Intervista a Linda Lercari, vincitrice del 56° Premio Letterario San Domenichino

kendo Linda I Kiu

Linda Lercari, pseudonimo della scrittrice Linda Bartalucci, ha da poco portato a casa un prestigioso premio letterario, il “San Domenichino”, che è giunto quest’anno a festeggiare la 56a edizione. Grazie all’esperienza nel premiare autori che si prodigano tanto nella prosa quanto nella poesia, può essere considerato a buon diritto un punto di riferimento per coloro che si vogliono mettere alla prova con le proprie capacità autoriali.
La scrittrice e poetessa di origini liguri, trapiantata successivamente in quel della provincia pistoiese, oltre a renderci partecipi delle sue opere su LETTERA32, ha voluto condividere con noi anche la gioia derivata dalla vittoria rilasciandoci un’intervista in esclusiva.

Cosa significa per te vincere un premio letterario che vanta più di cinquant’anni di attività?

Ho partecipato al San Domenichino proprio in virtù della sua solida storia. Un premio così longevo è sinonimo di serietà e professionalità. I testi vengono valutati in forma anonima garantendo la massima imparzialità. La soddisfazione è stata grande soprattutto in quanto il racconto è frutto di alcune esperienze non direttamente personali, ma che mi hanno toccata da vicino. Il tema dell’amore crudele ritorna spesso nei miei progetti di scrittura e il riscontro positivo di giudici con tanta esperienza rende questo riconoscimento particolarmente apprezzato.

Secondo te qual è l’importanza di un riconoscimento a livello letterario?

Il “mestiere” di scrivere è particolarmente duro. Soprattutto al giorno d’oggi in cui è stato scritto praticamente tutto. Essere originali è difficile, avere un messaggio interessante da trasmettere è un compito veramente arduo. Nel vasto mare degli scrittori talentuosi un riconoscimento è una sorta di faro luminoso che indica la via e dona il coraggio necessario a continuare il proprio percorso. Il motore primario dello scrittore è la passione che non deve affievolirsi mai. Ottenere dei premi, non necessariamente nei primi posti, rafforza e sprona là dove, a volte, le forze vengono a mancare. Partecipare ai concorsi è utile perché “ci si mette in gioco” subendo il giudizio di estranei. Penso che i concorsi migliori siano quelli che inviano un giudizio a ogni partecipante anche in caso di sconfitta al fine di migliorare lo stile. Ovviamente un premio prestigioso comporta molta “visibilità” – mi si scusi questo termine tanto di moda oggigiorno – per l’autore che deve farne tesoro e spronarsi per creare testi di livello superiore.

Foto di Furio Detti

Foto di Furio Detti

Sei una scrittrice che, mutuando un termine dalla psicanalisi, potremmo definire “polimorfa”. Nonostante ciò in quale genere ti senti maggiormente a tuo agio ora e perché?

Ho qualche difficoltà a dichiarare un genere preciso in quanto ho alcuni temi che ricorrono costantemente e nei quali i miei personaggi si trovano coinvolti. Che si tratti di un racconto di ambientazione horror, un testo fantascientifico o di genere drammatico gli elementi irrinunciabili saranno sempre il male di vivere, la crudeltà dell’amore, la meschinità, l’ipocrisia. Su quest’ultimo argomento ho alcuni progetti che ho denominato “maschera e volto” prendendo spunto da uno dei primi concorsi letterari ai quali ho partecipato: il Modello Pirandello del Kiwanis Club di Agrigento. Sono rimasta particolarmente affascinata dall’autore siciliano al quale devo molto.

Oltre alla narrativa anche tanta poesia. Secondo te qual è il valore della poesia per una società abituata alla “letteratura” del tweet e del post?

Vorrei evitare il solito “sermone” che condanna esclusivamente i lettori. Ritengo che anche l’eccessiva offerta di testi di qualità scadente condanni il genere. Non ho timore nell’ammettere che ho avuto sempre difficoltà con la poesia in quanto non ero soddisfatta dei componimenti che producevo. Mi rendevo conto a fatica di quale fosse il problema principale ovvero la carenza tecnica. Scrivere poesia è veramente difficile: si devono combinare armoniosamente ispirazione, tematica e musicalità. La conoscenza degli strumenti poetici è complessa e richiede studio approfondito e tanto esercizio. La società del “tweet” è formata da persone che affrontano la lettura come un ostacolo noioso ed evitabile e persone che scrivono senza basi sufficienti. Per scrivere bene è necessario leggere molto. E’ una specie di “cane che si morde la coda” che non aprirà facilmente le fauci disbrogliandosi sino a che non si ammetterà con onestà che siamo tutti coinvolti. La poesia è un valore prezioso che dobbiamo riscoprire e conservare gelosamente perché permetterà di riabituarci a leggere assaporando ogni riga, ogni verso, risvegliando i sensi e permettendoci di abbandonare questa bulimia di messaggi frenetici e compulsivi.

12A

Ora puoi tirare un po’ fiato e guardare a prossimi progetti. Ti va di raccontarci qualcosa sulle tue idee future?

Ho appena terminato di scrivere un romanzo storico al quale porre la parola “fine” mi ha lasciata con un senso di vertigine. Vorrei prendere una piccola pausa per dedicarmi maggiormente al kendo, l’arte marziale della Via della Spada. Successivamente il desiderio è di riprendere il progetto delle “Poesie d’osservazione” per pulire lo stile e aggiungere nuovi componimenti che ho elaborato negli anni precedenti. Mi rendo conto di avere troppe idee, troppi progetti che vorrei realizzare. Ogni tanto, invece, è bene concedersi un tè e leggere un buon libro… Magari con un gatto acciambellato sulle ginocchia.

Mendes Biondo
(Giornalista)

2 pensieri su “Intervista a Linda Lercari, vincitrice del 56° Premio Letterario San Domenichino

  1. Furio Detti ha detto:

    Come il serpente ho un fuoco
    di brina antica e rune disegnate
    nelle loriche, posso solo spingere
    col capo ottuso e duro
    spingere su, su lungo il fusto
    dei giorni, evitando gli angeli
    che attraversano l’Eden
    orfano dei primi. Il male primigenio
    è anche il primo a creare!
    Non credere a un dio di greggi:
    il poliforme Dioniso fanciullo
    c’era da prima e a me pertiene
    la bruttura del mostro germinato
    dalle uova rotte del cielo
    e della notte vasta e gorgogliante
    più donna delle vergini, più madre.
    Tutti le amate – è vero – mentre pestano
    con celesti calcagni la mia stirpe
    ma il veleno di Teti
    rifiutata è mio
    e ci fabbrico eroi: per burla
    poi
    li guardo massacrare
    – spalle, calcagni, capelli –
    i punti deboli semino con gioia
    nei campi elisi dell’invulnerabile.

    A Linda Lercari
    e complimenti per l’intervista.

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