Intervista a Lorenzo Sartori, papà letterario dello scrittore Michael Farner

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RAMINGO! è andato a trovare lo scrittore Lorenzo Sartori, inventore del personaggio letterario Michael Farner, e scrittore per Nativi Digitali Edizioni. Il suo primo libro con la Nativi è Lo strano caso di Michael Farner, un racconto che ironizza su cliché e consuetudini del mondo dell’editoria spiazzando continuamente il lettore, portandolo a ribaltare più volte la sua prospettiva e suggerendogli che ci sono tanti modi diversi per osservare una realtà solo apparentemente lineare. Mentre il sequel, Il ritorno di Michael Farner, ripresenta i toni noir e ironici del precedente e si ritrovano vecchie conoscenze, colpi di scena e frecciatine al mondo dell’editoria e ai thriller in stile americano.

Il tuo primo romanzo è una simpatica parodia dei romanzi gialli tradizionali. A questo punto scatta automatica la domanda: chi sono quegli autori che ti hanno ispirato questo “strano caso”?
Devo dire nessun autore di gialli o thriller in particolare, genere tra l’altro che amo. Ma proprio perché è un genere che amo (e in cui mi cimento) un po’ di autoironia è necessaria. Credo che molti autori abbiano legato le loro fortune a dei personaggi. È un po’ come per gli attori. Ci sono attori che sono e resteranno tutta la vita quel personaggio che li ha resi celebri, non hanno scampo. E lo stesso vale per molti scrittori, soprattutto di gialli o thriller. Prendiamo ad esempio un Camilleri e togliamogli Montalbano. Che ne sarebbe di Joe Nesbo se dovesse far morire il suo Harry Hole o di Lee Child se si sbarazzasse di Jack Reacher? Finirebbero come Michael Farner? Perché i problemi di Farner nascono proprio dall’aver fatto fuori la sua gallina dalle uova d’oro. Da quel momento in poi per lui non c’è stata pace e non solo per il disappunto dei lettori…

Nel secondo “Il ritorno di Michael Farner” il nostro eroe finisce vittima dei suoi stessi romanzi. Secondo te quando la scrittura può diventare pericolosa per il proprio autore?
La scrittura è sempre pericolosa, perché crea dipendenza. E come tutte le cose che creano dipendenza dà piacere e nuoce gravemente alla salute. Ma di qualcosa bisogna pur sempre morire, del resto.
Lo scrittore vive, almeno in parte, in un mondo parallelo. Non credo si possa scrivere una storia senza esserci in qualche modo “dentro”. Capita quindi si essere assenti, ma presenti altrove. Michael Farner è solo uno che ha difficoltà a capire dove sia assente e dove presente.

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Il tuo lavoro di giornalista e organizzatore di eventi legati ai giochi di ruolo quanto ha influito sulla stesura dei tuoi romanzi?
Il mio lavoro di giornalista credo possa aver influito sullo stile, o meglio sul formato. Lo Strano Caso di Michael Farner e Il Ritorno di Michael Farner sono sostanzialmente dei racconti. Il sequel è un racconto magari un po’ lungo, ma pur sempre un racconto, un qualcosa che si legge in un paio di serate. Sono uno che ama la sintesi, arrivare al punto senza diluire troppo i contenuti. Certo, ho scritto anche cose più lunghe, romanzi veri e propri, ma il formato “breve” è quello che prediligo. Ha a che fare con il fatto di stare dentro o fuori la storia a cui accennavo prima. A volte è come stare in apnea. Stare troppo tempo su una storia può annoiarmi, i personaggi smettono di sorprenderti, di creare le situazioni. Perché sono sempre loro, almeno nel mio caso, a raccontare a me quello che deve succedere. Io mi adatto come posso, cercando di stargli dietro.
La mia esperienza di autore di giochi invece fa sì che con il lettore mi piace giocare. Se non stai al gioco forse non sono l’autore che fa per te. Nelle mie storie ci sono sempre colpi di scena, rimandi, sottili ironie e citazioni. Insomma, mi devo divertire anch’io quando scrivo.

Nelle tue storie si parla di aspettative del lettore e problemi editoriali. Quali sono le maggiori difficoltà che si riscontrano nel settore dell’editoria?
Sono tematiche che ho affrontato solo con i due racconti di Michael Farner. Lui è uno scrittore e lo sono anche gli altri personaggi principali. Inevitabile fare anche qui un po’ di ironia.
Le difficoltà per uno scrittore non affermato sono molte (e credo che non sia facile nemmeno per quelli affermati, quando e se mi affermerò ve lo saprò dire con maggiore certezza). In Italia è risaputo che i lettori sono pochi. Aggiungiamo il fatto che la narrativa di genere da noi è snobbata anche da una buona parte dei lettori e tutto questo finisce a cascata sulle spalle degli ultimi arrivati. L’Italia è un paese che non ama rischiare e i lettori, gli editori e anche gli scrittori sono figli di questo paese. Ci si mette tutti in coda per vedere lo stesso film. Bello o brutto che sia, pochi si chiedono se esista altro. Pochi se la sentono di correre il rischio, di trovare magari un qualcosa che metta in discussione una sana rassegnazione a cui ci siamo (ci hanno?) preparati da tempo.

Michael Farner lo rivedremo sugli scaffali elettronici oppure saranno altri i protagonisti delle tue avventure?
Ho in mente di scrivere il terzo capitolo della “saga”. L’idea è quella di ambientarlo in Italia, dove il buon Farner è in giro per un tour promozionale. Al momento però sono su altri progetti, per cui aspetto che sia Michael a bussarmi alla porta e a invitarmi nella sua storia e conoscendolo lo farà nel bel mezzo della notte. Di solito insieme ci divertiamo parecchio, per cui, quando succederà, lo seguirò anche in pigiama.
Mendes Biondo
(Giornalista)

I libri sono acquistabili in formato e-book al link http://www.natividigitaliedizioni.it/portfolio-items/lorenzo-sartori/?portfolioID=11799

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