Chick lit e Young Adults – Considerazioni di genere

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“Chick lit” è uno di quei neologismi arrivati da alcuni anni dagli Stati Uniti e subito adottati per indicare un genere letterario che sta sviluppandosi sempre più assieme al “Young Adults” ma esattamente di cosa si tratta? E, soprattutto, quali sono le sfumature (ben più di cinquanta a quanto pare) che comporta l’essere lettrici, o lettori, di “chick lit”?

Partiamo dall’etimologia e proviamo a farne una traduzione al fine di comprendere meglio come mai un genere simile non sia solo sinonimo di qualità scadente ma anche offesa nei confronti delle lettrici che ne sono consumatrici.
Chick deriva dall’inglese “Chicken” che significa “Gallina”, già è possibile cogliere la sfumatura che tende ad avere questo termine, si aggiunga il fatto che quando lo si trova contratto, come in questo caso, prende il significato di “Pollastrella”, “Pupa” o qualsiasi altro appellativo pesantemente maschilista nei confronti del gentil-sesso.
“Lit” a sua volta è una contrazione del termine “Literature” per il quale non credo serva una traduzione dall’inglese.

Se provate ad andare in una qualsiasi libreria ben fornita che suddivide i libri a seconda delle categorie e dei generi letterari, troverete sopra a questi volumi il cartello “Letteratura per donne” o “Letteratura femminile” (qualche tempo fa si usava il più poetico “Letteratura rosa”) che è un modo edulcorato per ghettizzare una forma di narrazione e il proprio pubblico. Sembrano voler dire che “quelle robe lì son robe da donne” e di conseguenza di poco conto, di poco valore letterario. Con questo articolo non sono a riabilitare i vecchi “Harmony” bensì a sottolineare come, grazie all’evolversi di un genere simile, si stia relegando la figura della donna lettrice alla stessa che aveva nel passato, ovvero divoratrice di storielle da quattro soldi che rispecchiano la propria vuotezza intellettuale.

Tutto ciò sembra stridere fortemente se pensiamo a quanto è servito affinché le donne venissero riconosciute innanzitutto come esseri capaci di leggere, in seconda battuta come menti intellettualmente più sottili (se non al pari) del sesso rude ed infine capaci di partorire storie ben più elaborate e raffinate di molti altri scrittori.

Dall’altra parte abbiamo il genere del “Young Adult” che equivarrebbe all’italiano “Giovane Adulto”. In questo caso già solo l’accostamento terminologico stride più del dovuto. Sembra quasi che ci siano due tipologie di persone adulte così come si lascia sottintendere che siano due le tipologie di gioventù. Abbiamo il “Giovane giovane”, ovvero il ragazzino che ancora legge “Piccoli Brividi” o “Geronimo Stilton” e il “Giovane adulto”, ossia quello che ha le prime apparizioni di brufoli dettati dalla pubertà e si avvicina ad una letteratura che tratta il tema della sessualità in maniera tanto ossessiva da sembrare morbosa. Ciò che spaventa è il termine “Adult” di fianco a “Young”.

In questo caso non so esattamente se si voglia intendere Adult come adulto oppure come libro che tratta di “robe da grandi”. In entrambe le accezioni, si finisce per ghettizzare, in maniera ben più pesante del periodo vittoriano, sessualità e coloro che la vivono.

L’utilizzo di questi termini per indicare forme letterarie che potrebbero trovare il loro riscatto grazie a penne talentuose, rischiano di affossare i lettori e gli autori in una profonda buca legata alla serializzazione e al pregiudizio.

Mendes Biondo
(Giornalista)

2 pensieri su “Chick lit e Young Adults – Considerazioni di genere

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