Intervista al cantautore “ramingo” Marco Schnabl

Oggi siamo andati ad intervistare il cantautore Marco Schnabl Marco ha iniziato a suonare la chitarra molto presto e, all’età di 17 anni, divenne membro di una delle migliori band della città di Taranto chiamata “Velvet”. Ha co-fondato nel 1994 il gruppo “Foghenaist”, cambiato poi in “Mother of Pearl”, e, a partire dal 1995, dopo aver vinto il concorso nazionale Arezzo Wave, ha iniziato un’intensa attività live. Col trasferimento a Londra nel 1997, ha la possibilità, sempre con la sua band, con la quale rimarrà fino al 2004, di suonare in centinaia di diverse venues nel Regno Unito (Cavern, Electric Ballroom, The Bedford …), in Irlanda (Point Depot, Wheelans, Eamonn Doran’s …), l’Italia (Cencio’s, Tunnel…) e negli Stati Uniti (CBGB’s, The Chance Theatre …) oltre a registrare altri due album di cui uno mai pubblicato ma disponibile sul profilo soundcloud dell’artista. Ha collaborato con il compositore Guy Farley, i produttori Nick Tauber (Marillion, Ten Years After) e Chris Kimsey (Rolling Stones, Peter Tosh, Peter Frampton, Marillion, Killing Joke …), i Duran Duran ed ancora una lunga lista di artisti indipendenti, che si conclude, nel 2009, col mix e mastering dell’album di debutto di Tallulah Rendall prodotto da Marius De Vries e distribuito da Universal. Ricco d’ispirazione forma la sua band e registra, a porte chiuse, un concerto col nuovo materiale al Tatà Theatre nella sua città natale, Taranto, il 27 agosto 2015.
La sua musica è da subito molto apprezzata perchè mix vincente di brit rock, soul, blues e un po’ di psichedelica.

Il tuo progetto unisce musica e parola. Raccontaci come è nato.
Questo progetto è frutto di una incubazione durata più di vent’anni. Ho lavorato sempre come chitarrista, arrangiatore e produttore, anche nella mia ex band, Foghenaist poi Mother of Pearl, ma mai come autore e front man. Nel 2014, dopo un lungo percorso personale, ho capito che non ce la facevo più a fare solo quello che avevo sempre fatto ed ho avvertito una fortissima esigenza di scrivere musica e testi, semplicemente perché ho molto da dire. Ecco, forse questo è il vero motivo della nascita del mio progetto: ho tante cose da dire…o almeno credo!

 

Il tuo lavoro coinvolge diverse lingue e culture. Qual è il tuo rapporto con l’italiano e con l’inglese e quale di queste due lingue senti più vicina quando crei?
Ritengo che la l’inglese sia più adatto ad un certo tipo di linguaggio, che è quello proprio dello spirito del Rock, genere difficilissimo da definire e che comunque non appartiene alla nostra cultura sociale italiana… La lingua parlata è a mio avviso lo specchio più vero della cultura di un Paese e l’inglese è parlato in tutto il pianeta. Ecco perché lo considero come miglior mezzo per assorbire l’attività cerebrale del pianeta. L’italiano invece, è una lingua che, per bella che essa sia, si parla solo qui; non mi permette quindi di sentirmi a mio agio nel descrivere ciò che metto in musica, per il semplice fatto che non riuscirei ad arrivare a tutti. Parlando poi più semplicisticamente si può dire che…mi piace di più, suona meglio… tutto qui.

Cover EP

Hai avuto esperienze musicali sia in Italia che in Inghilterra. Quali sono le differenze che hai riscontrato nel pubblico dei due Stati?
Parto subito polemico, scherzo, ma credo che una delle differenze fondamentali sia che, il pubblico italiano, per motivi sui quali soprassiedo, applaude normalmente e generalmente a qualsiasi fesseria tu faccia su un palco. Che tu stia scimmiottando o copiando o facendo una cosa originalissima…applaude a prescindere.
Quello inglese, o meglio, nello specifico, quello londinese, no. E’ il pubblico più tosto del pianeta. E’ attento, critico, ti spolpa quando sei sul palco, ti fa sentire sotto analisi continuamente. Quando ti applaude lo fa perché lo hai convinto. In caso contrario se ne va senza problemi pur avendo pagato il biglietto. Nel resto del Regno Unito è appena più clemente. In Irlanda invece, è caloroso come negli USA. Davvero, a Londra non si scherza. Per questo motivo nel circuito dei musicisti inglesi si usa dire che se un artista riesce a conquistare il pubblico Londinese è pronto a conquistare il mondo.

I giovani e la musica. Che panorama vedi per loro oggi?
Se intendi i giovani italiani…la vedo dura. I motivi sono moltissimi e di natura socio/politico/religiosa. Ma non mi soffermo. Purtroppo c’è un fatto fondamentale: i ragazzi italiani hanno quasi completamente perso l’attitudine al confronto. Mi spiego meglio, per confrontarsi ci vuole fegato, umiltà e tantissima forza nell’affrontare le conseguenze di una marea di pesci in faccia che si prendono lungo la strada. Tutto questo mi sembra mancare nelle nuove generazioni italiane.
Per quanto riguarda i giovani del resto del pianeta, ahimè, non ho abbastanza parametri per condividere un’opinione sensata al riguardo.

Dopo il presente, il futuro. Che progetti ti vedranno partecipe dopo questo?
Diciamo che ho un bel po’ di carne al fuoco. Ho girato un live che ho messo online a Settembre, il “Live @ Tata’ Theatre” che potete trovare sul mio canale YouTube, il quale è trasmesso a rotazione da un canale inglese di LifeStyle, e ne ho un altro in cantiere assieme ad alcuni video in setup acustico. Entro Marzo attiverò una campagna di fundraising in vista dell’uscita ufficiale del disco, che vorrei anche stampare su vinile, attraverso la piattaforma di Ulule e poi spero di poter incominciare a suonare, il più possibile, da quest’estate. Il tutto è un costante work in progress. Nel frattempo attendo i risultati dell’ International Songwriting Competition negli Stati Uniti (I.S.C.) nella quale ho in concorso quattro dei miei brani presenti sull’EP “Marco Schnabl”.
Per concludere mi sento di dire che credo nella musica, nella mia musica. Penso che tutti abbiano il diritto e le potenzialità per esprimersi in qualsiasi forma d’arte o meno. Purtroppo tantissimi non hanno la possibilità di farlo o non trovano le giuste motivazioni. Sono sensazioni, quelle che ti frenano, che ho provato anche io sulla mia e che mi hanno portato, attraverso un lungo percorso e lavoro sulla mia persona, ad avere tutto molto chiaro oggi. So quello che ho da dire. Conosco il mio mondo interiore, che credo alla fine non sia molto diverso da quello di tanti, e ne voglio parlare. Sono convinto che la mia musica possa toccare le corde di tanta gente e sono certo che lo farà.
Che dire, spero in futuro di conoscere voi lettori ad un mio live e nel frattempo vi invito tutti a seguire la mia pagina ufficiale di FaceBook ed il mio sito http://www.marcoschnabl.com per rimanere updated sul mio percorso artistico.

Mendes Biondo
(Giornalista)

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