“Il libro che non finisce” di Mendes Biondo ed Elena Bello

OLYMPUS DIGITAL CAMERA 11777619_1476595452634793_2127870690_o

Il libro che non finisce

«E alla fine del libro la storia finisce.»
Sembra una frase creata su misura per fare il verso al Generale La Palisse, invece si tratta di un’ingenua esclamazione di una cliente di una libreria. Siamo a Milano Centrale, la stazione principale della città meneghina, al piano terra di una grande libreria di catena con gli scaffali ricolmi di volumi colorati dalle provenienze e dalle edizioni più disparate.

La signora in questione, una donna sulla cinquantina, si stava rivolgendo all’amica che la stava seguendo con passettini corti e rapidi in mezzo ad un brulicare di cappotti, pellicce, valigie e borsoni. Stavano parlando dell’ultimo romanzo letto, delle sensazioni che quella storia ha lasciato loro e del fatto che, alla fine del libro, questa fosse tragicamente terminata assieme alle pagine scritte. Di per sé sembrerebbe persino banale prendere in considerazione questo refuso di dialogo tra amiche; in realtà apre la porta ad una riflessione intorno al mondo del raccontare e del preservare le storie.

Oggi siamo bombardati da libri, editori, edizioni, copertine, e-book, storielle, grandi storie, poesie, poesiole e quant’altro. Anche le storie che vengono raccontate sugli schermi televisivi o cinematografici sono suggestive e coinvolgenti, le musiche trascinanti, ma non tutte sono di buona qualità. Ad ogni modo, il racconto della viva voce è un’altra cosa. Chi ascolta una storia o legge un libro assume un ruolo da regista, guadagnando la libertà di costruirsi il proprio film interiore, di costruire le immagini nella propria mente in sintonia con la propria sensibilità e con la voce di colui che racconta. Nell’ascolto di un racconto orale vi è un lavoro ulteriore per l’ascoltatore, un lavoro di metabolizzazione che stimola l’immaginazione e favorisce la costruzione di uno scenario più intimo. Le notizie di cronaca non fanno nemmeno in tempo a diventare racconto, a sedimentarsi nella nostra mente, a diventare motivo di tradizione, che già vengono soppiantate da altre tonnellate di parole che rimandano ad altri significati, ad altre storie, in breve: ad altro. E le rincorriamo continuamente, queste parole, stiamo loro dietro come Charlie Brown seguiva il suo aquilone quando, con immensa fatica, riusciva a farlo innalzare nel cielo. Siamo distratti da queste parole, a tal punto che non siamo più capaci di tramandare nulla mentre siamo diventati bravissimi nel tradire.

Ricordate quel detto che «ogni traduzione è un tradimento»? Ebbene, con il termine “traduzione” indichiamo, non solo il lavoro che fa colui che deve trasportare il significato di un testo da una lingua ad un’altra, ma anche e soprattutto, il trasportare significati ad altri. La madre che racconta una favola al figlio, con il suo ruolo di mediatrice, sta traducendo il mondo creato e descritto da un autore, al proprio bambino con l’intenzione di formarlo e di intrattenerlo. Indubbiamente il raccontare le storie ha un ruolo non indifferente nel processo di crescita, non solo per via della natura edificante della narrazione, ma anche perché nello scambio racconto-ascolto c’è più vita, più condivisione. La possibilità dell’intervento e dello scambio comunicativo lascia spazio all’emozione, al mistero e all’enfasi del momento e, soprattutto, stimola alla curiosità e al confronto. Quello che si viene a creare è un clima di certo diverso da quello che si crea davanti ad uno schermo, per questo non bisogna sottovalutare il ruolo creativo del narratore.
Il giornalista che racconta un evento accaduto poco tempo prima sta traducendo una serie di azioni in un racconto che possa essere successivamente tramandato dagli ascoltatori ad altri ascoltatori. È così che nasce il noto “Passaparola”.

Tutti siamo coinvolti in questo processo di passaparola, siamo dei catalizzatori eternamente aperti di immagini e parole ma il gioco si guasta se, invece di tradurre, tradiamo. Se raccontiamo la storia viziandola volontariamente, o se, al contrario, siamo talmente ingenui da non renderci conto che la versione che stiamo fornendo al nostro ascoltatore o lettore è inquinata da elementi che non centrano o che ne trasformano irrimediabilmente il significato, stiamo tradendo.
È il gioco del telefono senza fili, in cui il messaggio originale si macchia passando di bocca in bocca, ancor peggio se si tratta della bocca di colui che non pensa o di colui che non si informa.

Per questo motivo è importante essere dei bravi contastorie tanto quanto è necessario eccellere nell’arte della conservazione di queste ultime. Solo così possiamo gettare un ponte tra noi e le generazioni future, solo così si può dare vita a quel processo di viaggio silenzioso ed invisibile che è la tradizione.

La diaspora della cultura che è partita da che l’uomo per la prima volta ha lasciato il proprio segno sulla pietra e che ancora deve trovare la propria patria eletta, nella speranza che questa patria non arrivi mai ma che continui ad apparire nel sogno dei Profeti della Parola, nei visionari, nei mistici e accompagni il cammino a coloro che, eterni zingari, si accingono a raccontare alle generazioni future cosa è accaduto in passato.

Tra poche ore sarà ufficialmente Natale, una festività che nel mondo pagano era legata alla rinascita del sole e che i protocristiani assunsero come data ufficiale per la nascita di Cristo. Natale è l’esempio lampante che contraddice quanto detto dalla signora della prima riga. Con il Natale la storia non finisce con il finire del libro, ma prosegue imperterrita con una nuova avventura – quella di Cristo – e lascia spazio ad altre possibili storie in futuro.

Per questo motivo noi di RAMINGO! abbiamo deciso di coinvolgere i nostri scrittori in un esperimento che avesse al centro il racconto, senza alcun limite. Abbiamo lasciato che fossero loro a decidere come e quanto dirci del Natale come lo immaginavano o delle avventure che avrebbero ambientato nella notte santa.
Per questo motivo non ci dilunghiamo oltre ma vi auguriamo Buone Feste.

Mendes Biondo & Elena Bello

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...