Un viaggio tra I Dissidenti di Sara Zelda

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I Dissidenti di Sara Zelda parte da un’idea editoriale molto intrigante: vedere un romanzo come un compact disc di musica. Ogni capitolo è intitolato Track e seguito subito dopo da un numero progressivo.
Trovo interessante che il libro venga pensato come qualcosa di diverso rispetto a quel rettangolo di carta al quale siamo abituati. Le storie possono anche essere lette così come si ascolta una canzone, possono essere anche “canti” oltre che “racconti”.
La scelta della metafora discografica, del resto, non è casuale visto e considerato che tra gli interessi dell’autrice spiccano quelli legati alle controculture e alla musica, specie quella dal carattere graffiante e controcorrente.


Dello stesso genere è la storia che ha raccontato nel suo romanzo.
Così come lei stessa descrive la propria opera, questo romanzo è ambientato “nell’Italia di un ipotetico presente alternativo, immagina un mondo in cui la musica pop sia il centro vitale della vita pubblica. L’intera storia recente del nostro paese è stata riscritta come in un video musicale di MTV. La televisione, su cui la generazione Y è letteralmente cresciuta, è onnipresente, soprattutto negli incubi dei protagonisti.
In linea con la narrazione “musicale” il quadro introduttivo generale è ricostruito attraverso l’espediente di un articolo pubblicato pochi anni prima dell’inizio della storia dalla protagonista del romanzo sull’immaginaria rivista musicale Rock Shock magazine. Inoltre, al posto della tradizionale suddivisione in capitoli, vengono utilizzate delle Track – ovvero le tracce, o brani, indicati di norma su un qualsiasi compact disc – le quali seguono la struttura del disco di cui si parla diffusamente nell’articolo.”
A lasciarmi leggermente perplesso è esattamente questo dialogo, non del tutto sviluppato, tra l’articolo iniziale e il resto del romanzo. Sembra quasi che l’autrice abbia incollato delle sue considerazioni in merito alla storia della musica ad una vicenda che prende il proprio corso distaccandosi dalla realtà in cui vive il lettore.
La trama, per altro piacevole a leggersi, viene infiacchita da alcuni punti morti che tendono a distogliere il lettore dal racconto principale, quasi si sentisse che l’autore è in cerca di un proprio stile narrativo e che, in questo romanzo, sperimenta al fine di mettere alla prova i suoi “muscoli letterari”.

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Il tutto ruota intorno ad una comunità denominata, per l’appunto i Dissidenti. Questi hanno scelto di contravvenire ai dettami imposti da una società fondata sull’anticonformismo e pertanto di tornare ad una vita semplice, caratterizzata dai valori tradizionali e dal lavoro manuale. In questa comunità autogestita incapperà Madena, detta Mad, che, alla ricerca di risposte intorno alla propria esistenza, terminerà il proprio girovagare nei pressi di Volterra, precisamente in un antico manicomio in rovina. Della trama non mi sento di svelarvi maggiormente dato che aggiungere anche solo un altro elemento rischierebbe di compromettere la lettura.
Il personaggio principale, la giovane Mad, viene caratterizzato bene anche se a volte eccede in alcuni comportamenti da “punk girl” rischiando di cadere nella caricatura grottesca di un cliché oramai instaurato nella mente del lettore medio di donna rozza, self-made, ma dai risvolti teneri.  Molto curioso è il modo in cui viene sviluppato il personaggio di Syd Duncan e quello di Loki, il Funestatore, che già solo dal nome riecheggia tutta una fitta rete di rimandi all’epica norrena.
Tirando le somme del testo si evince un lavoro di piacevole lettura, specie per gli amanti del genere post-apocalittico, che dimostra una grande preparazione cultural-musicale alle spalle da parte dell’autrice a dispetto di qualche caduta di tensione ogni tanto.

Mendes Biondo
(Giornalista)

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