Donne e Autrici – Quattro chiacchiere con la scrittrice Sara Zelda

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Di Sara Zelda abbiamo raccontato diversi lavori in diversi modi. A partire dal suo romanzo d’esordio intitolato I Dissidenti fino a Nichi arriva con il buio. Oggi è arrivato il momento di chiederle qualcosa di più sulla sua ultima fatica che l’ha vista coinvolgere un gruppo nutrito di scrittrici indipendenti nell’inchiesta-intervista intitolata Donne e Autrici: la missione possibile del sesso memore.

Il tuo è un saggio che indaga il panorama letterario delle autrici indipendenti. Che situazione è emersa da questa ricerca?
Lo scopo principale del mio saggio è quello di svelare la creatura umana che si cela dietro il nome in copertina, la storia che resta nascosta dietro la storia che si sceglie di presentare al pubblico.
Nel condurre le interviste che hanno generato i contributi contenuti in questo libro non ero tanto interessata alle dinamiche editoriali, che tutti in questo ambiente a grandi linee conosciamo. In quanto autrice io stessa, volevo addentrarmi nella sfera privata delle mie colleghe, nella loro quotidianità, per scoprire se anche loro, come me, incontrano ogni giorno le medesime difficoltà nel realizzare i propri obiettivi professionali.
Benché oggi nel mondo del lavoro le donne godano di maggiore considerazione rispetto a un secolo fa, lavorare da casa, soprattutto se con modalità di autogestione, ci espone a un grosso rischio: quello di ricadere indietro nella trappola stereotipata della casalinga che, a fine giornata, si intrattiene con un hobby.
Tuttavia, nessuna di noi interpreta davvero la scrittura come un hobby e questa breve inchiesta ne è la dimostrazione, se di una dimostrazione c’era davvero bisogno. Tutte quante, in misura differente, prendiamo questo impegno molto seriamente. E c’è anche chi vive di questo, tra l’altro.

Qual è stata la risposta delle autrici a questo progetto?
In generale si è trattato di una risposta entusiastica, non potevo aspettarmi di meglio. Ogni autrice interpellata aveva un suo peso sul cuore, una vicenda che desiderava poter raccontare, ma che non trovava spazio apertamente nei propri romanzi. Questa collaborazione ha dato a tutte loro l’occasione di aprire la finestra e respirare una boccata d’aria fresca… o, almeno, è così che mi piace pensare.
Durante le interviste mi sono trovata a inserirmi per caso all’interno di una tragedia annunciata, ovvero la minaccia dell’interruzione di una serie per questioni di bilancio, che per fortuna non si è verificata. L’autrice che stava attraversando questa delicatissima fase professionale ha riscritto il suo contributo tre volte e ogni volta il tono era diverso: dall’incertezza si è passati alle campane a lutto e, infine, a un’insperata resurrezione. Per me è stato un vero onore essere chiamata a partecipare di questa vicenda. Senza contare l’emozione, fortissima, sia nel bene che nel male.

Secondo te come possiamo liberarci degli stereotipi che avvolgono le scrittrici in Italia?
Leggendo con attenzione quello che hanno da dire. Non c’è altro modo, temo.

Sei un’autrice self-published. Raccontaci qualche aneddoto che ha segnato il tuo percorso.
Il mio percorso, al momento, si è segnato da solo. L’auto-pubblicazione è il terreno battuto da coloro che ancora non hanno avuto modo di suscitare l’interesse di un medio o grande editore, ma anche da valanghe di teen-ager che hanno scoperto un’alternativa più remunerativa al blog personale o alle piattaforme di fan-fiction. Di conseguenza un autore che desideri essere tale, se non dispone di un seguito capace di spingerlo in vetta alla classifica, è destinato a scomparire nella valle, eternamente risospinto verso quel limbo in cui lo scouting non arriva. È una sorta di circolo vizioso. E non sono neanche certa di aver risposto alla tua domanda.

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Guardiamo avanti. Cosa vedi nel tuo futuro letterario?
Forse tu non lo sapevi, ma questa è una delle domande che ho portato a tutte le intervistate ed è curioso sentirmela presentare a mia volta. È anche la più difficile a cui trovare una risposta, perché legata a variabili fuori dal mio controllo.
Posso dirti cosa vorrei vedere: un grande editore, un contratto a tempo, i miei libri distribuiti nelle principali librerie e tradotti in altre lingue (così, dato che vivo in Germania, potrei infine soddisfare quanto meno le richieste degli amici) e, perché no? La trasposizione di Nichi arriva con il buio in un film e una riduzione televisiva de I Dissidenti, alla cui realizzazione mi piacerebbe moltissimo partecipare di persona. Soprattutto, vorrei poter godere veramente di giornate lavorative di otto ore, senza alcuna interruzione, per scrivere, scrivere, scrivere.
Purtroppo, al momento vedo solo un panorama desolato e una crescente frustrazione. Il mio seguito è ancora troppo esiguo per rendermi un brand capace di fare la differenza nel panorama del self, e riuscire a raggiungere un editore medio-grande sembra un’impresa impossibile. Ho trascorso l’estate a spedire manoscritti a destra e a manca e ho ricevuto una sola risposta, negativa, da un editore che sapevo già in partenza di non poter interessare, ma gli ho inviato comunque il mio libro per non lasciare nulla di intentato.
Il problema principale non è nella risposta del pubblico ai miei lavori, giacché tutti coloro che li leggono ne restano a modo loro colpiti, ma è proprio riuscire a farmi leggere. Il mio non è uno dei nomi di punta dell’editoria indipendente, un po’ perché i miei romanzi sono stilisticamente complessi e strutturalmente impegnativi e quindi inadatti a un pubblico in cerca di mero intrattenimento, un po’ perché il genere che oggi va per la maggiore è il rosa, con cui non mi sento affatto in sintonia. O forse ho ancora molto da imparare, e in tal caso un reale confronto con un team di professionisti del settore avrebbe ancora più valore. Qualunque sia la spiegazione, il punto è che i miei titoli non stanno circolando, e questo mi amareggia.

Mendes Biondo
(Giornalista)

Il libro è acquistabile al link http://www.amazon.it/Donne-Autrici-missione-possibile-memore-ebook/dp/B01A3GCUJY

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