La snervante vita di un autore esordiente #1 – Il caso Fedro Lonfo

Fedro Lonfo

C’è un enorme sottobosco sconosciuto nel mondo editoriale, nel quale molto spesso si vanno a perdere coloro che credono di avere in mano il libro del secolo e che, invece, finiscono per avere la solita storia. Un sottobosco fatto di editori a pagamento, a doppio binario, a binario morto, a petrolati chimici e chi più ne ha più ne metta.

In pochi conoscono questo settore abbastanza bene da poterne parlare in maniera oculata anche perché pare che le leggende che ammantano le case editrici e i giornalisti che lavorano per divulgare le notizie siano spesso contrastanti.

Hai pagato tu per pubblicare il tuo libro? Sei andato anche tu dalla famigerata casa editrice Gattacci & Volponi di Cesano Boscone? Hai visto che sono andati alla Fiera del Libro di Torino quest’anno?

Sono domande ricorrenti tra gli autori così come altrettanto ricorrenti sono gli interrogativi che ci si pone di fronte al selfpublishing. Dite che funziona? Un mio amico ci ha venduto 2.000.000 di libri… ma era nel periodo di lancio su Amazon, così li ha dati via tutti a gratis. E le copertine chi ce le fa? Eh, mia zia che ha pubblicato un libro di ricette tipiche della bassa Val Brembana se l’è fatta lei. Ci ha messo la foto di Tunìn, il salumiere di fiducia mentre tira uno sberlone ad una bella bistecca rossa.

In qualsiasi caso, la situazione è drammatica. Le vendite sono pressoché nulle e il morale finisce regolarmente sotto i tacchi. Poi vacci tu a riprenderlo. Perché ci hai speso bene, in entrambe le vie, sia tempo che denaro e gli amici del bar, che ti hanno fatto credere che Hemingway al tuo confronto era una scimmia davanti ad una macchina da scrivere, ora iniziano a farti notare che in realtà, quella scimmia, eri tu.

Fedro Lonfo 2

Non si sta parlando di qualcuno in particolare, tutti siamo stati scimmie editoriali per una volta nella nostra vita. Anche io, che sto scrivendo questa storiella scema per mettervi in guardia dai lupi cattivi ed evitarvi di finire nei loro stomaci più del dovuto. Perché, ad essere sinceri, mettetevela via: per riuscire a diventare anche solo un po’ famosi, bisogna investire su se stessi. Ma questo non è uno di quei articoli da investitore nel ramo del forex, questa è una storiella scema e, come tutte le storielle sceme, deve avere, quantomeno un protagonista che sia degno di essa.

Ora, prendiamo il caso del mitico, e pressoché sconosciuto, autore Fedro Lonfo, che vive in un paesino di provincia, che non lo conosce quasi nessuno, che ha sempre bazzicato in un suo giro molto ristretto, che ha tragicamente scritto un libro. Un libro brutto, per giunta. Uno di quei pistolotti a metà tra il sentimentale e l’autobiografico, con un quarto abbondante di romanzo di formazione e una fetta consistente di approfondimento, con un pizzico di erotismo, una secchiata di ironia di altri tempi, due manciate di storia, una presa di saggistica artistica e otto etti di facezie varie.

Cercate di non ridere, per favore. Buona parte di quello che vede un editore, un giornalista, un recensore o un qualsiasi lettore che abbia il coraggio di sollevare la copertina del libro che si ritrova tra le mani è costituito da quegli ingredienti.

E di solito il sapore non è dei migliori.

Sì, perché gli ingredienti sarebbero anche buoni, lo stile di scrittura è scorrevole come un tema delle elementari, ma è tutto l’insieme che lo rende un libro appena accettabile. Accettabile nel senso di leggibile, non di papabile di essere preso a colpi d’ascia. Perché se è di quello che parliamo, dell’accettare, allora è l’autore ad essere accettabile.

Fedro Lonfo 3

Ma torniamo a noi, al nostro Fedro, alla sua fervida convinzione che quello che ha scritto sia qualcosa di buono. Il Lonfo è un personaggio d’altri tempi, lui ha alle spalle una lunga carriera da illustre sconosciuto che si rintraccia in buona parte degli autori che bazzicano attorno alle case editrici di media grandezza. Ha partecipato al prestigiosissimo Premio Letterario “La Penna D’Oro” indetto da lui stesso nel suo paese natio – Papozze – e vinto dal medesimo per mancanza di partecipanti in loco. Quando cercherete di fargli notare che non ha vinto il Campiello, vi risponderà con un sorriso laconico che voi non avete capito nulla, che a lui il premio glielo ha dato il Sindaco in persona, suo zio, con tanto di complimenti e vigorosa stretta di mano.

Non voglio dire che la stretta di mano possa essere un augurio di fortunata carriera nel settore editoriale, quantomeno avrei evitato di specificare che le due persone di “zio” e “sindaco” confluiscono in una soltanto.

Dopo aver sorvolato su questo, vi farà notare che lui ha pubblicato il suo primo libro di poesie con la casa editrice “Versi e Grida” di Smergoncino. Non si tratta della Mondadori, ma quasi sicuramente, dopo qualche anno di ottimi investimenti da parte dell’editore, sarà in grado di scalare le classifiche e diventare il faro per tutti quegli autori che vogliono pubblicare poesie a livello internazionale. So che non ci credete, ma la dura verità è che, se avete pubblicato un libro con una piccola casa editrice, prima di firmare un contratto, anche solo per un istante prima di andarvi a coricare a letto, questo pensiero, cioè che voi possiate essere parte di un progetto enorme quanto la Mondadori, vi ha sfiorati. E per questo motivo avete appena smesso di sorridere.

Mendes Biondo

Segue nella prossima puntata…

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