Napalm! – Intervista allo scrittore Luca Fassi

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Per la serie delle interviste di RAMINGO! oggi andiamo a conoscere Luca Fassi che con Leone Editore ha pubblicato il romanzo “Napalm!”. Luca è nato a Magenta nel 1982. Appassionato fin dall’adolescenza di letteratura e musica, è laureato in Discipline Economiche e Sociali. Ha vissuto a Bruxelles e a Parigi e risiede attualmente a Stoccolma. Napalm! è il suo esordio con Leone Editore.
La storia narra le gesta di Luca Secchia, un giovane che ha vissuto un’adolescenza difficile,che è pronto a far ripartire la sua vita grazie agli studi universitari e all’amore per Alessandra. Ma le cose non andranno per il verso giusto: mentre il mondo è sconvolto dall’attentato alle Twin Towers, Luca scopre di essere al centro della «teoria degli universi paralleli». Dal suo comportamento, che può cambiare il corso degli eventi, dipendono ora il destino del mondo e una possibile guerra atomica tra Usa e Russia.

Con il tuo romanzo si ritorna al dramma delle Torri Gemelle. Secondo te cosa significa ora quell’atto per la società contemporanea?

Dell’11 settembre sono rimaste tracce fortissime nella nostra società. Quell’atto è stato strumentalizzato in senso politico in centinaia di modi, ha innescato anni di conflitti ed allontanato ancora di più il mondo occidentale da quello islamico.
La verità è che non esiste una versione condivisa di ciò che è accaduto, e molto probabilmente, come spesso accade per i momenti più importanti della nostra storia, mai esisterà.
E proprio questo aspetto rende quel giorno così strano e iconico ai miei occhi, quasi sovrannaturale.

Nel tuo libro si parla di distopia. Per te è possibile, al contrario, un’utopia?

Non mi sembra verosimile. Credo che la nostra realtà potrebbe essere un’utopia agli occhi di chi ne vive altre più terribili e allo stesso modo potrebbe risultare una distonia, se non un inferno, per chi abita in un mondo migliore.
Ma gli esseri umani per loro natura si immergono nel proprio universo, considerandolo il loro termine di paragone e la loro normalità; per questo motivo nessuno potrebbe sostenere di vivere in un’utopia.
Nel mio libro il punto è affrontato, sebbene lateralmente, più di una volta: qualsiasi realtà diversa dalla nostra, per quanto possa risultare oggettivamente migliore, avrebbe un effetto pericoloso ed estraniante sugli esseri umani che vi si trovino senza appartenervi.

L’Italia da diversi anni a questa parte è stata legata, culturalmente agli Stati Uniti. Secondo te quali sono i legami più forti sui quali si possa creare cultura?

Mi piace molto il cinema indie americano, molto più libero, realista e d’impatto del nostro. Si vede chiaramente come gli americani riescano a sottrarsi molto più facilmente ad un certo manierismo formale e inutile che imbriglia troppo i miei connazionali. E’ una specie mancanza di cultura in senso stretto, o una forma di provvidenziale ingenuità, che li rende più spontanei e creativi di noi.
Purtroppo, insieme a queste sporadiche perle, abbiamo dovuto sorbirci anche chili su chili di popstar inutili, smartphone, fast food e social media dei quali probabilmente avremmo fatto volentieri a meno.

Quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate durante la stesura del romanzo?

La difficoltà principale è stata iniziare.
Prima di scrivere anche solo una pagina ho passato settimane a ideare l’intreccio nei minimi particolari, e solo dopo aver avuto chiaro tutti i passaggi sono riuscito a cominciare.
Alla fine mi sono reso conto di quanto il non poter partire senza aver chiara la destinazione fosse soltanto un blocco psicologico, soprattutto perché durante la stesura ho cambiato il finale cinque volte.

Dopo “Napalm” quali progetti ti vedono coinvolto?

Ho terminato da poco la stesura del mio secondo romanzo. Scrivere è la cosa che mi fa star meglio, se dovessi smettere di farlo la mia vita diventerebbe insopportabile.

Mendes Biondo
(Giornalista)

Il libro è acquistabile al link: http://www.leoneeditore.it/catalogo/index.php?main_page=product_book_info&cPath=1&products_id=252

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