Speciale Cannibalismo – Una fame da lupi

Working Title/Artist: Ugolino and His SonsDepartment: ESDACulture/Period/Location: HB/TOA Date Code: Working Date: ca. 1860-61, executed in marble 1865-67 photography by mma, Digital File DP247545.tif retouched by film and media (jnc) 4_21_11

Un altro grande interprete dell’Ugolino dantesco è lo scultore francese Jean-Baptiste Carpeaux che, quando legge la Divina Commedia, viene «fortemente stimolato dalla potenza poetica dell’opera; scrivendo nel 1854 che “una statua pensata dal cantore de La Divina Commedia e creata dal padre del Mosé sarebbe un capolavoro dello spirito umano”».

La formazione artistica di Carpeaux è arricchita da una notevole conoscenza del sapere dell’École, dei grandi capolavori di Michelangelo e Géricault, utile strumento per la realizzazione del suo gruppo scultoreo.

Egli scrive in una lettera del 1857:

quel ch’è ancor più bello è che ho appena trovato la mia composizione di ultimo anno; è un gruppo di quattro figure; gli elogi che ho ricevuto per questa composizione mi provano che devo solo continuare su questa base. Questo soggetto è drammatico fino al massimo grado, ha una grande analogia con il Laocoonte.

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E se, come sostiene De Sanctis, nell’episodio della Divina Commedia, «Dante ha trasformato la statua in uomo», Carpeaux nel suo Ugolino e i suoi figli del 1865-1867, trasforma l’uomo in statua, realizzando una mirabile opera in marmo, riuscendo a trovare l’equilibrio esecutivo e la perfetta fusione tra forma e contenuto.

Jean-Baptiste Carpeaux. Ugolino and His Sons, detail of sons

Il talento sulla resa plastica e la conoscenza anatomica dell’artista danno vita ad una composizione realistica e classicheggiante ben concepita e curata nei dettagli, capace di offrire al fruitore un sentimento di stupore, intensa drammaticità e reverenza.

Il tormento e l’angoscia del conte Ugolino vengono espressi nel suo sguardo corrucciato e nella rappresentazione del suo corpo austero e contratto, mentre i figli sono ritratti striscianti ai piedi del padre in un atteggiamento patetico, dove l’umiliazione e la disfatta collettiva riprendono il motivo supplichevole di un abbraccio devoto.

Poiché le arti figurative possono avvalersi solo di un singolo momento dell’azione, gli artisti hanno il compito di prendere in considerazione il più pregnante. La realizzazione artistica porta lo scultore davanti ad una scelta ponderata sul momento da prendere in considerazione del poema dantesco, infatti, «durante l’intera “avventura” dell’Ugolino, Carpeaux non cessa di porsi questioni e di tentare di risolverle. Passa così da un Ugolino steso sui cadaveri, totalmente vinto (idea ripresa più tardi da Rodin), a un Ugolino seduto, torturato dal rimorso ma impastato di nobiltà e dignità».

I primi disegni preparatori del progetto scultoreo sono i più originali e terribili. In un foglio di Valenciennes, Carpeaux abbozza un bassorilievo nel quale il tiranno pisano striscia sui cadaveri dei suoi figli.

Jean-Baptiste Carpeaux. Ugolino and His Sons . detail, the dead son

Lo scultore francese per la sua grande opera si lascia dunque ispirare dai versi danteschi nel momento in cui Ugolino, mosso dall’impeto della disperazione, si morde le mani. È l’attimo in cui l’anima tenta di soffocare il suo dolore e fa tendere il corpo in ogni sua fibra. È questo uno dei momenti di massima profondità del racconto, così carico di pathos dal punto di vista poetico da far affermare a De Sanctis che

se un pittore dovesse scegliere un’attitudine sintetica che ti ponesse avanti i tratti sostanziali di questa poesia, sarebbe quest’essa: perché qui sei proprio al momento decisivo del racconto; ed hai già nell’attitudine dei padri e de’ figli tutti i motivi del più alto patetico.

Rodin, ispirato dal bozzetto di Carpeaux, non esita a scolpire il suo Conte Ugolino nell’atteggiamento di una bestia, a quattro zampe, rappresentandolo nel momento in cui brancola sui cadaveri dei figli.

Qui si rende necessaria una digressione, perché il suo deambulare sui quattro arti rimanda verosimilmente all’incisione di Lucas Cranach il Vecchio, intitolata Werewolf, del 1512 circa, e alle prime rappresentazioni del lupo mannaro. Il licantropo è infatti una delle innumerevoli rappresentazioni del cannibalismo, perché «nell’antichità, per spiegare episodi di tale ferocia, si preferiva pensare a una contaminazione animale».

Jean-Baptiste Carpeaux. Ugolino and His Sons . detail Ugolino's face

D’altronde, tutti i peccatori del nono cerchio sono, come si addice al loro bestiale comportamento in Terra, simili ad animali, Dante stesso ritiene che sarebbe stato meglio per loro essere tali piuttosto che esseri umani; anche Ugolino appare come un animale coi denti che risultano essere forti sull’osso come quelli di un cane.

L’analogia tra il lupo e il Conte pisano non è casuale ed è suggerita anche dall’angosciante sogno premonitore che lo stesso Ugolino racconta a Dante e in cui si ritrova nei panni di un animale, braccato e assalito assieme ai figli da cagne ammaestrate nella caccia dall’arcivescovo Ruggieri:

[…] Questi pareva a me maestro e donno,/ cacciando il lupo e ‘l lupicini al monte/ per che i Pisan veder Lucca non ponno./ Con cagne magre, studiose e conte/ Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi/ s’avea messi dinanzi da la fronte./ In piccol corso mi parieno stanchi/ lo padre e’ figli e con l’agute scane/ mi parea lor veder fender li fianchi.

Mentre le cagne rappresentano le famiglie ghibelline avversarie del Conte, Ugolino vede se stesso non come un qualsiasi animale da fuga, come un cervo o un cavallo, nel modo in cui accade nelle tragedie classiche, ma come un lupo. Probabilmente questo non è sfuggito a Rodin, infatti, «è noto che lo scultore amava girare con una copia della Divina Commedia nelle tasche rigonfie del suo mantello»; tuttavia, nella sua scultura, l’artista non supera il limite della rappresentazione e sceglie di non mostrare l’atto del cannibalismo.

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Il lupo è un animale che l’uomo ha temuto fin dall’antichità per la sua natura di predatore e divoratore di greggi. Nell’età romana, quest’animale feroce assume invece una diversa connotazione e, in quanto consacrato al dio Marte, gli si riconoscevano caratteristiche positive e degne di rispetto basti pensare alla lupa che allattò i gemelli Romolo e Remo. Nel Medioevo la sua immagine muta bruscamente, precipitando nell’immaginario collettivo come la più feroce delle creature, pronta in qualsiasi momento ad attaccare l’uomo. Non è difficile, dunque, immaginare perché fosse usanza comune organizzare battute di caccia al lupo. Un ulteriore motivo dell’inimicizia tra uomo e lupo nell’epoca medievale lo si riscontra nella tradizione cristiana: il simbolismo religioso vede, infatti, i propri fedeli come “pecore” o “gregge” del Signore, e Cristo come “Agnello” di Dio, animali, questi, che rientrano tra le prede preferite del lupo. Lo stesso Dante assegna a questa fiera, al principio del poema, un ruolo negativo:

Ed una lupa, che di tutte le brame/ sembrava carica ne la sua magrezza,/ e molte genti fé già viver grame,/ questa mi porse tanto di gravezza,/ con la paura ch’uscia di sua vista,/ ch’io perdei la speranza de l’altezza.

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La lupa, assieme al leone e alla lonza, funge da primo spaventoso ostacolo tra il poeta e il suo cammino verso la salvezza, rappresentando la bramosia dell’uomo nei confronti di tutte le cose terrene. Questo animale assume così fama d’essere una bestia malvagia e crudele e ad esso si sono attribuiti i lati più oscuri dell’animo umano; in un mondo dominato da superstizioni e leggende fantastiche che fondono insieme creature antropomorfe e animali, nasce così l’idea del lupo mannaro: uomo mutaforma con abitudini antropofaghe.

Elena Bello

Bibliografia

O. Bonfait, Maestà di Roma: da Napoleone all’unità d’Italia: D’Ingres à Degas, les artistes français à Rome

F. De Sanctis, Nuovi saggi critici

M. Mazzocut-Mis, Il senso del limite. Il dolore, l’eccesso, l’osceno

C. Camerani, Cannibali. Le pratiche proibite dell’antropofagia

P. Boitani, Il tragico e il sublime nella letteratura medievale

D. Alighieri, Divina Commedia, Inf. XXXIII, vv. 26-36.

A. Fiz, Rodin e gli scrittori. Dante, Balzac, Hugo, Baudelaire

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