L’anima sensuale del boudoir nelle fotografie di Faby&Carlo

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Questa settimana siamo andati ad intervistare due fotografi italiani, Fabiana e Carlo Nicora, che lavorano a Londra e che, in poco tempo, si sono creati una notevole fama imponendo un gusto più “mediterraneo” alla fotografia sia dal punto di vista della scelta degli scatti, sia dal punto di vista del rapporto tra fotografo e modella. Molto importante per loro è il fatto che colei che si mette a disposizione per essere ritratta possa riscoprire la propria bellezza interiore guadagnando così maggiore autostima e consapevolezza della propria sensualità.
Fabiana e Carlo sono marito e moglie e fanno di questa loro collaborazione un altro dei punti di forza del loro studio fotografico. Il confronto e il sostegno vicendevole fanno sì che ogni servizio sia un motivo di sperimentazione e crescita personale.
Andando a spulciare sul loro sito potrete leggere che per loro “ogni donna è bellissima esattamente così com’è, e speriamo che questo si riesca a cogliere attraverso le nostre immagini”.

Partiamo dal primo dato interessante. Voi siete una coppia (poi parleremo anche di quello) e siete italiani a Londra. Quanto ha influenzato il vostro lavoro l’essere cresciuti in un contesto culturale ed esservi spostati successivamente in un altro totalmente diverso?

Londra è stata una decisione di vita, un cambio culturale che abbiamo deciso di fare quasi dieci anni fa. Per chiunque parta dalla sua patria, c’è sempre un risvolto agrodolce: spesso cambi per necessità, ma una parte del tuo cuore rimane indietro. Rispetto ad altri fotografi, noi ci distinguiamo per il nostro stile, un pochino più ricercato. L’idea di bellezza, di fashion e stile, e il senso dell’estetica che noi cerchiamo di usare in tutti i nostri scatti, è molto più italiano che anglosassone. Il dettaglio nell’utilizzo dei colori, l’approccio molto più “personale”, che abbiamo imparato dalla nostra cultura, sono sicuramente tra le cose che abbiamo ereditato dal contesto culturale italiano.

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Il vostro studio fotografico si chiama London Boudoir. Qual è l’aspetto più difficile da curare per far si che le modelle o coloro che decidono di farsi fotografare si sentano a loro agio di fronte all’obbiettivo?

Noi diciamo sempre che la fotografia di Boudoir è al 50% psicologia e al 50% fotografia. Lavorare con donne che non sono mai state davanti ad una macchina fotografica, come la maggior parte delle nostre clienti, significa dover lavorare molto sul rapporto personale. È per questo motivo che noi non consideriamo quello che offriamo “uno scatto”, ma lo chiamiamo “un’esperienza”; investiamo molto tempo in pre-produzione per creare un rapporto con le nostre clienti, in maniera che loro comincino a capire chi siamo ancor prima del giorno dello scatto in sé. Il segreto? Capire che qualsiasi donna decida di farsi fotografare si mette in gioco, e trattare ogni persona con i guanti. Molti fotografi sono talmente impegnati a fare fotografie, che mancano completamente il lato umano, il trattare le donne per quelle che sono, facendole sentire a proprio agio. Ogni persona che fotografiamo ha un nome, una storia, un lato umano, non è un “soggetto” o una “cliente”.

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Secondo voi lo sguardo maschile e quello femminile nello scattare fotografie come si differenziano?

Noi tendiamo ad evitare generalizzazioni, perché le eccezioni sono più comuni di quanto si pensi, ma se dovessimo tracciare delle differenze, tenderemmo ad associare i fotografi maschi ad una sensualità più vicina alla sessualità, mentre le fotografe donne tendono a vedere i lati più dolci delle donne. Questi sono parametri generici, ma che anche sono supportati dal modo in cui le donne reagiscono alla presenza di un fotografo donna o di uno di sesso maschile: con le prime tendono ad entrare in contatto, con i secondi tendono a mostrare un lato più aggressivo. La verità, secondo noi, è che il mondo dei fotografi è cambiato tantissimo negli ultimi anni, lasciando spazi sempre maggiori alle donne e questo sta cambiando due cose fondamentali: la prima è che un tocco più femminile sta emergendo tra i fotografi professionisti, la seconda è che i fotografi maschi si sentono più liberi di esprimersi in maniera meno da “macho”. Noi riteniamo che le fotografe donne stiano cambiando sensibilmente il mondo della fotografia in maniera positiva.

Secondo voi qual è la parte del corpo più difficile da fotografare e perché?

Ogni donna è mondo a sé. Quello che in una donna è semplice, in un’altra può presentare difficoltà. Generalmente la parte dello stomaco è quella a cui bisogna stare più attenti. Pochissime donne, soprattutto passati i vent’anni, sono a proprio agio ad esporre la pancia, ma in realtà con un po’ d’esperienza è relativamente facile nasconderla o fotografarla in una buona luce.
Tirando le somme possiamo dire che per ogni donna c’è una parte difficile da fotografare, perché ogni donna si vede in maniera diversa. La difficoltà è quindi una difficoltà psicologica più che tecnica: capire quali sono le zone delicate agli occhi della donna che si sta fotografando e fare in modo che queste siano fotografate sotto una luce positiva.

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Come dicevamo prima, voi siete una coppia. Questo come influenza i vostri gusti in ambito di modelle o di tecniche fotografiche?

Scattare in coppia è una cosa difficile: bisogna capire e rispettare le visioni e le tempistiche dell’altro, bisogna sapere quando prendere il comando di uno scatto e quando rallentarlo. Noi siamo una coppia da diciassette anni, sposata da sei e lavoriamo ogni giorno assieme da cinque, e nonostante il nostro affiatamento ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di scattare separatamente.
Scattare assieme offre ai saggi un incredibile strumento di apprendimento. All’inizio della nostra carriera, Fabiana era bravissima nel catturare la bellezza di un corpo, mentre Carlo era specializzato nei ritratti. Fabiana riusciva a catturare dei dettagli, mentre Carlo sapeva raccontare una storia in una foto sola. Con il passare del tempo abbiamo imparato l’uno dall’altra, ci siamo scambiati i ruoli, abbiamo usato la forza dell’altro per sopperire alle nostre debolezze. Questa è una cosa che non ha prezzo.
Per quanto riguarda i gusti per le modelle, cerchiamo di non fermarci su quello che ci piace, ma spaziamo tra ogni tipo di corpo e personalità: dalla modella sottile ed esile di uno scatto editoriale, a quella più voluttuosa e curvacea, tra la modella più giovane e inesperta e la donna matura. Ci piace cambiare, trovare ispirazione in quello che non necessariamente troviamo attraente. Trovare la bellezza in ogni cosa che fotografiamo, in ogni donna.
Ogni donna è bella, l’importante è riuscire a renderlo nelle nostre fotografie.

Molti degli scatti che si possono vedere sul vostro sito sono in bianco e nero. Cosa significa per voi questo tipo di scatto?

Il bianco e nero ha due cose che ci attrae: rimuove le distrazioni, sottolineando quello che non necessariamente è ovvio, e non ha tempo. Diciamo sempre che se vuoi fotografare un corpo è meglio usare il colore, ma se sei interessato all’anima, il bianco e nero è la tua arma.

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Chiudiamo l’intervista con due domande che possono tornare interessanti per i nostri lettori-viaggiatori. Dove possiamo trovare le vostre opere? Quali sono le iniziative promosse dal London Boudoir Photography?

Il nostro sito web è la nostra vetrina sul mondo. Da “London Boudoir Photography” siamo migrati a Faby and Carlo (http://fabyandcarlo.com) per dare un viso a chi siamo, un nome meno freddo. Per fotografia viaggiamo il mondo, da Londra a Venezia, dagli Stati Uniti all’Australia. Londra è il nostro “hub”, di cui accettiamo il tempo inclemente per poter godere dei vantaggi di una multiculturalità molto centrale in Europa.
Per quanto riguarda le nostre iniziative più recenti, abbiamo appena lanciato la campagna #unretouchedbeauty nella quale offriamo l’esperienza di boudoir gratuita alle donne che accettano di non essere ritoccate. Per noi questo progetto ha un significato molto importante: l’essere fotografata intimamente, per una donna è molto più che fotografia. È autostima, è il poter guardare il proprio corpo in maniera più positiva. Il fotoritocco ha raggiunto possibilità così infinite che il sapere che le foto sono state manipolate limita l’autostima che le donne possono guadagnare. Noi vogliamo rimuovere le domande “ma quanto mi hanno ritoccata?” o “sono veramente io, o una versione plastica di me stessa?”.
Il produrre immagini prive di photoshop, ma semplicemente corrette nei colori e nel contrasto, è una sfida molto forte. Le donne che l’hanno accettata sanno che le loro foto sono un’affermazione, e nel vedersi reali, allora ogni grammo di autostima guadagnato rimane a lungo. Questa, per noi, è la vera anima del Boudoir.

Elena Bello
Mendes Biondo
(Giornalista)

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