Intervista a Davide Cavazza autore di diciannove novantuno

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Oggi RAMINGO! è andato ad intervistare l’autore Davide Cavazza. Nato a Bologna il 3 gennaio 1972 è consulente per diverse organizzazioni non governative. Ha scritto il manuale Campagne per le Organizzazioni Non Profit (emi, 2006), e con Leone Editore è al suo secondo libro dopo La gabbia (2013).
Il romanzo Diciannove Novantuno, secondo volume con la Leone, segue le vicende di Matteo Torrente, promessa della nazionale italiana di nuoto, che si allena duramente per qualificarsi alle olimpiadi di Barcellona. Nel frattempo frequenta l’ultimo anno di liceo, si prepara agli esami di maturità, si innamora di Francesca, sua compagna di classe, si scontra e si confronta con amici e rivali. Da gennaio a dicembre, mese per mese, sullo sfondo di Bologna e degli eventi di un intero anno, scorre la vita di Matteo, alla ricerca di un equilibrio, di risposte, di se stesso, e del tempo per centrare le olimpiadi.

Hai concentrato tutto il tuo romanzo intorno al nuoto. Qual è il tuo rapporto con questa disciplina sportiva?
Ho sempre amato il nuoto. Da ragazzo lo praticavo anche, fino a che non mi chiesero di entrare nella squadra agonistica. Allenamenti prima di andare a scuola e poi ogni sera, ogni giorno. Declinai l’offerta, perché a 15 anni mi pareva un impegno troppo gravoso e non avrei avuto la disciplina necessaria. Nel romanzo mi sono ampiamente rifatto. Nuoto volentieri e spesso, perché è uno sport che rigenera il corpo e fa benissimo alla mente. Lava letteralmente via le inquietudini e rinfresca la visione della giornata.

Con le storie di sport si può fare letteratura? Qual è lo sportivo che maggiormente ti affascina e che troveresti indicato per un’altra storia?
Lo sport è molto adatto come sfondo letterario. Si possono creare azioni, indagare le passioni dei protagonisti. La competizione è un teatro molto interessante. C’è un aspetto eroico che può emergere, oppure grottesco, che la storia deve sapere esaltare. Ci sono molti sportivi che meritano di essere resi immortali anche dalla letteratura. Agassi ci è riuscito benissimo, ad esempio. In questi giorni si è parlato molto di motociclismo. Valentino Rossi è senza dubbio un mito dello sport, e le sue gesta sono un romanzo già pronto. Credo anche che indagare nelle storie più semplici sia ancora più affascinante e difficile, e che lo scrittore possa dare vita a personaggi del tutto inventati, che poi entrano nel cuore del lettore come fossero reali.

Da consulente a scrittore. Per te cosa significa metterti di fronte alla tastiera?
Significa avere un’amica con cui dialogare, che è appunto la tastiera. I tasti sono come la mappa dei pensieri. Si può dedicare a essi tempo e cura, e metterli in fila ordinati e belli, oppure svolgere la brutta copia della vita, e buttare parole per fare presto e bene, con risultati imbarazzanti. Ogni volta che mi accingo a scrivere per lavoro o per scrivere una storia, so che dovrò adoperare tutta la mia concentrazione, e sono fiducioso che saprò trovare il percorso più adatto alle mie caratteristiche e a ciò che voglio esprimere. Con sincerità, unica condizione necessaria. E se non ci riesco, continuo a lavorarci fino a quando non raggiungo un risultato per me soddisfacente. Penso che ogni scrittore sia il più spietato critico di sé stesso, e questa palestra poi viene applicata anche sul resto della scrittura, con effetti spesso positivi.

Quali sono le maggiori differenze, e miglioramenti, che hai visto nascere da La gabbia, tuo precedente romanzo, a Diciannove novantuno?
Credo che “Diciannove novantuno” sia un romanzo più maturo, e per questo forse migliore. “La gabbia” è stato il mio esordio, e per quanto sia piaciuto, ed è piaciuto davvero tanto, non ha avuto l’effetto entusiasmante che sta avendo “Diciannove novantuno”. Ricevo moltissimi apprezzamenti, e certo questo è incoraggiante per chi scrive. E’ stato molto difficile staccarmi dai personaggi de “La gabbia”, che fanno parte di me e anche di alcuni lettori che se ne sono innamorati. La stessa cosa sta avvenendo per “Diciannove novantuno”. Stephen King usa un’espressione che trovo geniale, per descrivere il lavoro di uno scrittore, che è “Uccidi i tuoi cari”. Ecco.

Nel cassetto dello scrittore si nasconde spesso un’altra opera. Ti va di raccontarci qualcosa dei tuoi prossimi lavori?
Il modo migliore per raccontare la prossima storia sarebbe una riga bianca. Non perché la storia non ci sia, ma perché tratterà di un tema affine all’assenza, al silenzio, alla ricerca. Sarà un romanzo molto immediato ed emozionale, che muoverà però da tracce interne all’animo del personaggio protagonista. La cifra di questa passione interiore sarà decisa, come sempre, dai lettori, che indagando la psicologia dei personaggi indagheranno, come sempre, anche la propria, e forse la mia.

Mendes Biondo
(Giornalista)

Il libro è acquistabile al link: http://www.leoneeditore.it/catalogo/index.php?main_page=product_book_info&cPath=1&products_id=218

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