50 segreti magici per dipingere di Salvador Dalì

Dalì

Chi non conosce Salvador Dalì? La sua eccentrica personalità, il suo inconfutabile narcisismo e l’aura di mondanità che ne hanno caratterizzato la vita sono gli elementi che maggiormente hanno contribuito a trasformare un grande artista, dotato di una particolare immaginazione visionaria e una fervida intelligenza creativa, in un mito vivente che non ha mai smesso di fomentare interesse e curiosità.


La visione dell’artista-genio, inimitabile, che si erge al di sopra dell’accademismo e che si auto-definisce come la personificazione del surrealismo stesso, al pari solo dei più grandi maestri, ci ha dato forse l’impressione (o meglio, l’illusione) di poter comprendere la sua persona e la sua opera al cento per cento e di poter entrare con facilità nel suo pensiero.
Dalì ci affascina ancora oggi, non solo per le sue opere artistiche, ma anche per la sua doppia natura: da un lato c’è la “morbidezza” dell’uomo insicuro, dipendente da Gala (la mitica donna che diventerà per lui un sostegno irrinunciabile e fondamentale in quanto musa, moglie e al tempo stesso, proprio per questa dipendenza, una sorta di divoratrice), un uomo che sceglie di non prendere posizioni politiche per intimo timore di sbilanciare il proprio personaggio; e dall’altro la dura scorza dell’“Avida Dollars” (ironico anagramma di “Salvador Dalì” attribuitogli da André Breton per il suo spiccato interesse per il guadagno pecuniario e il carattere commerciale delle opere che Dalì eseguì in America negli anni 40 del novecento), caratterizzato dallo stile personalissimo del suo aspetto esteriore, dal suo atteggiamento da dandy tipico del suo mostrarsi e dall’esasperato e retorico protagonismo in quanto “genio assoluto dell’arte”.
Bipolarità questa che ben si richiama alla sua “estetica morfologica del morbido e del duro”, tipica della sua ricerca pittorica.

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Con lo scopo di riscattare la pittura dalla vacuità dell’arte moderna, dal caos dell’indolenza, Salvador Dalì pubblica a New York nel 1948 un saggio intitolato 50 segreti magici per dipingere, in cui l’artista lamenta la mancanza di rigore e l’assenza di maestria, tipica dei geni del passato come Vermeer, i fratelli Van Eyck, Leonardo e Raffaello, negli artisti a lui contemporanei.

Devo dunque affermare questa verità: i pittori moderni, avendo perduto quasi totalmente la tradizione tecnica degli antichi, non sono più in grado di fare «quello che vogliono», ma solo «quel che viene».

Così, il genio catalano si assume il compito di creare «una sorta di iniziazione culinaria al mistero eleusino della pittura», al fine di condividere alcuni dei suoi segreti che apprese dalla pittura del Rinascimento e dai manuali di arte pittorica scritti a partire dal XIV secolo e che accompagnò da alcune personali “ricette” e consuetudini che molto si avvicinano a veri e propri rituali alchemici, nonché espedienti magici propiziatori. Artifici questi da seguire con il massimo rigore al fine del loro funzionamento ottimale.

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Il testo, che si apre con un prologo “chiaro e conciso”, chiarisce le convinzioni dell’artista e ne amplia l’aura di pittore prodigioso con un pizzico (se non più) di presunzione auto-celebrativa.
50 segreti magici per dipingere rivela un linguaggio creativo, in cui si possono trovare dei veri e propri neologismi tipici della concezione artistica daliniana.
Il libro può sostanzialmente essere diviso in due sezioni: nella prima si coglie un Dalì fantasioso che dialoga direttamente con il lettore/aspirante pittore guidandolo a 360 gradi, svelando man mano i suoi segreti, in tutti gli aspetti di quella che è la vita privata di un artista: dal come e quanto dormire a quali sono le simpatie e le antipatie delle cose e della loro comunione percepite dalla retina oculare del pittore, dalla vegetazione considerata propizia che l’artista deve piantare attorno alla propria casa ai periodi di astinenza e di indulgenza carnale che il pittore deve rispettare durante i periodi di idealizzazione e di realizzazione artistica.

La seconda parte si rivela essere più metodica ed è dedicata a chi davvero ha intenzione di apprendere alcuni “trucchi del mestiere”; questi segreti infatti potrebbero risultare tediosi per chi non ha dimestichezza con la pittura. Qui vi viene spiegata la tipologia e le peculiari capacità dei pennelli che un pittore dovrebbe sempre avere con sé, il come diventare grandi coloristi utilizzando soltanto due tipi di bianchi e due tipi di neri e il come ottenere e utilizzare la sezione aurea nella prospettiva. Nei capitoli dedicati ai colori, ad esempio, viene espresso con precisione e puntualità quali sono quelli che potranno essere utilizzati con fiducia in tutte le occasioni e quali invece devono essere evitati.

Noi di RAMINGO! abbiamo deciso di riportarvi alcuni frammenti del testo, svelandovi così due di quelli che a nostro parere sono i più curiosi segreti raccontati da Dalì e che con più semplicità si impongono nella memoria di chi ha letto questo libro: il segreto numero 3 di “dormicchiare con una chiave” e il segreto numero 15 della “costruzione di un aranearium”.

Il sonno più caratteristico, il più propizio per esercitare l’arte della pittura è, tra tutti i modi che sono esistiti fin dall’antichità, quello che io chiamo il «dormicchiare con una chiave»[…] questa “siesta” (così la chiameremo provvisoriamente) dovrà esser molto breve.
Non stupirti se ti dico che dormire una mezz’ora sarebbe troppo, e anche dieci minuti, per la semplice ragione che persino un solo minuto mi apparirebbe eccessivo. Sappi dunque che il tuo sonno pomeridiano deve durare meno di un minuto, meno di un quarto di minuto, dato che, come verificherai prontamente, già un semplice secondo è infinitamente troppo lungo […].
Per poter «dormire con una chiave» dovrai sederti su una sedia rigida dotata di braccioli, preferibilmente in stile spagnolo, con la testa inclinata all’indietro e appoggiata sulla fascia di cuoio della spalliera. Entrambe le tue braccia dovranno penzolare oltre i braccioli della sedia, alla quale starai appoggiato in una postura di totale abbandono. I tuoi polsi devono restar sospesi, dopo esser stati frizionati con olio di lavanda per evitare l’intorpidimento nel momento in cui si avvicina il sonno, inducendo quel formicolio che si produce quando una delle tue membra sta per addormentarsi, un formicolio che in realtà, è una contropartita, essendo le formiche fisiche un antidoto di quelle psichiche della tua temibile impazienza di dipingere.
In questa postura dovrai prendere una chiave che terrai sospesa, stringendola delicatamente tra il pollice e l’indice della mano sinistra. In terra, al di sotto della chiave, avrai posto precedentemente un piatto rovesciato. Effettuati questi preparativi, non dovrai far altro che lasciarti invadere progressivamente da un tranquillo sonno pomeridiano, nello stesso modo in cui la spirituale goccia di anisetta della tua anima sta penetrando nella zolletta di zucchero del tuo corpo. Nell’istante in cui la chiave ti cade dalle dita, puoi star certo che il rumore della sua caduta sul piatto ti sveglierà e puoi essere parimenti certo che in quell’attimo fuggente, in cui hai a malapena perso coscienza di te stesso, ti sarà del tutto bastante, non essendo necessario neppure un istante in più per rinvigorire il suo essere fisico e psichico con la giusta quantità di necessario riposo.

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La compagnia di un ragno […] si dimostrerà simpatica, lucida e crudele come sei tu, e lui ti filerà le matematiche che tu, chino sul tuo cavalletto, mostri incise nelle linee di tensione delle tue stesse ossa. […] Il miglior aranearium si costruisce con un ramo sottile di ulivo, conferendogli una forma il più possibile simile a un cerchio perfetto, e lasciando alcune foglie sulla parte esterna; sopra di loro, infatti, il ragno amerà spesso posarsi. Legherai poi questo cerchio a un supporto di pino dotato di una solida base. All’estremità del cerchio collocherai una scatola di piccole dimensioni, a forma di cubo perfetto, di legno di pino molto verde, provvista di due fori, il primo sulla parte anteriore e l’altro su uno dei due lati. Questo cubo vuoto servirà da nido per il ragno. Nella scatola, precedentemente inumidita, metterai un po’ di terra e lascerai che si asciughi bene al sole. Dato che l’ambra è molto gradita al ragno (e ancor più al pittore!), devi metterne sempre una pallina sopra il cubo, che utilizzerai per magnetizzare la punta del bastoncino con cui addestrerai il tuo ragno, per così dire, e con cui gli procurerai il suo festino di mosche, di cui devi sempre avere una buona scorta, e che potrai mettere in una tazza accanto alla pallina di ambra, anche perché tra l’ambra e le mosche esistono numerose affinità. Affinché il tuo aranearium dia buoni risultati, dovrai raggiungere il tuo scopo principale, ossia indurre il ragno prescelto a costruire la sua tela esattamente all’interno del cerchio del tuo aranearium. […] Ma non dovrai costruirne uno solo, bensì cinque, il minimo che qualsiasi studio di pittore debba contenere.

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È dunque possibile riuscire ad imitare Dalì seguendo le sue indicazioni, anche nel modo più preciso e devoto?
Assolutamente no! Dalì stesso afferma che per quanto finemente si possa dipingere nello stile daliniano, egli rimane inimitabile. Questo perché esiste un altro ingrediente fondamentale necessario, una specie di «quintessenza dell’essenziale» (e che lui sa di possedere), un mistero che verrà svelato solo a coloro che arriveranno alla lettura delle ultime righe del libro: il 50esimo segreto.

Un libro affascinante, di cui consigliamo la lettura ai curiosi, non solo agli estimatori di Dalì (per cui questo libro non potrà mancare nella vostra collezione), ma anche a coloro che dipingono o hanno intenzione di avvicinarsi all’arte e, infine, a chi vuole approfondire le proprie conoscenze sulla complessità tecnica della pittura ad olio.

Elena Bello

Salvador Dalì, 50 segreti magici per dipingere, Abscondita, pp.176, Euro 18

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