Speciale Trono di Spade: Joffrey, Baelish e il problema del Male

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Il male assume le più svariate forme in ogni storia che si racconta; può esserci quello di Sauron o quello della Strega di Narnia, può essere impersonificato in un personaggio mortale o essere lasciato distaccato da tutto ciò che è umano imbrogliandolo nelle fattezze di una divinità.

Nel caso del Trono di Spade, il concetto di Male in sé, inteso come idea platonica, diventa molto labile. Esso può e deve essere considerato in funzione di altro, esso si trova sempre in situazione. La decisione di Walder Frey ricalca necessità politiche tanto quanto il desiderio di uccidere il proprio fratello da parte di Stannis Baratheon è comprensibile ai fini del raggiungimento del trono. Persino l’innocente, all’apparenza, ragazzino che uccide Ygritte non compie tale gesto in funzione d’altro se non che la vendetta. Il male che viene da questi personaggi e che ne caratterizza l’azione si dimostra essere, a torto o a ragione, motivato da cause esterne a loro.

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Ma esistono due personaggi, vicini dal punto di vista fisico quanto distanti dal punto di vista psicologico, che condividono una caratteristica fondamentale: essi compiono il male per il male. Non hanno altro motivo se non l’ambizione personale o la noia a spingerli nel loro agire.

Stiamo ovviamente parlando di Petyr Baelish e del fu Re Joffrey Baratheon.
Il primo, inizialmente impegnato a condurre un famoso bordello in Approdo del Re, dimostra spesso che il suo modo di intendere il male è fine a se stesso. “Io voglio tutto” dirà a Sansa Stark mentre lasciano la terra dove i Lannister hanno allungato le loro mani per andare a trovare, al fine di ottenerne grazie e potere, la zia della sciagurata secondogenita di casa Stark. Il suo desiderare tutto, la brama di qualsiasi cosa, lo rende un vorace giocatore sulla scacchiera del Trono di Spade. Egli è il desiderio senza limiti, un libertino che sembra partorito dalla penna di De Sade, un servus callidus che lentamente vuole rubare la terra da sotto i piedi a chiunque la possegga. Il male che egli mette in atto è conscio e proprio per questo assume una venatura diabolica, non pone limiti al suo desiderio, non mette barriere alla propria libertà.

Petyr-Baelish

Conscio che la sua amata Catelyn è morta, sposta il suo desiderio su colei che pare possedere le stesse caratteristiche della madre. Baelish vuole e brama Sansa allo stesso modo di Catelyn, la vuole perché in lei si convince di riconoscere il simulacro dell’amata. Ditocorto è pronto a mentire, prima di tutto a se stesso, pur di ottenere quella sensazione di libertà e potere tanto agognata. Egli è, in ultima istanza, l’angosciato sartriano che impiega la propria malafede per mettere in atto i suoi piani vivendo così in un costante stato di malvagità.

Il secondo personaggio preso in considerazione fu tanto malvagio da morirne nel peggiore dei modi.
La torta di piccione che lo soffocò grazie al potente veleno può considerarsi la giusta allegoria del suo comportamento. Joffrey non era bisognoso di potere come Baelish ma, al contrario, ne possedeva troppo, il potere lo soffocava anche se lui credeva di poterlo gestire al meglio. Proprio questo abuso di potere generò in lui la classica noia del regnante agiato, quella stessa attitudine che fece tanta fortuna nei romanzi Romantici; il protagonista delle vicende non aveva bisogno di altro che di piccoli vizi per uccidere la propria noia e così si comporta Joffrey.

Joff

Prova piacere nel far decapitare Ned Stark di fronte alla figlia per il solo gusto di fare qualcosa di eclatante, gesto che ripeterà quando mostrerà la testa mozzata del padre a Sansa e quando si divertirà a sbeffeggiare lo zio Tyrion di fronte ai convitati del suo banchetto nuziale. Nemmeno la madre viene risparmiata dal male che si annida in Joffrey. Rischia la vita quando lo schiaffeggia poiché egli, avendo in sé il potere non teme di usarlo per punire l’affronto di quella stessa persona che lo ha messo al mondo. Quanto gioirebbe il genio di Sade leggendo e vedendo le gesta di questi due personaggi, specie per il modo in cui il Re uccise la prostituta Ros. La balestra usata da Joffrey diventa quindi una sorta di giocattolo macabro che il malcresciuto regnante usa sia come oggetto di tortura che come motivo di vanto quando, davanti ad una disgustata Maergery Tyrrell, tiene una sorta di lezione di balistica.

Fortuna ha voluto che il Male cosciente, quello desideroso e con dei fini ben precisi, abbia vinto la partita a scacchi contro il Male in-cosciente dimostrando così la mancanza di forza di quest’ultimo.

Mendes Biondo
(Giornalista)

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