L’importanza della Metafisica nell’Arte – Un Manifesto di Asa Boxer

Boxer 2015

Introduzione al Manifesto

Pubblicare un Manifesto artistico è sempre una grande responsabilità sia per colui che lo redige sia per colui che decide di accoglierlo sulla propria rivista. La necessità di sottolineare i punti fondamentali di un pensiero in poche righe taglienti o in un elenco dettagliato e completo è indicazione di un’urgenza che sorge in una parte di artisti quando si rendono conto che un determinato sistema viene a crollare, che la terra sotto i piedi non è più così sicura come sembra e che c’è bisogno di cambiare rotta.

Il Manifesto A NOTE ON THE IMPORTANCE OF METAPHYSICS TO ART nasce proprio da quest’esigenza primaria e noi di RAMINGO! non possiamo fare altro che accondiscendere con le parole di Asa Boxer appoggiando una forma di arte che ritorni a guardare all’uomo e alla donna in quanto esseri umani, in quanto persone nell’accezione ricoeriana del termine.
Occorre un ritorno alla fibra più intima dell’uomo, occorre che quest’ultimo ritorni ad essere “sanctus” nel momento in cui crea, occorre che sia ancora in grado di essere un catalizzatore di quell’energia vitale e mistica che da troppo tempo è stata vista come qualcosa di inutile se non addirittura come qualcosa di ridicolo.
Senza la metafisica, senza quell’oltre, l’uomo e l’artista rischiano di rimanere animali antropomorfi. Rischiano di non fare quel “salto nel vuoto” che ha permesso alla storia del pensiero umano di progredire con così tanta forza.

È, pertanto, con sommo piacere che ne pubblichiamo la versione in lingua originale, al fine di non corromperne il significato, affiancata ad una traduzione in italiano, così da renderne partecipi anche coloro che non conoscono la lingua inglese.

La Redazione di RAMINGO!

Introduction to the Manifesto

Publishing an artistic manifesto is always a great responsibility both for the one who writes it and for the one who publishes it. The necessity to underscore in a few sharp lines, or in a detailed and complete exposition, the fundamentals of a concept signals the urgency that arises among certain artists when they understand that a given paradigm has collapsed, that the common ground under their feet is neither as common nor as sure as it had seemed and that there’s a need to set new coordinates.

The Manifesto A NOTE ON THE IMPORTANCE OF METAPHYSICS TO ART arises precisely from this need and we can do nothing but agree with Asa Boxer’s words supporting a form of art that looks upon men and women as human beings, as true persons in the Ricoeurian sense.
Boxer calls for a more intimate form of humanity; he calls our community to the “sanctus” in the moment of artistic creation; he declares the artist is able to and must be a catalyst of that living and mystic energy that too often in history has been regarded as useless if not dismissed as entirely ridiculous.
Without metaphysics, without that “meta”, the man and the artist risk becoming mere anthropomorphic animals. They risk being incapable of making that “leap into mystery” that fires the history of thought with inspired force.
It is with great pleasure that we publish this manifesto both in the original language and in translation.

The RAMINGO! Staff

Introduzione al Manifesto  (Asa Boxer)

Sembra come se uno Zeitgeist mondano si sia impossessato della cultura poetica in lingua inglese (almeno laddove la poesia lirica è presa in considerazione). I cosiddetti casi letterari e le nuove voci hanno asserito di una credenza che la poesia sia senza valore per la società. Certo, Platone attribuisce la stessa opinione alla sua repubblica inumana e cerebralmente perfetta (e io spero sinceramente indesiderabile). La nozione che sia un’anima o una psiche, o in qualunque modo tu la voglia chiamare, l’organo creativo che rende possibile l’intuizione umana, la compassione e l’amore è attualmente fuori moda. Non voglio dire che questo stato di cose è in ogni modo nuovo. Questa guerra tra i creatori e i codificatori è infuriata per tutta la storia. La mistica introduce le idee metafisiche ad una comunità ricettiva e i codificatori costruiscono teologie opprimenti, istituendo rituali attorno a loro. Queste religioni si ossificano attraverso poche generazioni e l’energia creativa si dissipa, lasciando un guscio nel quale il rituale diventa routine, e gli sviluppi del pensiero e la scoperta rendono la teologia intellettualmente insoddisfacente; o peggio, i dogmi bloccano ogni abilità di apprezzare nuove rivelazioni.
L’attuale teologia secolare è difficile da percepire perché l’ideologia del XXI° secolo definisce sé stessa in opposizione alla religione. E io ho pienamente capito che alcuni lettori potrebbero esigere un chiarimento a questo punto. Io non sono uno pseudo-artista anti-scienza, lungi da me esserlo. Sto semplicemente sperando di indicare come facilmente gli individui dal pensiero scientifico possono scivolare all’interno dello stesso schema autodistruttivo come i pensatori religiosi. C’è un’irresistibile tentazione psicologica di risolvere le cose, di venirsene fuori con la propria dolce piccola risposta ad ogni cosa. In qualche modo, ciascuno di noi si comporta così, e io sospetto che questo abbia qualcosa a che fare con il modo in cui le nostre menti richiedono un senso di ordine per respingere i vari stress che ci opprimono in ogni momento. E questa è precisamente la posta in gioco: quale tipo di ordine noi portiamo al mondo. Se la professione di scrittore è morta, il proposito suggestiona e solleva un’inquietudine, come un gruppo comune di pensieri correnti hanno fatto, l’unico ordine comunque sono le fantasie di una mente disinteressata. Questa è esattamente la definizione di filisteismo, ad eccezione dei nostri giorni questo è filisteismo.
Ho forgiato i due paragrafi che seguono come una sorta di protezione dal vento, se volete, per proteggere la fiamma delicata che io adesso devo portare attraverso il colpo del guanto di sfida del vento di rapina che la sferza, proveniente dalle masse travolgenti di scrittori intellettualmente poveri e senza cuore che ora stanno dominando il mondo della poesia. Un amico ha sottolineato che i due paragrafi sottostanti costituiscono un manifesto. Se questo è vero, è stato un caso fortuito. Ho percepito uno sbilanciamento nell’universo e ho semplicemente scritto ciò che ho fatto al fine di ristabilire un po’ di personale senso dell’equilibrio. So che ci sono degli altri là fuori che sentono ciò che sento io, e spero che il mio piccolo contributo aiuti a mantenere la brace dei loro spiriti ardente durante questa notte buia dell’anima collettiva. Se questo è un manifesto, nessuno ha l’obbligo di firmarlo. Coloro che lo trovano incoraggiante non necessitano di sottoscriverlo in alcun modo, perché nessun contatto mondano può propriamente rivolgersi alla relazione dell’artista con il mondo.

Asa Boxer

Introduction to the Manifesto (Asa Boxer)

It feels as though a zeitgeist of the mundane has gotten hold of English language poetry culture (at least where lyric poetry is concerned). So-called gatekeepers and new voices have been asserting a belief that poetry is valueless to society. Of course, Plato ascribes the same belief to his inhuman and cerebrally perfect (and I hope clearly undesirable) republic. The notion that it is a soul or psyche, or whatever you want to call the creative organ that makes human insight, compassion and love possible is currently unfashionable. I don’t mean to imply that this state of affairs is in any way new. This war between creators and codifiers has been raging throughout history. Mystics introduce metaphysical ideas to a receptive community and codifiers build oppressive theologies, instituting rituals around them. These religions ossify within a few generations and the creative energy dissipates, leaving a husk in which ritual becomes routine, and developments in thought and discovery render the theology intellectually unsatisfying; or worse, the dogmas block any ability to appreciate new revelations.
The current secular theology is difficult to perceive because twenty-first century ideology defines itself in opposition to religion. I fully understand that some readers might require a trigger-tag here. I’m not a science-hating artsy-fartiste, far from it. I’m simply hoping to indicate how easily science-minded individuals can slip into the same self-destructive patterns as religious thinkers. There is an irresistible psychological temptation to explain things away, to come up with one’s own sweet little answer to everything. Each of us does this to some extent, and I suspect it has something to do with how our minds require a sense of order to ward off the various stresses bearing down upon us at any given time. And this is precisely what’s at stake: what kind of order we bring to the world. If authorship is dead, intention moot and influence an anxiety, as a common group of current beliefs would have it, the only order is whatever a disinterested mind fancies. This is the very definition of philistinism, except nowadays it is institutionalised philistinism.
I forged the two paragraphs below as a kind of wind guard, if you will, to shield the delicate flame I must now carry through the buffeting gauntlet of windbaggery emanating from the overwhelming mass of intellectually destitute and heartless writers now dominating the poetry world. A friend has pointed out that the two paragraphs below constitute a manifesto. If this is true, it was a happy accident. I felt an imbalance in the universe and I wrote what I did simply to restore some sense of personal equilibrium. I know there are others out there who feel as I do, and I hope my small contribution helps keep the embers of their spirits aglow during this dark night of the collective soul. If it is a manifesto, no one need sign it. Those who find it heartening need not subscribe in any such manner, for no mundane contract can properly address an artist’s relationship with the world.

Asa Boxer

UNA NOTA SULL’IMPORTANZA DELLA METAFISICA NELL’ARTE
(in risposta al chiacchiericcio riguardo l’inutilità dell’arte)

L’arte è sempre essenzialmente metafisica – un’impronta dell’universo in azione come mediato dall’apparato sensoriale umano. Uno potrebbe ugualmente chiamare l’arte “una comunicazione” (con enfasi sulla radice “comun-”, ivi incorporata). Gli Ebrei chiamavano la loro metafisica Kabbalah – qualcosa di ricevuto, ispirato, canalizzato. Una metafisica alla base di tutta la grande arte perché tutta la grande arte ha allo stesso tempo sia significati superficiali che significati impliciti. L’arte ci insegna a leggere il Logos del mondo naturale, i typoi e i miti del mondo psichico, e le semiotiche del mondo sociale; e questi mondi, a loro volta, danno forma all’arte. Questo reciproco feedback scintilla come i filamenti di plasma nel flusso tra gli elettrodi, come la Scala di Giacobbe, o come un Albero della Vita. Questo è il misticismo dell’artista, la relazione sciamanica al mondo. Auto-riflessiva e mimetica, l’arte realizza il lavoro del mistico, che è di dare forma all’informe e di essere una sensibilità attraverso cui il sempre-crescente cosmo comprende sé stesso.

Ignorare o abbandonare la metafisica in arte, quindi, è tagliare fuori l’arte dal proprio sistema nervoso, come è successo. Senza una metafisica un’intera visione e senso dell’essere cade nel caos, nel caso, nell’apatia e nel nichilismo – il tono predominante della nostra attuale scena artistica (in particolar modo nelle arti visuali e linguistiche). Voltando la propria schiena alla metafisica, l’arte diventa narcisistica e inutile all’anima umana alla quale ciò nega l’esistenza, ma che ha la potenzialità (e responsabilità!) di reinventare e sostenere.

Asa Boxer

A NOTE ON THE IMPORTANCE OF METAPHYSICS TO ART
(in response to some chatter about the uselessness of art)

Art is essentially always metaphysics–an imprint of the universe in action as mediated by the human sensory apparatus. One might equally call art ‘a communication’ (with emphasis on the verb, ‘commune’ embedded therein). The Jews called their metaphysics Kabbalah–something received, inspired, channeled. A metaphysics underpins all great art because all great art has at once both surface meanings and implied meanings. Art teaches us to read the Logos of the natural world, the typoi and mythoi of the psychic world, and the semiotics of the social world; and these worlds, in turn, inform art. This mutual feedback flashes like plasma filaments in flux between electrodes, like a Jacob’s Ladder, or a tree of life. This is the artist’s mystical, shamanistic relationship to the world. Self-reflexive and mimetic, art achieves the work of the mystic, which is to give form to the formless and to be a sensibility through which the ever-growing cosmos apprehends itself.

To ignore or abandon the metaphysical in art, then, is to cut art off from its nervous system, as it were. Without a metaphysics one’s entire vision and sense of being falls to chaos, chance, apathy and nihilism–the predominant tone of our current art scene (particularly in the visual and linguistic arts). Turning its back on metaphysics, art becomes narcissistic and useless to the human soul to which it denies existence, but which it has the potential (and responsibility!) to reinvent and sustain.

Asa Boxer

Nota sull’autore

La poesia di Asa Boxer ha ottenuto diversi riconoscimenti letterari ed è stata inclusa in svariate antologie, riviste e giornali letterari in giro per il mondo. I suoi libri sono The Mechanical Bird (Signal, 2007), Skullduggery (Signal, 2011) e Friar Biard’s Primer to the New World (Frog Hollow Press, 2013). Boxer è anche il fondatore e l’organizzatore del Montreal International Poetry Prize.

About the author

Asa Boxer’s poetry has garnered several literary awards and is included in various anthologies, magazines and literary journals around the world. His books are The Mechanical Bird (Signal, 2007), Skullduggery (Signal, 2011) and Friar Biard’s Primer to the New World (Frog Hollow Press, 2013). Boxer is also founder and manager of the Montreal International Poetry Prize.

Traduzioni dall’inglese di Elena Bello e Mendes Biondo

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