A tu per tu con Giacomo Festi autore di “storie invisibili”

festi

Avete mai desiderato di diventare invisibili? Il personaggio principale del romanzo di Giacomo Festi si chiama Tommaso ed è stato accontentato. Noi siamo andati ad intervistare l’autore di Storia di uomini invisibili, pubblicata da Nativi Digitali Edizioni, e con lui abbiamo chiacchierato di editoria e di narrativa oltre, ovviamente, che del suo romanzo.

Il tuo primo romanzo tratta dell’invisibilità delle persone. Di solito è il sogno che molti di noi, da adolescenti, facciamo per scampare ai problemi. Per te come mai è diventata un’esigenza a livello sociale?
Ciao Mendes, innanzitutto grazie per avermi riservato questo spazio!
Come suggeriva un certo detto: fai attenzione a ciò che desideri, potrebbe avverarsi. Diventare invisibile per fuggire dai problemi è il sogno di molti, io invece sono sempre stato convinto che i guai vanno affrontati di petto. Magari non subito, ma mai rimandare di troppo la resa dei conti.
La vera esigenza è direttamente collegata a una mia filosofia di vita, ovvero quella di non giudicare le persone fino a che non si sa fino in fondo la loro storia e il loro vissuto – e spesso manco in quel caso mi permetto di farlo. Questo perché per capire bene cosa porta un determinato individuo a compiere certe azioni, bisogna conoscere a fondo il suo vissuto ed i suoi trascorsi. A quel punto magari non si può giustificare ciò che ha fatto, ma nemmeno condannarlo. Come cantava de André, se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo.
Ogni persona quindi racchiude dentro di sé una storia personale che spesso non vuole rivelare. Questo la rende invisibile agli occhi degli altri. Ecco, io volevo concentrarmi su quel tipo di invisibilità.

Gli invisibili di cui parli sono ben lontani da quelle persone che generalmente la società non vuole vedere: disabili, emarginati, poveri, diversi. Quali credi siano quelli che maggiormente mettono a rischio la società e perché?
Sono diversi dai casi da te citati perché quelli erano gli esempi più evidenti, più sensazionalistici, e usandoli avrei sminuito il senso dell’opera o, ancor peggio, corso il rischio di farne un’irrispettosa caricatura. C’è il personaggio di Franco, un disabile, necessario per variegare il più possibile, ma ho preferito concentrarmi maggiormente sul disagio esistenziale degli altri personaggi perché sono convinto che il male maggiore della società non siano tanto i social network, quanto l’indifferenza quotidiana. Alcuni potranno ribattere che sono proprio questi ad aumentarla, ma per me vale lo stesso discorso sul fatto che la televisione ha rovinato le famiglie: se una famiglia si fa rovinare da una scatola che trasmette immagini, allora il problema sta a monte. Idem per le persone.
Non credo che ci siano casi ‘più a rischio’ di altri. Una persona che sta male è una persona che sta male, punto. L’unica cosa che resta da fare è cercare di adoperarci al meglio coi pochi mezzi che abbiamo. Spesso basterebbe un saluto, un vero interesse per le condizioni di una persona che conosciamo anche solo superficialmente, per risolvere molti dei problemi che possono venirsi a creare. Ma spesso confrontarsi con gli altri porta anche a un confronto personale…

Hai avuto esperienze con diverse case editrici. Secondo te cosa manca al panorama letterario ed editoriale italiano per trasformarlo da invisibile a bene in vista?
Il discorso è molto intricato e lungo, ma cercherò di essere breve ed esaustivo…
Innanzitutto, a monte c’è lo stesso problema che si avverte in quasi ogni realtà narrativa italiana, soprattutto nella letteratura e nel cinema: un divario eccessivo fra le storie d’evasione (quelle più commerciali – che brutta e ipocrita parola, come se gli autori ‘impegnati’ non volessero vendere) e quelle autoriali. Per fare un esempio semplice, basta citare una saga come quella di Harry Potter e tutti i temi racchiusi in essa (oltre a quello della morte, quello sul razzismo, la pena capitale e la dittatura) o quella de Il Signore degli Anelli per far vedere come una fusione coerente fra le due cose è possibile. Ma potrei citare anche La saga di Terramare di Ursula K. LeGuin, un vero trattato di filosofia, o anche un libro come La rivolta di Atlante di Ayn Rand. In questo modo si rende la lettura come un qualcosa di elitario, quando invece le tematiche serie possono essere trattate in una matrice più ‘popolare’ e che possa invogliare anche i lettori più giovani. Mi sembra infatti assurdo che nelle scuole si escludano i cosiddetti ‘classici moderni’, magari agevolati anche dalla produzione di film ispirati ad essi, e che possono fare più breccia nel cuore dei ragazzi – d’altronde, prima di arrivare a Dostoesvkij si inizia con cose più semplici ma non per questo meno valide, basta contestualizzare il tutto.
Inoltre, e questa cosa la dico anche a costo di rendermi impopolare, non si sfruttano abbastanza le mode e le tendenze. Perché non è detto che un prodotto sia scadente solo perché tratta un genere o una tematica in voga in un determinato periodo, questo spetta alla sensibilità e all’abilità dell’autore. D’altronde, un bel libro come Lasciami entrare di John Ajvide Lindqvist (e il relativo film di Tomas Alfredson, molto bello anch’esso) avrebbe avuto quella popolarità senza l’onda del successo di Twilight?
Un altro fattore, forse il più strano di tutti, è che ormai chiunque pensa di poter scrivere. Ci sono più scrittori che lettori e la cosa sta inevitabilmente intasando il mercato. A suo modo, piccoli danni li sta facendo anche il self publishing, che se da una parte aiuta le penne più coraggiose e innovative che in virtù di questo loro stato d’essere hanno più difficoltà ad essere pubblicate, dall’altra ha permesso a delle ignobili schifezze di raggiungere gli e-reader o gli scaffali di alcuni, togliendo spazio e visibilità a chi l’avrebbe meritata maggiormente. Brutto da dire, ma alle volte un po’ di ‘filtro’ è necessario.
Ohibò, avevo detto che cercavo di essere breve, e invece…

Chi sono, secondo te, gli autori “invisibili” che meriterebbero maggiore interesse da parte dei lettori?
Credo che più che consigli su determinati autori, che sarebbero comunque veicolati dal gusto personale, quello che serve è un incitamento nell’andare a scoprire di persona il mondo dell’editoria indipendente. È un sistema utile per allargare i propri orizzonti ma, soprattutto, per scoprire che c’è sempre un’alternativa rispetto ai bestsellers che le grandi catene sembrano voler piazzare in ogni angolo in tutte le librerie. Alla fine, come in ogni cosa, la parola finale spetta a noi e farci comandare da chi detiene il controllo dei media non è mai una bella cosa.
Ironicamente, questa risposta si collega un poco alla seconda domanda.

Quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere?
Si stanno ultimando le ultime cose per l’uscita del mio quarto romanzo, Lo strano caso di Thomas Winslow, per i ragazzi della Duetredue Edizioni. È un libro nel quale ho cercato di fondere il fantasy con l’hard boiled. Un progetto molto particolare, di cui sono molto fiero ed entusiasta, sicuramente la cosa più ambiziosa che ho scritto fino ad ora.
Sto anche ultimando di scrivere un altro libro e, al contempo, prendendo appunti per altri lavori – tempo permettendo. L’unica cosa certa è che non ho nessuna voglia di fermarmi.

Mendes Biondo

Il libro è acquistabile al link http://www.natividigitaliedizioni.it/prodotto/storia-uomini-invisibili-giacomo-festi-2-99e/

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