innamorare. Essi sono profondi e carismatici, passionali e apatici a seconda della situazione. Non hanno super poteri e non risolvono i problemi con il semplice schiocco delle dita.
Tribolano come triboliamo tutti noi lungo un’esistenza che, per quanto ci sembra spingere verso una direzione diversa dalla partenza, alla fine si dimostra essere come Anna: un palindromo.

Mendes Biondo
(Giornalista)

ANNA – Storia di un palindromo di Francesco D’Isa
Editrice Effequ 2014
208 p. 13,00 Euro
http://www.effequ.it/wp/anna/

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