Chi ha ucciso la Star di Internet? – Quattro chiacchiere con Marco “Frullo” Frullanti

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Con Marco “Frullo” Frullanti ci siamo permessi di fare un’intervista informale, seguendo il taglio del suo ultimo lavoro, per parlare di come è nato il saggio Facebook killed the Internet Star. Ne abbiamo dato notizia qui e ora approfondiamo assieme a lui le fasi creative oltre che ciò che ruota intorno all’Universo “Frullo” fatto di cultura geek, saggi di semiotica e libri di autori digitali da pubblicare con la sua casa editrice Nativi Digitali.

La prima domanda è a bruciapelo. Facebook killed the Internet Star?
Inventarsi il titolo forse è stato più faticoso che scrivere il libro. Lo avevo sempre chiamato “il libro su internet”, e avevo addirittura pensato di chiamarlo così, ma sarebbe stata una mossa troppo surrealista anche per me. Tra varie opzioni emerse, alla fine abbiamo scelto quella più provocatoria e, forse, accattivante.

Sei un editore digitale oltre che scrittore. Secondo te quali sono le modifiche che la saggistica oggi dovrebbe fare per essere più accattivante a livello commerciale?
Tradizionalmente, la saggistica in Italia si divide tra i manuali accademici, che si studiano all’università e basta, e quelli pratici, volti alla risoluzione di problemi specifici e con un focus “tecnico”. Manca all’appello invece la saggistica alla Bill Bryson, più ironica, quotidiana, tagliente. Il problema è che per molti è ancora inconcepibile che si possa aver pretese di parlare seriamente di qualcosa usando un tono autoironico e svagato e non da professoroni. Ma io credo che nei prossimi anni vedremo dei passi significativi in questa direzione, sia da parte degli editori che dal pubblico.

Marco Frullanti

Tra le tue competenze c’è anche la semiotica. Internet ha spinto in avanti lo sviluppo e l’evoluzione del simbolo oppure lo ha fermato?
Entrambe le cose: su internet un simbolo, per una serie di circostanze, può diventare “meme”, entrando quindi nell’immaginario collettivo di una nicchia culturale. Il problema è che la pervasività e simultaneità della rete porta spesso alla deformazione del senso originario dei simboli; l’evoluzione dei significati in realtà non è un fenomeno negativo perché è quello che mantiene “vivo” un linguaggio, ma su internet si esagerare. Giusto per citarne uno, il “Be like Bill” era una vignetta per usata per prendere in giro i “complottisti” e in generale i creduloni, e nel giro di un paio di settimane la vedi pubblicata su Facebook da tutte le pagine aziendale con significati che non solo distorcono ma persino contraddicono il simbolo originale. Insomma, è un bel casino.

Tra le tue passioni c’è anche il mondo “geek”. Quanto di questo ha influenzato il tuo modo di scrivere e di ricercare materiali per i tuoi testi?
Un bel po’. Oggi la cultura “geek” si sovrappone ormai a quella “pop”, tutti guardano Game of Thrones e Star Wars, mentre 20 anni fa il fantasy e la fantascienza erano considerati hobby da bambini o da sfigati. In realtà, penso che si tratti proprio di mantenere la curiosità e l’incanto tipico dai bambini anche in età adulta; per me è così, e senza questi stimoli costanti, questa astrazione dal mondo reale, non mi sarebbe mai saltato in testa di mettermi a scrivere, e con ogni probabilità pure di fare l’editore. Recupererei una citazione degli Smashing Pumpkins che ho inserito anche nel libro: “I wanted more than life could ever grant me, bored by the chore of saving face”; essere “geek” (e scrivere) per me è questo, andare oltre quello che la gente considera ordinario, a costo di sembrare “sfigato”.

Avanti tutta verso il futuro. Che cosa vedono i tuoi occhi da elfo?
Premettendo che mi sento molto più “editore” che “scrittore”, e che le serie tv, videogiochi e film in uscita nel 2016 probabilmente monopolizzeranno il mio già scarso tempo libero da qui a un po’; di idee ne ho sempre tante, troppe, è più forte di me. Probabilmente il mio prossimo libro sarà più serioso del solito, e riguarderà il mondo della piccola editoria e degli autori emergenti. Altri progetti a cui vorrei dedicarmi in futuro sono una versione riveduta e ampliata di “Anni ’90”, e un’indagine sul mondo degli otaku, i “fissati” di animazione e cultura contemporanea giapponese.

Mendes Biondo
(Giornalista)

Il libro è acquistabile in formato digitale al link http://www.natividigitaliedizioni.it/prodotto/marco-frullo-facebook-killed-the-internet-star/

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