Considerazioni sulla poesia di Asa Boxer

Boxer 2015

Asa Boxer, poeta e fondatore del Montreal International Poetry Prize, abbiamo imparato a conoscerlo grazie ad un’intervista rilasciata alcuni mesi fa, in occasione dell’edizione 2015 del premio, e successivamente abbiamo letto il suo manifesto dedicato all’importanza della metafisica in arte. Ora ci ha inviato altri scritti che permettano di approfondire l’argomento poesia e creazione poetica tenendo a mente alcune sue caratteristiche fondamentali. Come per il manifesto, anche queste considerazioni verranno pubblicate bilingue al fine di garantire a tutti la comprensione e la lettura del testo originale.

Mendes Biondo
(Giornalista)

RESISTERE ALLA POETICA INDUSTRIALIZZATA
In un mondo perfetto, i poeti di tutti i colori dovrebbero resistere all’industrializzazione del linguaggio che usano per discutere di poesia – “poetica”, come la chiamiamo. Ho visto fin troppi casi di ritardo dove il vocabolario che abbiamo usato per discutere dell’arte è spogliato da ogni senso da parte di qualcuno che non ha mai utilizzato lo stesso lessico prima d’ora, e peggio, è derubato di ogni significato più profondo oltre alle noiose matrici politiche di studi culturali, semiotici e guerre di genere sessuale. Questa necrosi linguistica affligge un’intera prospettiva sulla vita, l’amore e l’arte. Sembra che abbiamo bisogno di ricordare da dove venga la poesia e da che parte dello spirito essa fluisca e che cosa nutra dell’anima.

RESISTING CORPORATE POETICS
In a perfect world, poets of all stripes would resist the corporatisation of the language they use to discuss poetry–“poetics,” as we call it. I’ve seen too many instances of late where the vocabulary we’ve been using to discuss art is stripped of all sense of anyone ever having plied the same lexis ever before, and worse, it’s robbed of any deeper significance beyond the boring political matrices of cultural studies, semiotics and the gender wars. This linguistic necrosis affects one’s entire perspective on life, love and art. It feels like we need a reminder of where poetry comes from and what part of the spirit it fuels and what of the psyche it nourishes.

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POTERE
Quando avevo solo quattro anni mia madre mi raccontò la storia di Re Salomone e di come egli abbia scelto fin da giovane di inseguire la saggezza sopra la ricchezza, e di come, come risultato, abbia ottenuto comunque ricchezza. Questa storia parlò al mio cuore e divenne la mia pietra miliare della mia relazione con il mondo. Questo è il potere della letteratura: di trasportare un pensiero che si colloca nella tua mente e forma (forse cambia anche il corso del) tuo DNA psichico. Considerate il racconto che Erodoto fa di Creso, Re della Lidia, che, quando viene catturato dal re persiano, Ciro, e messo sulla pira, aspettando la morte imminente, lamentava il proprio miserabile stato, chiamando, “Solone. Oh, Solone!” Sentendo Creso che invocava in quel modo, Ciro si informò del significato di quelle grida, e dopo alcune insistenze, Creso finalmente raccontò loro la storia di come Solone di Atene, il rinomato filosofo, sia giunto da lui al culmine della sua tirannide e abbia disprezzato le sue proprietà, dichiarando che l’uomo felice, indistintamente dalle proprie condizioni materiali, era da considerarsi colui che visse per vedere la propria progenie fiorire e che morì con dignità ed onore. Poco tempo dopo questo incontro spiazzante, Creso perse suo figlio. E ora stava per morire in disgrazia. Sembrava che Solone avesse previsto tutto ciò, e che fu questo il motivo per cui egli chiamò il nome di Solone nei sui ultimi istanti. Riconoscendo attraverso questa storia la loro comune umanità e specialmente la propria vulnerabilità, Ciro risparmiò la vita a Creso e lo nominò suo consigliere personale. Questo è l’incredibile potere del raccontare storie. Ciò che le armate di Creso non poterono ottenere, lo ottenne la sua storia: una storia commovente sottomise il conquistatore. Quando considero il potere di uno scrittore, questi sono i tipi di esempi che mi vengono in mente.

POWER
When I was still only four-years-old my mother told me the story of King Solomon and how he had chosen at a young age the pursuit of wisdom over wealth, and how, as a result, he gained wealth too. This story spoke to my character and became the cornerstone of my relationship with the world. This is the power of literature: to deliver a thought that lodges in your brain and shapes (possibly even changing the course of) your psychic DNA. Consider Herodotus’s tale of Croesus, King of Lydia, who, when captured by the Persian king, Cyrus, and set upon the pyre, awaiting imminent death, bewailed his miserable state, calling, “Solon. O, Solon!” Hearing Croesus calling out as he did, Cyrus enquired into the meaning of his shouts, and after some insisting, Croesus finally told them the story of how Solon of Athens, the renowned philosopher, had come to him at the peak of his tyranny and scorned his prosperity, declaring that the happy man, whatever his material conditions, was one who lived to see his own progeny flourish and who died with dignity and honour. Some time after this rankling encounter, Croesus lost his son. And presently he was to die in disgrace. It seemed Solon had foretold it all, and that was why he called out Solon’s name in his final moments. Recognising through this story their common humanity and especially his own vulnerability, Cyrus spared Croesus’s life and appointed him his closest advisor. This is the incredible power of story-telling. What Croesus’s armies could not achieve, his tale could: a moving narrative subdued the conqueror. When I consider the notion of power as a writer, these are the types of examples that come to mind.

Asa-Boxer.-Skullduggery

CONNESSIONE
Similarmente, il termine “connesso” è usato in maniera industriale, laddove mi piacerebbe sempre pensare che l’obiettivo era essere connessi ad un’unica intuizione e al cuore della vita, essere connessi ad un unica natura, ad un unico movente, allo zeitgeist, al linguaggio del corpo dell’altro, e alle preoccupazioni, alle speranze e ai sogni di un’unica generazione. Quando uno legge una poesia di fronte ad un pubblico, uno spera di connettersi con il pubblico. Ci sono numerosi oggetti e idee con i quali un artista può connettersi in un modo significativo. Ma cercare “connessioni” in quell’altro modo, in senso politico, è – sicuramente concorderete con me – per il popolino e per le persone artificiali. Quando la ricchezza di un linguaggio è consumata dai paradigmi che delimitano e diminuiscono l’impatto, sottigliezze e poteri del nostro vocabolario, questa diventa la responsabilità dei poeti (di chi altro?) di riconoscere il problema, dedicarvisi, ripararlo e resistere nell’alveare aziendale dell’oblio.

CONNECTEDNESS
Similarly, the term ‘connected’ is being used in a corporate manner, whereas I’d always thought the goal was to be connected to one’s intuition and heart life, to be connected to one’s character, one’s motives, to the zeitgeist, to the body language of others, and to the concerns, the hopes and dreams of one’s generation. When one reads a poetry in front of an audience, one hopes to connect with the audience. There are numerous objects and ideas with which an artist might connect in a meaningful way. But to seek ‘connections’ in that other, political sense, is–surely you’ll agree–for society folk and poseurs. When the richness of a language is consumed by paradigms that delimit and diminish the impacts, subtleties and powers of our vocabulary, it becomes the responsibility of poets (for who else?) to recognise the problem, address it, redress it and to resist the corporate hive of oblivion.

Asa Boxer

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