Intervista a Marco Bovo, papà dell’Ispettore Giansanti

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Oggi RAMINGO! è andato ad intervistare Marco Bovo, nato a Padova nel 1965, è un improbabile ragioniere con la passione per la scrittura. Ha collaborato con cantautori e gruppi musicali della provincia nella stesura dei testi e con un giornale locale come giornalista freelance. Ha pubblicato con Leone Editore Le anime volano via e Com’era dolce l’inferno, con protagonista l’ispettore Giansanti.
Nel suo primo romanzo la storia prende le mosse dal personaggio di Nicola, improvvisamente milionario grazie ad una schedina azzeccata. Dopo aver messo le mani sul gruzzolo, ottiene due settimane di ferie e si rifugia a Cortina d’Ampezzo, dove trova subito l’amore, Vania. Ma la vita dorata della località turistica è scossa da una serie di scomparse, che coinvolgono turisti facoltosi e la stessa Vania. L’ispettore Matteo Giansanti viene incaricato di dipanare la matassa.
In Com’era dolce l’inferno, dopo la tragedia che ha distrutto la sua famiglia, Gloria, infermiera di Milano, decide di andare a lavorare con Medici senza frontiere in un ospedale di Kandahar. Qui stringe amicizia con una donna afgana, Amina, ed entra in contatto con una realtà drammatica e coinvolgente, fino a scoprire un terribile segreto. Il destino la porta allora sulla strada dell’ispettore Giansanti, a capo di una squadra dell’antiterrorismo.


Il tuo primo romanzo è un noir. Come mai la scelta di inaugurare la propria carriera letteraria con questo genere e quali sono state le fonti di ispirazione che ti hanno aiutato a procedere nella scrittura?
A dire il vero, non è stata una scelta. Il mio primo romanzo, Le Anime Volano Via, è stato ispirato dalla visione di una fotografia in cui mi sono imbattuto casualmente. E’ una foto molto drammatica scattata all’inizio degli anni ’90 da Kevin Carter a Juba, in Sudan. Una foto che gli valse la vittoria del Premio Pulitzer, ma che anche gli costò la vita. Immortala una bambina scheletrita che, vinta dall’inedia, sta crollando a terra stremata. Alle sue spalle c’è un avvoltoio che attende, pregustando il proprio pasto. E’ l’immagine che più di ogni altra al mondo, a mio parere, descrive il dramma immenso della fame nel mondo. Invito i lettori ad andare alla ricerca di questa foto e a conoscere la storia di Kevin Carter. Ho impiegato dieci anni a scrivere questo romanzo (e sei il secondo… sono uno scrittore lento) e, francamente, non sapevo nemmeno che cosa significasse la definizione di “romanzo noir”; qualcuno mi ha detto addirittura che si tratta di una moda importata dalla Francia, dato che i primi romanzi gialli pubblicati da editori francesi avevano la copertina nera. E’ semplicemente una storia, nemmeno tanto triste, dato che in essa si susseguono fatti estremamente drammatici, ad altri felici e spensierati… è ambientata per buona parte a Cortina d’Ampezzo, di certo una cittadina nella quale la gente ha qualche problema che in Sudan…

Nel tuo secondo libro parli delle zone di guerra. Questa realtà quanto ti ha toccato personalmente?
Beh, io di guerre, grazie a Dio, non ne ho vissute in prima persona, certo che i tanti racconti dei nonni mi hanno fatto capire che si tratta di una sciagura immensa… fatto capire si fa per dire, perché solo chi l’ha vissuta, può veramente capire. Accadimenti mostruosi: pensa che, qualche anno prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, mio nonno, a Strà, in provincia di Venezia, ha visto Hitler e Mussolini entrare in auto scoperta a Villa Pisani… e mi ha detto che lui aveva già capito che quei due, insieme, non avrebbero combinato nulla di buono… mammamia, che tragedia, quanta sofferenza. Ecco, dopo Le Anime Volano Via, che tratta della prima grande stortura di questo nostro mondo, la fame, appunto, mi sono occupato della seconda, la guerra. Anche questa seconda storia trae ispirazione da una foto vera della quale, questa volta, sono andato alla ricerca.

Come scrittore, qual è l’importanza di arrivare alla pubblicazione con una casa editrice e quali le responsabilità nei confronti dei lettori?
Direi che io sono stato molto fortunato perché ho trovato subito un editore straordinario a cui la mia prima storia è piaciuta un sacco e che, quindi, ha deciso di investire dei soldi su di me… conosco gente che, invece, i libri ha dovuto, diciamo così, finanziarseli. Però, purtroppo, poi non c’è distribuzione né promozione… io sono felice perché i miei romanzi sono stati letti da un bel po’ di persone… e i messaggi di apprezzamento e di ringraziamento che ricevo mi danno una grande, grandissima soddisfazione, direi gioia!

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Oltre che scrittore sei anche giornalista freelance. Quanto ti ha aiutato questo mestiere nella stesura dei tuoi romanzi?
Mi ha aiutato moltissimo. Ho scritto per diversi anni per un mensile il cui direttore (Gianluca Versace, che ringrazio di cuore) mi ha insegnato l’arte della sistesi… insomma: io sarei, tendenzialmente, logorroico anche quando scrivo. Il mio secondo romanzo, Com’era Dolce l’Inferno, inizia proprio con un’esperienza che ho vissuto in prima persona, che era stata pubblicata in quella rivista, e che mi aveva sconvolto.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Il mio unico progetto è di completare la trilogia che ho in mente: tre romanzi che mettano in luce le tre grandi cose che non vanno, le grandi pecche del nostro pianeta… la mia personalissima ricetta per star meglio, un po’ tutti. Manca il terzo, quindi, anche se da un paio d’anni a questa parte faccio un po’ fatica a scrivere, e nel corso delle mie presentazioni spiego il perché… spero di ritrovare presto la forza per concluderla, questa trilogia! Tre d’amore e poi basta, stop! Se volete contattarmi o sapere qualche cosa in più sui miei libri il mio sito è http://www.bovo.it.

Mendes Biondo
(Giornalista)

I libri dell’autore si possono trovare al link: http://www.leoneeditore.it/catalogo/index.php?main_page=index&typefilter=book_authors&book_authors_id=6&zenid=c0413dfbb2c1423dbb6df73dd3aba13a

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