Blog A Pagamento e deontologia

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Più di una volta sono arrivate all’indirizzo mail della redazione delle richieste di recensione, di interviste o di segnalazione dei romanzi subito seguite da uno spaurito, quanto speranzoso di risposta negativa, quesito: “Quanto c’è da spendere?”. Proprio su questo argomento mi permetto di dire due parole in quanto responsabile del blog e, con somma disperazione dell’Ordine, giornalista.

Da diverso tempo a questa parte molti blog (e molte testate locali se non addirittura nazionali) al fine di rimpolpare le casse non sufficientemente piene si permettono di avanzare delle richieste di pagamento a fronte di un servizio che dovrebbe essere pagato, laddove ve ne sia uno, dall’editore della testata.

Recensioni, articoli, segnalazioni, interviste e tutto ciò che non abbia a che fare con l’acquisto effettivo di una pagina da parte dell’interessato oppure al pagamento di un’inserzione pubblicitaria debitamente segnalata con un piccolo disclaimer sopra di essa, non necessitano di pagamento da parte di coloro che le richiedono.

Posso capire che ci siano redazioni che tirano a campare grazie ad espedienti simili a questi e che possano continuare a fare informazione grazie alle mance lasciategli da autori sprovveduti (talvolta estorti) oppure da editori che, nella speranza di fare un investimento redditizio, vanno a pagare qualcosa che per loro è assolutamente gratuito.

La storia che sto per raccontarvi risale ad un mese o due fa. RAMINGO! viene contattato tramite Twitter da una casa editrice (della quale, per eleganza formale e rispetto, non faremo il nome) che ci chiedeva con un Tweet se fosse corretto il comportamento di una giornalista che, su un altro social network, si permetteva di diffamare la suddetta casa editrice con accuse di mancato pagamento delle recensioni. Oltre a ciò ci sono una serie infinita di autori spaventati dal rischio di vedersi negare una segnalazione solo perché, giustamente, non vogliono spendere per quello che è un diritto di ogni persona.

Non si possono tenere comportamenti simili nei confronti dei professionisti che fanno il loro mestiere con serietà e non si può illudere gli autori facendo loro credere che solo attraverso pagamento di cifre (che non trovano nemmeno un preziario ufficiale) si possa ottenere questo genere di servizi. Servizi che vengono universalmente riconosciuti come “informazione” e, per questo motivo, non sottoposti alle dinamiche di compra vendita.

Se vogliamo un’informazione libera e rispettosa è necessario che ci impegniamo tutti assieme affinché ciò possa esistere.
Chiedo pertanto ai colleghi giornalisti tesserati, ai lettori, agli scrittori e alle case editrici di segnalare questi comportamenti agli organi addetti e di evitare quei blog che ricadrebbero nella formula “blog a pagamento” in quanto non sono solo di cattivo gusto ma vanno contro alle norme deontologiche del giornalista iscritto all’Ordine Nazionale. Non possiamo, e non possono, percepire profitti da pubblicità di questo genere, non possono chiedere pagamenti al di fuori di quelli che vengono pattuiti dall’editore della testata per il loro servizio. Tutto ciò non è solo deplorevole ma va a gravare sulle spalle di coloro che lavorano onestamente in questo campo e ci tengono a risollevare le sorti del settore.

RAMINGO! Al fine di venirvi in contro, lancia la proposta di un hashtag #noBAP (che starebbe per “No Blog A Pagamento”). Se siete dei blogger potete mettere questa sigla sul vostro portale affinché chi lo visita sappia che voi state giocando pulito, mentre se siete autori o editori potete diffondere questo articolo, o lo stesso post, per sensibilizzare quelli che, come voi, stanno cimentandosi nella via impervia della letteratura.

Con il semplice gesto della condivisione di questo articolo possiamo aiutare tanti professionisti e amatori del settore a trovarsi in un ambiente lavorativo più leale, oltre che più legale, e a favorire la creatività e il libero circolo delle informazioni.

Mendes Biondo
(Giornalista)

4 pensieri su “Blog A Pagamento e deontologia

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