“Notte di Natale” di Mario Ughi

Mario Ughi

Mario Ughi è nato a Livorno il 28 marzo del 195. Spende le migliori risorse della propria gioventù nell’assidua pratica del Teatro, nelle sue varie forme (attore, scenografo, regista ecc) per poi, avanti negli anni e dopo una fuga nella pittura, tornare all’unica vera passione della sua vita: la scrittura, dimenticata e a lungo rinnegata forse per una forma di inconscia paura di fallire. Conduce un blog, ‘Graffiati’ nel quale pubblica storie immaginarie ambientate nella sua città (Livorno, Cronache Immaginarie). Verso Santiago è il suo primo romanzo.

Notte di Natale

Perdonami, ma devo dirtelo: non ce la faccio più, davvero, a vederti inchiodato sulla croce. Sì, è vero: stanotte stiamo aspettando la tua nascita, ma è pure vero che tra tre o quattro mesi ti vedremo trasformato in una palizzata contro il cielo. Poi ci sarà una rinascita, e va bene, e pure di grande forza simbolica, ma quanta sofferenza da patire, prima…
E mentre aspettiamo un nuovo Natale, guidati da una stella che sembra ogni giorno più lontana, ci sono ancora bambini che muoiono in ogni angolo più sperduto del mondo. Bambini tormentati, violentati, abusati nell’innocenza, anche qui, ancora oggi, a pochi passi dai nostri passi per le vie festose e illuminate della città.
Il messaggio che ci hai portato ha avuto un impatto davvero rivoluzionario, la scelta del tempo e del luogo impeccabile. Certo, vai a dire ai soldati romani di porgere l’altra guancia: un concetto mai espresso sino a quel momento. Ci avranno pensato anche loro, un po’, dopo averti riso in faccia. Apre una breccia nel cuore.
Ti sei posizionato in un periodo storico che ha favorito la nascita del mito. Se avessi scelto questi nostri giorni la tua morte l’avremmo vista in quasi diretta televisiva, dispersa nel calderone degli omicidi di gruppo e il blocco dei tir che sembrava dovesse portarci alla carestia.
Subito prima della pubblicità dei ricciarelli e poco dopo il culo della velina di turno.
Dai, dimmi la verità: l’avresti fatto? Quando ogni evento che accade sembra altro, come se capitasse nell’universo parallelo a tenuta stagna, isolato, e non su questa buccia di terra. Ci sarebbe da temere il paragone con lo spot della Mercedes.
Oggi consumiamo tutto in gran fretta, siamo sempre diretti altrove, scartiamo, assaggiamo e nella maggior parte dei casi quello che troviamo non ci piace. Il resto non lo capiamo.
E così il tuo messaggio, la buona novella, è stato forte, davvero. Ma non pensi che abbia fatto il suo tempo, non è vero che oggi mostra la corda?
Non è più il tempo dei mansueti, quando questo comporta il subire abusi di ogni genere. Il buon gregge si affolla alle vetrate per veder decollare gli aerei dei politici che sfrecciano verso le mete più esotiche, verso la scusa di un improbabile summit di importanza planetaria da tenersi, è necessario, sulle spiagge di una qualche isola remota di un angolo di paradiso. Il paradiso in terra, pieno di culi, abbeverati alla cornucopia dell’abbondanza. E noi qui, a fare i conti per vedere se è possibile acquistare un panettone riuscendo comunque ad arrivare alla fine del mese.
Sono in troppi a classificarsi per primi, è quasi impossibile non arrivare ultimi.
Ti sei incazzato come una bestia nel vedere il mercato all’interno del Tempio, saresti disposto oggi a morire per vedere l’impunità vestirsi di arroganza?
Sì, lo so: queste storie c’erano anche ai tuoi tempi, e sono persuaso che a nascere dalla parte sbagliata si stava anche peggio di oggi. Molto peggio. Sì, ci mettevano davvero poco a cacciarti le palle in mano: guarda che ti hanno fatto. Hai ragione.
Però, a distanza di tutto questo tempo, e visti i risultati, sei sicuro di averci insegnato la disciplina giusta?
Sinceramente, oggi preferirei ascoltare la storia di come sei nato sotto lo squarcio di un cielo che non temesse smentita, con un rombo potente che non lasciasse alcun dubbio. E di come sei sceso dalla croce prendendo a calci nelle palle i soldati romani, mentre i tuoi accusatori correvano a nascondersi nel fango, sotto qualche palafitta, alla sola vista dei chiodi che si liquefacevano scivolando al suolo, ogni ferita guarita. Per riprendere il tuo cammino annunciando la seconda buona novella: che non c’è bisogno di caricarsi del dolore di tutto il mondo e che le case del Padre nostro sono le nostre case. Possiamo erigerle e addobbarle come vogliamo.
Avresti dovuto invitarci, forse addestrarci a scoprire quella forza che tiene insieme l’universo, e ad usarla, invece di chiamarci a vivere con rassegnazione nel senso di impotenza, educati soltanto a chiedere l’elemosina.
Quella forza che è un nostro retaggio, che tu hai usato, dovevi mostrarcela.
Perché in questa notte di Natale noi siamo ancora e del tutto tagliati fuori dal cosmo, ci sentiamo inermi, sperduti e vaganti nel buio senza fine.
E siamo spaventati.

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