A spasso per la Storia con Matteo Bruno

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Un viaggio nel tempo per i lettori di RAMINGO! grazie all’intervista con Matteo Bruno, autore nato a Perugia sotto il segno del Leone, laureato in Scienze Politiche. Ha collaborato con l’Università degli Studi di Perugia e scrive sceneggiature per documentari e docu-film. Syracusa è il suo terzo romanzo di genere dopo Oro, sole e sangue e Dodici città tutti pubblicati da Leone Editore.
Oro, sole e sangue vede protagonista il giovane genovese Giovanni Giustiniani, figlio illegittimo e omicida, che fugge nel Nuovo Mondo per scampare alla legge. Sotto il comando di Hernan Cortés parteciperà alla conquista dell’impero azteco. Diversa l’ambientazione per Dodici città, in particolare sul finire del VI secolo a.C. Porsenna, il Grande Re dell’Etruria, dopo essere riuscito a radunare attorno a sé tutte le Dodici Città del suo popolo grazie ad uno straordinario prodigio, si appresta a muovere guerra a Roma. Mentre Syracusa vede Klizia come voce narrante del romanzo. Racconta le gesta del suo uomo, Nicone, un esule ateniese disonorato in patria.

Oro, sole e sangue è il tuo primo romanzo. Da cosa nasce il desiderio di raccontare una storia ambientata in quel periodo storico?
E’ il periodo delle grandi scoperte geografiche, Oro, Sole e Sangue romanza la spedizione dei conquistadores spagnoli di Hernan Cortés nel futuro Messico, che in un biennio portò alla caduta dell’impero azteco. È una vicenda che può ancora insegnare molto a noi contemporanei, un esempio del meglio e del peggio che l’umanità può dare. Inoltre, il fascino delle civiltà precolombiane mi ha intrigato: studiarle per ricavarne un romanzo è stata un’esperienza piacevole e formativa.

Subito dopo hai pubblicato Dodici città facendo un salto temporale all’indietro per guardare alle nostre radici culturali. Le vicende sono ambientate in un periodo in cui si parlava il Latino come prima lingua. Secondo te che importanza ha, oggi, quella lingua che molti vorrebbero togliere dalle scuole italiane?
Il Latino riveste un’importanza cruciale nello sviluppo della nostra cultura. Ritengo un errore la superficialità con cui troppo spesso vengono affrontate determinate tematiche, anche ai livelli più alti. Dodici Città ha per protagonista un fabbro nato etrusco ma cresciuto tra i romani che vive con angoscia il deteriorarsi dei rapporti tra i due popoli, fino allo scoppio del conflitto. E’ un contesto storico ammantato di mitologia, nel quale ho inserito elementi superstiziosi e quasi magici (come la cosiddetta Lacrima della Luna, che riveste un ruolo centrale nella trama), attingendo un po’ alla tradizione e un po’ alla fantasia per supplire al vuoto di conoscenze documentate. Ma non sono solo etruschi e romani i protagonisti del mio libro: ci sono anche celti, umbri e italioti (ossia coloni di origine greca), in uno spaccato dell’Italia dell’epoca più variegato di quel che comunemente si pensa.

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Parliamo di Syracusa. Le vicende che fanno da sfondo al tuo romanzo riguardano la guerra tra Atene e Sparta. Per te cosa hanno significato quei conflitti per le epoche a venire?
La guerra tra Atene e Sparta, e più in generale le vicende della Grecia antica, a mio avviso sono tra le più affascinanti e interessanti nell’intera Storia umana: non c’è quasi nulla di ciò che è avvenuto nei successivi 2.500 anni che in scala ridotta non sia già stato anticipato nella Grecia antica, nel bene e nel male. Democrazia, razzismo, pensiero razionale e guerra di sterminio – tanto per citarne alcuni – sono tutti concetti nati in quel contesto.
Syracusa è una storia di amore e di guerra nella quale un’anziana donna racconta al figlio i difficili anni dell’assedio ateniese alla città e le gesta dell’uomo di cui era innamorata, Nicone. È una vicenda che conoscevo piuttosto bene fin dai tempi del liceo, quando studiavo Tucidide, e calarmi negli eventi durante la stesura del libro è stato per me come fare un salto indietro nel tempo a quegli anni. Nel ripercorrerla mi sono sinceramente emozionato, e se sono riuscito a trasmettere ai lettori un briciolo dell’emozione che ho provato, allora avrò ottenuto quel che volevo!

Qual è la maggiore difficoltà che hai riscontrato nello scrivere romanzi ambientati in epoche passate?
Sembrerà banale ma in alcuni casi la documentazione troppo lacunosa mi ha costretto a improvvisare. Questo è vero in particolar modo per i miei primi tentativi di scrittura; oggi ritengo di avere esperienza sufficiente per affrontare con maggior professionalità determinati “dubbi” che inevitabilmente vengono a galla mano a mano che la scrittura procede. Comunque, molto spesso, le difficoltà maggiori le incontro nel descrivere la vita quotidiana delle epoche passate: possiamo trovare decine o centinaia di resoconti di battaglie, ma pochissimi di questi sono in grado di dirci veramente chi erano e come vivevano i protagonisti di quelle vicende al di fuori del momento di gloria. Ecco, presentare i fatti storici mettendo in primo piano le persone che li vissero, con i loro sentimenti e le loro idee, è l’obiettivo che mi prefiggo.

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Tu scrivi romanzi storici legati al passato. Guardiamo al futuro. Che cosa ci attende ancora da leggere?
Amo definire i miei romanzi “storici-avventurosi”, e in questo senso l’avventura continuerà. Giusto in questo momento sto lavorando ad un altro libro ambientato nell’antica Grecia. Sono un po’ in ritardo sui tempi e probabilmente non riuscirò a terminarlo prima di qualche mese, ma sarà come sempre un mix di amore, guerra, leggenda e superstizione, sullo sfondo di una grande civiltà decadente.

Mendes Biondo
(Giornalista)

I libri sono acquistabili al link: http://www.leoneeditore.it/catalogo/index.php?main_page=index&book_authors_id=111&typefilter=book_authors&zenid=a4f6e7ef0304841f852e70e1abcb0fb7

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