Underground d’autore – Quattro chiacchiere con Sara Zelda

10542686_10152467300497663_2200261785799634490_o

Sara Zelda abbiamo imparato a conoscerla diverso tempo fa grazie alla sua prima opera letteraria intitolata i Dissidenti, dopodiché abbiamo letto i suoi articoli su RAMINGO! dedicati a Katherine Mansfield, all’underground newyorkese e alla figura dell’eroina nella letteratura contemporanea. Pochi mesi fa ci ha resi partecipi della sua seconda prova alla macchina da scrivere intitolata Nichi arriva con il buio.
Ora ci concede un’intervista che racconta l’altra parte della barricata, quella che era rimasta celata ai nostri lettori e che ora si è resa disponibile.

Con I Dissidenti ti sei cimentata con il problema dell’emarginazione sociale. Quali sono stati i risvolti che maggiormente ti hanno soddisfatto nello scrivere questo romanzo?

La soddisfazione maggiore si è data in verità dopo la pubblicazione, in modo totalmente inaspettato. Durante la presentazione ufficiale del romanzo a Volterra, in occasione del festival Mistery & Fantasy – comics and games, sono stata piacevolmente sorpresa dal grande interesse che il mio libro ha suscitato. Moltissimi volterrani si sono raccolti attorno al mio banco ansiosi di scoprire chi fossi e desiderosi di raccontarmi la loro versione di una storia condivisa, l’incredibile vicenda di un manicomio che era come una città e di una città scordata sopra un colle, costretta a chiudersi in se stessa, eppure aperta alla diversità, alla bizzarria, alla condivisione della quotidianità con le realtà alternative della malattia mentale. Da questa esperienza è nata una preziosa collaborazione con l’associazione onlus Inclusione, Graffio e Parola che si occupa della salvaguardia del patrimonio artistico e culturale del vecchio manicomio, dalla quale spero di riuscire a trarre presto un nuovo libro.

Cover_I_150dpi

I Dissidenti ti hanno portata a scoprire alcuni lati nascosti di Volterra, Nichi ti ha fatto fare un salto indietro nel tempo ai periodi della tua gioventù. Come ti rapporti con le tue radici culturali? Credi che siano un peso oppure una ricchezza?

Indubbiamente sono una grande ricchezza. Non avrei mai scritto nulla se non avessi trovato la strada per aprire la mia mente alle infinite suggestioni del patrimonio archetipico. Le mie radici culturali sono i veri protagonisti di ogni racconto che abbia creato e i personaggi sono ideati con l’unico scopo di veicolarle, di conferire loro una forma fisica adatta a strutturare le vicende di un romanzo. In effetti, lo sviluppo finale di questo concetto parrebbe essere un romanzo privo di creature materiali e interamente ambientato dentro al mondo delle idee, della coscienza collettiva. Si dice che un simile esperimento sia già stato condotto da James Joyce con il suo Ulisse, ma il fatto che la lettura di quel romanzo sia tanto faticosa per i più mi suggerisce che ci sia ancora qualcosa di intentato.

In Nichi arriva con il buio molto spesso la narrazione è talmente particolareggiata e credibile da sembrare un romanzo autobiografico. Quanto ti pesa il sapere che il lettore potrebbe pensare a quel romanzo come la storia della tua giovinezza?

Sinceramente? Meno di zero. Sono e voglio essere quel tipo di scrittore che mette molto di se stesso nelle sue opere: soltanto in questo modo si può pensare di riuscire a stabilire un rapporto il più possibile autentico con il lettore. In effetti, Nichi arriva con il buio potrebbe essere un racconto autobiografico. Non ho paura a rivelare aspetti scomodi del mio vissuto emotivo perché è quello che mi ha reso umana. Inoltre, come ha scritto David Lynch nel suo Catching the Big Fish: Meditation, Consciousness and Creativity (lo rievoco a memoria, non sono andata a ricercare le precise parole), se gli artisti si ponessero il problema di quello che può pensare la gente non creerebbero mai nulla. Si tratta, insomma, di porsi la proverbiale mano sul cuore e seguire il richiamo delle proprie priorità. Nel mio caso la direzione era scontata. Non ho mai scelto questo mestiere, è lui che ha scelto me.

copertina_alta_w1875

Sei un’autrice che ama definirsi “underground.” Questo ha a che fare con la scelta di pubblicare senza l’ausilio di una casa editrice?

La ragione per cui ho scelto di definirmi underground sta prima di tutto nel mio approccio “controculturale”: in questo senso l’auto-pubblicazione è stata più una conseguenza naturale che una causa di qualcosa. In qualità di autore non ho alcun interesse a prendere le parti della storiografia ufficiale, né a inserirmi nel contesto culturale dominante. Non sono un filosofo né un antropologo e, benché abbia cominciato l’università per ben tre volte, non mi sono mai neppure laureata. Lascio che a occuparsi di nutrire e perpetuare la letteratura di stampo accademico siano persone più competenti di me. Il mio bagaglio culturale consta perlopiù di letture solitarie, estremamente variegate, e di esperienza. È questo che rifletto nei miei scritti. La mia raccolta Cronache dalla fine del mondo è l’esempio più chiaro e lampante di quello che intendo con “fare ricerca sul campo”, là dove il campo non è che l’animo umano. Quello che mi preme è dare voce alla gente comune e ai suoi punti di vista, con tutte le contraddizioni e gli errori del caso. In Nichi arriva con il buio, per esempio, la mia protagonista è convinta che Dal Big Bang ai buchi neri sia stato scritto da Isaac Asimov, mentre in realtà la paternità del libro appartiene a Stephen Hawking. Quando un collega mi ha fatto notare la svista ho subito pensato di correggerla, ma poi ho preferito lasciarla come stava. È uno di quegli errori che non compromettono il senso dell’opera ma rendono più umani, e quindi reali, i suoi personaggi. Per rendere giustizia a Stephen Hawking penso che aggiungerò una nota di appendice nella prossima edizione.

Tornando al self publishing, ti va di raccontarci qualcosa di questa esperienza? Quali sono state le gioie e le delusioni che ti ha dato questa scelta?

Come ho anticipato, l’auto-pubblicazione mi è sembrata inizialmente la strada più consona alla diffusione dei miei contenuti, e in certo senso questo è vero. Il risvolto migliore di questa esperienza è il riuscire a intrattenere un rapporto diretto con tutti i lettori, ricevendo da essi quanto e forse più di quel che hai dato loro coi tuoi scritti. Come nell’ambito di un concerto di una piccola band di provincia è possibile sentire il calore di ogni spettatore, così la diffusione limitata del self-publishing (e i grandi pregiudizi che ancora vi aleggiano attorno) rende possibile focalizzarsi su ciò che il circuito mainstream finisce col disperdere. Purtroppo però si tratta di una realtà un po’ troppo trafficata, all’interno della quale un autore rischia di cristallizzarsi nell’eterna condizione di emergente. Potrà sembrare un paragone fuori luogo ma ogni volta che penso a noi autori auto-pubblicati mi viene in mente uno sciame di spermatozoi in corsa che lottano per conquistare l’uovo, e alla fine solo uno su un milione ce la fa. Per questo motivo, dopo un iniziale atteggiamento di fiera chiusura, questa estate ho iniziato a inviare i miei lavori alle principali case editrici italiane, da cui spero fortemente di ricevere risposte. Questo non significa che io intenda rinnegare o declassare l’ambiente indipendente, ma arriva un momento nella vita di ogni genitore in cui occorre anteporre ai propri ideali ciò che è meglio per il figlio. E sarebbe sciocco pensare di aver scritto un libro per poi impedirgli di venire letto.

10604497_10152618680187663_61045221137668146_o

Un’ultima domanda che rivolgo sempre a tutti i nostri intervistati. So che hai dei progetti che scalpitano per venire a galla e che stai già lavorando ad un nuovo romanzo. Possiamo avere un’anteprima?

Grazie al cielo (e a mio marito, che me lo consente) sono entrata all’interno di un flusso creativo imponente, come non mi accadeva da quasi dieci anni, quando ho iniziato a lavorare a I Dissidenti. Questo significa che il mio cervello è una fucina di idee e mi auguro che in mezzo al ribollire almeno una di queste riuscirà ad acquisire una forma. Ho già parlato del progetto relativo al manicomio di Volterra ma accanto a questo ce ne sono già altri, come quello di un racconto biografico su commissione: una sfida interessante, perché mi consentirà di vestire la pelle di un’altra persona, e al tempo stesso difficile e rischiosa, soprattutto per una mente insofferente alle strutture preconfezionate come è la mia. E sì, c’è anche un progetto per un nuovo romanzo “underground” per il quale ho già un titolo, un’ossatura e una trama parziale. Non posso dire molto altro perché io stessa non ho ancora idea di dove esattamente andrà a parare, ma sarà sostanzialmente una “storia di storie.” Credo che userò il metodo Lynch, qualcosa del tipo “apri la mente e vedi quello che ci entra.”

Mendes Biondo
(Giornalista)

I romanzi sono acquistabili ai seguenti link:

I Dissidenti http://www.amazon.it/I-Dissidenti-Sara-Zelda-Mazzini-ebook/dp/B00PHXNKZC

Nichi arriva con il buio http://www.amazon.it/Nichi-arriva-con-il-buio-ebook/dp/B00ZYYN48C/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1441461141&sr=1-1

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...