Speciale Trono di Spade – La Guerra del Ghiaccio e del Fuoco

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Dopo aver sorvolato i continenti di Westeros ed Essos, dopo averne osservato i popoli, dopo aver conosciuto i personaggi più importanti che gestiscono il potere, è giunto il momento di parlare del vero motore degli eventi, che fin dal principio governa il mondo. Esso è l’eterna lotta tra il bene e il male, l’ancestrale battaglia tra la vita e la morte: questa è la guerra tra il Ghiaccio e il Fuoco.


Nessuna delle innumerevoli lotte per la corona è realmente il vero motore della storia: nessun potere temporale è così forte da decidere il destino del mondo. Il gioco di potere che ruota attorno al Trono di Spade non è che una misera cosa rispetto alle forze ancestrali che dall’inizio del tempo si contendono la signoria del mondo.

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Ciò di cui ora mi accingo a parlare non è redatto in alcun testo (se non nelle biblioteche di Asshai), ma all’Ovest è conosciuto solo attraverso leggende e racconti, ma leggende e racconti molto spesso insegnano più di molti libri di sapienza. Nel Nord ancora sopravvivono gli incubi di creature che minacciarono la vita stessa: talmente tanto tempo è passato dalla loro prima manifestazione, che la storia divenne leggenda e la leggenda divenne mito e degli Estranei si perse ogni conoscenza.
Oltre ottomila anni fa giunse in Westeros la Lunga Notte e con essa giunsero gli Estranei; l’inverno che essi portarono durò un’intera generazione e la vita rischiò di essere spazzata via dal mondo.
Oggi, come in quell’epoca di eroi, essi sono tornati e minacciano ogni forma di vita.
Chi sono? Cosa vogliono? Di chi sono i servi?
Demoni fatti di neve, ghiaccio e gelo. Il nemico antico. L’unico vero nemico.

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Dall’estremo oriente di Essos giunge il racconto di un antico conflitto tra il dio R’hollor (detto anche “Dio Rosso”) e il Grande Estraneo, l’Altro, Colui del quale non si deve nemmeno pronunciare il nome: le due divinità del Fuoco e del Ghiaccio, della Luce e delle Tenebre, della Vita e della Morte. In alcuni testi di Asshai si narra che queste due Potenze sono bloccate in un’eterna lotta per il destino del mondo: solo l’eroe Azor Ahai, campione di R’hollor, porrà fine al conflitto. Egli sorgerà brandendo la spada fiammeggiante Portatrice di Luce e, risollevando i Draghi dalla pietra, trafiggerà il nero cuore del Grande Estraneo.
Le nostre speranze in chi devono essere riposte? In Stannis Baratheon portatore della Spada di Fuoco o in Daenerys Targaryen Madre dei Draghi? Per chi dei due è sorta la Cometa Rossa che solca i cieli del mondo? Chi dei due è Azor Ahai, l’eroe promesso?
Intanto gli Estranei avanzano dal Nord e la vita fugge davanti a loro.
Nulla descrive meglio gli Estranei e il loro dio come il sogno di Brandon Stark.

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Il piccolo Bran, quando giaceva ancora nel suo letto in bilico tra la vita e la morte, in una delle visioni concessegli dal corvo con tre occhi, viaggiò con lo sguardo verso i confini del mondo. Dopo aver spaziato a Sud, a Est e ad Ovest, rivolse il suo sguardo verso il Nord. Scrutò oltre la Barriera, oltre le foreste senza fine oppresse dalla neve, oltre le coste gelate e gli immensi fiumi di ghiaccio, oltre le Terre dell’Eterno Inverno dove nulla cresce e nulla vive. Bran scrutò ancora più a nord, fino ai cieli vuoti all’estremo confine del mondo. Scrutò ancora più in là e lì lo vide: il cuore stesso dell’inverno. E allora urlò di terrore e le sue lacrime erano più dolorose di acciaio incandescente.
Essi sono i Figli del Grande Estraneo, portatori di gelo, tenebre e morte.

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Alti, magri e con la pelle bianca come la neve, gli Estranei hanno freddi occhi azzurri, brillanti come stelle. Essi sono freddi come la morte, ma morti non sono: sono un altro tipo di vita, inumana, elegante e micidiale. Indossano un’armatura cangiante che cambia riflessi a ogni passo, si adatta all’ambiente circostante e riflette le cose che ha intorno, come uno specchio d’acqua pulito e fermo. Sono terribilmente abili con le spade e le loro lame non sono di questo mondo. Le loro spade sono di ghiaccio, così fredde da mandare in frantumi qualunque oggetto tocchino. Gli Estranei, infatti, plasmano il ghiaccio in fogge inimmaginabili e da esso possono produrre sostanze nuove. Leggeri e veloci, non lasciano alcuna impronta sulla neve, perché sono tutt’uno con essa. Portatori dell’inverno, essi odiano il calore della vita e dalla morte delle loro prede sorgono morti viventi, schiavi della loro volontà, fredde imitazioni della vita con brillanti occhi azzurri. Gli eserciti di non-morti sono la loro arma più micidiale con la quale instillano il terrore nel cuore dei viventi.

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I non-morti, però, si possono fermare. I “morti che camminano”, infatti, sono animati dalla magia nera, ma essi continuano a essere fatti di carne. Contro di loro bastano l’acciaio e il fuoco. Gli Estranei, invece, sono qualcosa di diverso. Quando arrivano, si leva una bianca bruma, un’aria così gelida da strappare la carne, da trafiggere ad ogni respiro.
Non si può tagliare il freddo.
Eppure anch’essi temono il fuoco, ma non nella forma della fiamma. Sono tre le forme di fuoco per loro mortali: l’ossidiana (detta “vetro di drago” o “fuoco congelato), il fuoco dei draghi e le armi in acciaio di Valyria.
Il Fuoco contro il Ghiaccio, R’hollor contro il Grande Estraneo, la Vita contro la Morte.
Sacerdotessa del Dio Rosso è Melisandre di Asshai.

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Misteriosa e bellissima, la donna rossa (così viene anche chiamata) è la testimonianza vivente di quanto appena narrato: nella sua stessa persona Melisandre incarna la volontà di R’hollor del quale è la serva più potente. Ella rifulge del fuoco del dio e la sua magia si è fatta più potente dall’apparire dei draghi, segno che le due realtà sono profondamente legate in un unico fuoco e in un unico destino. Più vecchia di quanto appaia, si sa molto poco su di lei, anche perché la sua unica preoccupazione è testimoniare il suo dio.
Una cosa è certa: ha potere.
È lei che tenta di indirizzare la guerra verso il vero nemico, perché non c’è più tempo: il freddo cavalca la morte verso i Sette Regni.
L’inverno sta arrivando.

Giovanni Platto

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