Bepart – l’applicazione per vedere la “realtà aumentata” di Milano

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Oggi RAMINGO! ha incontrato Giovanni Franchina di Bepart, una giovane impresa italiana che sta crescendo alla svelta grazie ad un progetto di realizzazione di un’applicazione per interfacce mobili. Si tratta di un programma in grado di inserire all’interno della realtà virtuale alcune installazioni di arte contemporanea che vanno così ad arricchire il patrimonio artistico urbano di Milano. A quanto ci ha raccontato si tratta di pochi mesi prima che questa applicazione trovi la propria indipendenza dal contesto museale del PAC che l’ha commissionata per l’esposizione intitolata Jing Shen.
Quelli di Bepart dopo aver vinto il bando della Fondazione Cariplo, hanno ricevuto altri riconoscimenti tra cui lo Start up for Expo di Unioncamere e Regione Lombardia e successivamente quello di Think for Social di Fondazione Vodafone Italia. I tre creativi sono in fase di ricerca e prototipazione fino a fine 2015.

Raccontami come è nata l’idea della app dedicata alla mostra al PAC.

Bepart è proprio una start up innovativa che si occupa di trasformare in spazio espositivo i luoghi pubblici, quindi l’iniziativa che c’è stata del 18 di luglio è stata proprio quella di espandere lo spazio museale all’esterno del museo quindi portare fuori dal museo le opere di sei artisti. Nel caso di questa applicazione si tratta di un’opera di Li Shurui esposta al PAC e quelle di Wang Gongxin che esponeva a Malpensa, sede distaccata della mostra. Le opere sono state installate in realtà aumentata nel Padiglione di Arte Contemporanea, nei Giardini di Porta Venezia, sul Castello Sforzesco e a Palazzo Reale

L’idea di realizzare un’applicazione come questa quando è nata?

Sono ormai più di due anni che ci lavoriamo ed è nata da noi tre soci fondatori (N.d.R.: Giovanni Franchina, Lilia Haralampieva e Joris Jaccarino) che ci conosciamo da lungo tempo e abbiamo deciso di unire le nostre esperienze. Io provengo dall’arte contemporanea, Lilia disegna grandi spettacoli, luci, palchi, scalette, mentre Joris insegna sociologia visiva in Università quindi diciamo che ci siamo uniti in questa vision di mostrare i progetti di intervento urbano prima che siano realizzati in modo tale da poterli condividere, creare un’audience e poterli utilizzare, stilizzando un po’ il progetto.

L’applicazione è già disponibile. Dove è possibile scaricarla?

Adesso l’app del PAC è scaricabile attraverso tutti i QR Code che ci sono sui banner della mostra in giro per Milano, sui cartelloni. È disponibile su Android Play Store, arriverà a breve anche su IOs, al massimo per la fine di Agosto anche se è già disponibile per IOs tramite QR Code.
Ed è scaricabile dal nostro sito (www.bepart.net) e anche da quello del PAC.

In quanto proveniente dall’arte contemporanea, quanta importanza ha per te questo progetto che ovviamente amplia e trasforma completamente il panorama urbano e permette di fare cose totalmente innovative?

Secondo me è molto importante tutto il processo che si sta sviluppando a livello di croud, a livello di condivisione, di decisioni dal basso, le decisioni da parte della cittadinanza, in questa ottica noi proponiamo un modello partecipativo di scelta dove l’utente, l’applicazione e successivamente anche del social media interagiscono con il territorio. Disegnano, immaginano, condividono da una parte, dall’altra parte è molto importante per tutti quei progetti, tutte quelle opere d’arte, ma anche public design ma allargando gli interventi creativi nello spazio urbano. È molto importante perché non hanno sbocchi, sono progetti che stanno nel cassetto, che ogni artista e ogni designer produce ma un un per mille lo realizza. Quindi tutta questa progettualità viene persa mentre questo meccanismo invece viene condivisa e rimane nel tempo anche come memoria dei luoghi. È stato riconosciuto da molti che in questo progetto c’è un forte carattere d’impatto a livello culturale e sociale. Grazie a questo progetto si crea un layer virtuale accessibile a tutti ma non solo di Milano perché noi non ci fermiamo a lavorare qui. Può essere Milano o New York o in mezzo al deserto del Sahara. A livello tecnologico per noi già oggi è la stessa cosa.

Quali sono i vostri prossimi progetti e quali si possono già segnalare?

Noi a inizio ottobre lanceremo l’applicazione Bepart senza far riferimento a nessun museo sulla quale saranno presenti molte installazioni artistiche trovabili in giro per Milano perché abbiamo lavorato su un progetto ma continueranno ad aumentare perché è un’applicazione che permette di caricare infinite immagini.

Mendes Biondo
(Giornalista)

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