Un Hermann Hesse “Fiabesco”: Iris

Copertina

A qualcuno di voi è mai capitato di mettere piede nella libreria “Acqua Alta” a Venezia?
Entri e ti trovi letteralmente sommerso dai libri. Libri ovunque. Scaffali zeppi di libri, così come banconi, mensole, tavolini, persino gondole! C’è una gondola a grandezza naturale, piazzata al centro di questa stupefacente libreria, traboccante di libri. (Dimenticavo i gatti… Gattoni pigrissimi e paffuti che sonnecchiano in ogni dove).
Faccio capolino da una vecchia porta in legno che si affaccia su uno dei grossi rivoli d’acqua della laguna che passa per quella Calle e, ad un palmo di mano dai miei occhi, lì, su un grande mensolone, leggo “Leggende e fiabe. Hesse”.

[…] Ciascuna apparizione sulla terra è una allegoria. E ciascuna allegoria una porta spalancata attraverso la quale l’anima quando sia pronta a farlo, può penetrare nell’Intimo del mondo, dove tu e io, giorno e notte, siamo tutt’uno. […] A ognuno balena il pensiero che tutto il visibile sia una similitudine e che sotto la similitudine abitino lo spirito e la vita eterna. (Iris, H. Hesse)

Avevo aperto una pagina a caso in quel momento, a cui seguirono presto poi tutte le altre, in un crescendo di fascinosa meraviglia.

Anselm, protagonista di questa deliziosa fiaba dal titolo “Iris”, pregna della più bella filosofia estetica, diventa emblema della stragrande maggioranza di noi adulti. Anselm ha dimenticato quanto caro fosse per lui, da bambino, quell’iris azzurro che sbocciava ogni anno nel giardino della madre e, che più di ogni altro fiore, attirava sempre la sua ingenua e preziosa curiosità infantile.
Anselm aveva dimenticato cosa significasse affondare lo sguardo nel calice di quel fiore e sognare di percorrere quel sentiero lucente che conduce alla sua intimità più profonda, disvelandone ogni segreto, toccandone l’anima.

Se solo fosse riuscito a riafferrare quel “qualcosa”, quella sensazione, più sottile, fugace e incorporea di un pensiero, più impalpabile di un sogno notturno, allora Anselm, quando già più d’una ruga aveva iniziato a solcare il proprio viso, forse sarebbe stato maturo abbastanza per ricambiare l’amore di quella donna, Iris.
Era lì, in quel suo sogno infantile, ciò che cercava. Lì, stava l’essenza che non è più immagine. Lì, l’anima si affaccia “oltre la soglia” in cui ciò che appare diviene enigma, e il vedere si trasforma in intuire.

Laura Montuoro

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