“Fernweh” – Quattro chiacchiere con l’autrice Chiara Zanini

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Oggi quelli di RAMINGO! sono andati a trovare la scrittrice Chiara Zanini per scambiare quattro chiacchiere con lei sul suo nuovo romanzo intitolato Fernweh e pubblicato con la Nativi Digitali. La storia parte nell’anno 2452 quando una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento. Nata a Istanbul da genitori friulani, dopo aver vissuto in varie città italiane si laurea in Scienze Politiche e si stabilisce a Venezia. Diversi suoi racconti sono apparsi in antologie di autori vari, tra i quali segnaliamo: Il Veneto del futuro edito dalla Casa Editrice Marsilio, 365 racconti sulla fine del mondo di Delos Books edizioni, 365 racconti di Natale di Delos Books edizioni. Con Wizards and BlackHoles ha pubblicato il racconto lungo L’orologio della verità.

Dalla tua biografia si legge che sei nata a Istanbul e ti sei trasferita successivamente in varie altre città italiane. Per te Fernweh, prima come vocabolo che come romanzo, cosa significa?
Non conosco il tedesco, ma mi sono imbattuta in questo termine anni fa e l’ho trovato subito affascinante; in italiano lo si può tradurre grosso modo come ‘provare un senso di nostalgia verso luoghi lontani’. Io lo interpreto come una voglia di evadere, di allontanarsi dalla propria casa e dalla vita quotidiana per conoscere paesaggi nuovi.
Questo solo vocabolo racchiude in sé il tema portante dell’intero romanzo: il desiderio struggente di vedere luoghi irraggiungibili, in questo caso non in senso spaziale ma temporale. Luoghi ormai inesistenti, appartenuti a un Terra del passato che nessuno ricorda più.

Al centro di questa storia c’è un futuro post apocalittico per la nostra civiltà. Oggi cosa rischiamo con il nostro comportamento nei confronti dell’ambiente e della società?
In questo romanzo ho affrontato diversi temi che mi stanno a cuore. Ho provato a immaginare cosa comporterebbe vivere in un ambiente ristretto, ipertecnologizzato e del tutto sradicato dall’ambiente naturale. Non sarebbe un bel vivere, almeno non per me, tanto che ho cercato di descrivere come potevo l’ansia dei miei personaggi, la loro voglia di lasciarsi alle spalle una città che considerano soffocante e il loro desiderio di vedere con i propri occhi alberi e animali, camminare su un prato, percepire la carezza del vento sulla pelle. Ho l’impressione che al giorno d’oggi, vivendo in luoghi sempre più grigi e affollati, non ci rendiamo conto di quello che stiamo perdendo, della ricchezza naturale che ci circonda e in un futuro non troppo lontano potrebbe essere a rischio di estinzione.
In Fernweh punto anche il dito contro l’appiattimento sociale. Per strada mi pare di vedere sempre più spesso persone che si vestono e parlano allo stesso modo, mentre preferirei che ognuno esprimesse la propria personalità senza adeguarsi con tanta passività alle mode del momento. Ho provato a portare all’eccesso una simile tendenza all’omologazione; mi sono chiesta cosa sarebbe successo se delle ipotetiche autorità governative avessero instaurato un controllo della società così subdolo da obbligare chiunque a indossare tute unisex, abitare in appartamenti identici gli uni agli altri, vivere e comportarsi nella stessa maniera senza nemmeno rendersene conto, imprigionando invece i devianti in un quartiere degradato in cui, al contrario, non esiste alcuna regola. Anticipo già al lettore curioso che, in questo romanzo, la mia simpatia va agli individui che escono dagli schemi e ragionano con la propria testa.

Chiara Zanini

Hai pubblicato diversi libri con diverse case editrici. Ti va di raccontarci qualcosa di questo tuo peregrinare?
Dal momento che mi diverto a scrivere storie di genere letterario diverso, mi è capitato di entrare in contatto con numerose case editrici. Spesso le opportunità si presentano senza che neanche me lo aspetti: lavoro da diversi anni al mio secondo romanzo, un fantasy molto corposo, ma quando girovagando in rete mi imbatto in bandi di selezione che mi incuriosiscono non posso resistere alla tentazione. Così, mi sono ritrovata a scrivere storie horror, fantasy, di fantascienza, mainstream, di genere storico e perfino un chick-lit così, solo perché il tema mi solleticava, idee nuove mi vorticavano nella testa e provavo l’istinto di conoscere personaggi o esplorare trame a cui fino a quel momento non avevo pensato. Trovo comunque che sia stimolante pubblicare con editori diversi: ognuno ha la sua particolarità, un proprio modo di lavorare e concepire l’arte della narrazione, per cui entrare in contatto con tanti editori mi aiuta a crescere come scrittrice.

La tua scrittura spazia in diversi generi. Chi sono stati i tuoi maestri e chi ritieni possa essere il prossimo a poter portare questo nome?
I maestri sono tanti, impossibile nominarli tutti. I miei autori-culto, sempre che siano esistiti, sono Omero e Shakespeare, per la straordinaria capacità di creare trame e personaggi sempre diversi. Amo chi sa descrivere luoghi alternativi o del passato con tale realismo che, leggendo, si ha l’impressione di trovarsi proprio lì, all’interno del romanzo, per cui autori come George R. R. Martin, Robert Jordan, Jacqueline Carey e Diana Gabaldon mi mandano in visibilio. Adoro i virtuosisti della parola come Calvino, Baricco, Maxence Fermine e Donna Tartt (ho trovato Il cardellino magnifico, più soave di una poesia perfino nei passaggi più crudi.) Seguo da anni Haruki Murakami, ogni sua nuova uscita per me è un’occasione di festa. Vorrei saper articolare trame geniali come Philip Dick, scrivere con la stessa levità di Herman Hesse, eguagliare l’approfondimento psicologico dei personaggi di Dostoevskij.
Insomma, non so proprio decidermi su un solo autore.

Quali sono i tuoi prossimi progetti in ambito letterario?
Per mia grande fortuna ho il computer zeppo di storie in via di elaborazione. Sto lavorando a un progetto collettivo che uscirà a breve, una storia corale che mischia fantasy e fantascienza. Ho un romanzo urban fantasy a un buon punto di lavorazione e diversi racconti lunghi di genere vario che hanno bisogno solo di qualche sistemata. Un mainstream incentrato su amore e amicizia su cui fantastico da diverso tempo. Poi qualcosa di abbozzato, che insiste perché lo degni di maggiore attenzione: una sorta di racconto umoristico con qualche venatura romantica e accenti da spy story, ma ambientato in una Persia favolosa ispirata a Le mille e una notte. E poi, tanta voglia di buttare giù la prima stesura di un giallo, di cui ho già in mente trama e personaggi, ma che non ho il coraggio di affrontare perché in questo genere letterario finora non ho mai scritto nulla.
Nel frattempo il mio buon vecchio romanzo fantasy di più di mille pagine è quasi pronto (ma lo dico da almeno tre anni; non credeteci.)

Mendes Biondo
(Giornalista)

Fernweh è disponibile in formato e-book al link http://www.natividigitaliedizioni.it/prodotto/fernweh/

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