Speciale Cannibalismo – “Quel cinese ha mangiato un bambino!”

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Nel corso dei secoli il cannibalismo ha trovato posto nella raffigurazione artistica in più forme e attraverso i più svariati mezzi espressivi, abbracciando le diverse correnti artistiche laddove vi era la possibilità di emergere, incarnando in sé concetti sociali, simbolici e politici. Pur trattandosi di un’azione che viola il tabù del vivere “umano”, il cannibalismo trasposto in arte ha suscitato grande interesse nei confronti del pubblico, che ne è riuscito ad apprezzare il senso più essenziale, profondo e rappresentativo. Attraverso una fruizione protetta dallo “schermo” del tessuto pittorico o dalle venature del marmo, lo spettatore è riuscito a provare orrore e disgusto, ma anche commozione, ammirazione, seduzione e diletto davanti al cannibalismo.

Nel contesto contemporaneo il cannibalismo è riuscito ad esprimersi nel modo più esplicito, al passo con la sperimentazione e la manipolazione della materia organica, sfidando i limiti della rappresentabilità.

D’altro canto, come afferma Bertolini nel suo saggio Lo spettatore alla prova del disgusto, alcune opere dell’arte contemporanea non si pongono limiti e si manifestano «costringendo lo spettatore a confrontarsi con reazioni estreme, prima di tutto fisiologiche ed emotive, di disgusto e repulsione, bandite dall’estetica a partire dal Settecento».

Le voci sul cannibalismo hanno cominciato a circolare in alcuni siti internet nel 2001, attraverso articoli che gridavano allo scandalo accompagnati da alcune fotografie che mostravano un uomo di nazionalità cinese alle prese con un pasto decisamente non convenzionale: il feto di un bambino morto. Le fonti sui siti internet non sempre sono chiare e affidabili e la natura del caso ha scatenato subito una crescente polemica internazionale.

Dopo aver visto le fotografie, molta gente ne fu in un primo momento scioccata e poi profondamente incuriosita. La domanda più frequente che le persone si chiedono quando si trovano di fronte a queste foto è: “ha mangiato un bambino vero?”.

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La reazione più comune del pubblico è stata quella di repulsione e negazione: psicologicamente un fatto simile è talmente macabro e inaccettabile dalla società che si è attuato un meccanismo di auto preservazione di fronte a queste foto. Blogger e curatori di siti internet hanno cercato di censurare e, con lo scopo di rassicurare il pubblico, alcuni hanno affermato che si è trattato di una notizia falsa e che il corpo di quel bambino nel piatto altro non era che il corpo di un’anatra cotta con la testa di bambola.

Ma la fatidica risposta alla domanda è “sì”, si tratta di un uomo che mangia un feto umano vero.

Il 14 Ottobre del 2000 Zhu Yu, dopo aver ottenuto da un ospedale di Beijing un feto morto di sei mesi, lo ha portato nella sua dimora a Tongzhou – Beijing – dove lo ha lavato, cucinato al vapore e ne ha mangiato le carni, realizzando così la sua performance, con lo scopo di scatenare una discussione sulla questione morale sul suo dichiarato diritto di mangiare le persone.

L’artista non ha ucciso alcun feto per attuare la sua performance altrimenti sarebbe stato sanzionato e punito dalla legge. Come gli altri artisti che hanno lavorato in precedenza con gli embrioni umani, ad esempio Sun Yuan e Peng Yu, Zhu Yu è riuscito ad acquistare un feto nato morto da un ospedale di Beijing. A quanto pare, come sostiene T.J. Berghius nel suo testo Performance Art in China, questo poteva essere fatto senza incorrere in sanzioni, diversamente dall’omicidio, che è un atto regolato dalla legge.

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Due delle foto che documentano la performance furono pubblicate nel catalogo della mostra Fuck Off, in cui Zhu Yu scrisse il suo “manifesto”:

«One question that always stymies us — That is, why cannot people eat people? In what country is there a law against eating people? It’s simply morality. But, what is morality? Isn’t morality simply something that man somewhat whimsically changes from time to time based on his/her own so called needs of being human in the course of human progress? From this we might thus conclude: So long at it can be done in a way that does not commit a crime, eating people is not forbidden by any of man or societies laws or religions; I herewith announce my intention and my aim to eat people as a protest against mankind’s moral idea that he/she cannot eat people. 2000.10.17»

Ecco dunque il cannibalismo manifesto, senza mediazioni linguistiche, l’atto puro eseguito in nome dell’arte, uno schiaffo al fruitore e uno al filtro istituzionale dell’arte ufficiale. Non si tratta più di una riproduzione e neppure di una simulazione attraverso l’uso di una qualche materia sintetica iperrealista. Questo è il superamento dei limiti della rappresentazione artistica, è l’irrappresentabile offerto ed esibito nel reale.

Come si legge nel testo di Silvia Fok, dedicato all’arte contemporanea cinese, la performance in sé fu un evento privato, avvenuto nell’appartamento dell’artista. Esiste un video che documenta questa performance, ma Zhu Yu ha scelto di utilizzare come testimonianza il mezzo fotografico.

La documentazione fotografica rivela al pubblico il processo di pulizia, taglio, cottura e ingestione della carne del feto, ma non rivela un dettaglio interessante e personale che l’artista ha confessato solo successivamente:

Ho mangiato il corpo a casa. Questo era stato cucinato al vapore con l’aggiunta di un po’ di sale. Non ho mangiato le viscere. Non l’ho mangiato tutto, ne ho mangiato solo un po’. Il processo era completo. Era così disgustoso che l’ho vomitato sul tavolo senza avere il tempo di assaporarlo. È stato un effetto psicologico. È stata una reazione legata al processo. (Zhu Yu, risposta all’intervista di S. Fok del 21 Giugno 2005).

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Zhu Yu non assapora ma rigetta poco dopo l’ingestione, il suo non è il mangiare del buon gustaio ma una costrizione auto provocata che deve fare i conti con le conseguenze fisiologiche e psicologiche del disgusto provocato dal contaminante contatto orale, nutritivo e viscerale con il cadavere di un feto. Per i fini che si era posto l’artista, la sensazione di nausea, repulsione e insofferenza provata non poteva però essere rivelata al pubblico.

Cinque delle fotografie inerenti alla performance Eating People e la dichiarazione artistica di Zhu Yu avrebbero dovuto essere esposte assieme alle opere degli altri artisti partecipanti alla mostra Fuck Off, tenutasi a Shangai nel Novembre del 2000, tuttavia, per decisione dei curatori, sono state messe in disparte senza che il pubblico ne potesse avere visione.

Questo perché la mostra è stata accuratamente progettata per evitare l’intervento delle autorità locali, non sono state dunque esibite quelle opere eccessivamente trasgressive che sarebbero state considerate come violazione della legge: i curatori e gli artisti partecipanti hanno infatti confermato che la mostra si è auto-censurata attraverso un’ispezione autoimposta prima dell’apertura.

Zhu Yu aveva previsto che il suo lavoro avrebbe suscitato scandalo e interesse in tutto il mondo e, nonostante le sue istantanee non abbiano trovato posto sui muri della galleria, ha comunque trovato motivo di soddisfazione nel momento in cui Ai Weiwei ha selezionato due delle sue fotografie per la pubblicazione del catalogo Fuck Off che, una volta pubblicate, hanno trovato un fertile mezzo di diffusione grazie alla rete internet.

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L’opera di Zhu Yu va considerata nel contesto storico e culturale in cui è nata, ovvero nell’ambito dell’arte sperimentale cinese contemporanea. Questa, aderendo al concetto di avanguardia, si propone come fonte generatrice di strutture visive innovative nel contesto dell’arte non ufficiale, i cui standard assumono una posizione opposta a quelli adottati dalle istituzioni ufficiali che controllano le pratiche artistiche, la mediazione e la ricezione delle opere da parte del pubblico.

La preoccupazione dei responsabili dei Beni Culturali in Cina si basa sul fatto che le opere possano essere lette come sintomi di una società “crudele e deviata” che produce artisti che a loro volta producono opere che possono essere descritte solo come un’arte “barbara e folle”, come “il lavoro di uomini selvaggi e squilibrati” che può essere usato come presupposto per condannare l’intera nazione caratterizzata da un passato crudele che si riflette in un presente privo di moralità e di giudizio critico e razionale sull’arte.

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La natura della Flesh Art (termine che Berghius utilizza in riferimento all’uso in campo artistico della carne umana, non solo per indicare l’abbietto che “scorre sotto il carapace della civiltà”, ma anche come un segno determinante di una nuova visione che considera il corpo umano prettamente come un oggetto materiale, un pezzo di carne, uno strumento), che sfida i tabù della società manipolando carne umana considerata nella sua mera oggettività, ha acceso molti dibattiti sia tra il pubblico sia tra gli artisti cinesi. Berghius, ad esempio, fa riferimento alla risposta di Wang Nanming, artista concettuale cinese e direttore del Bollettino Mensile d’Arte con sede a Taiwan, nei confronti di tale arte. Nel maggio 2001, nel saggio How to Deal with Rights-A Criticism of the violent trend in Chinese Contemporary Art, egli descrive come l’arte contemporanea cinese si sia trovata ad affrontare tanti problemi sociali, rifiutandosi però di interrogarli, concentrando tutto il suo interesse verso una tendenza violenta. A seguito di una discussione intensa sulla violenza nella società cinese e l’avvento dell’arte violenta in Cina, Wang conclude affermando che «la nostra disgrazia è che siamo sempre in fuga da canaglie di tutti i tipi, per un tempo breve o lungo, che violano i diritti degli altri – prima li abbiamo incontrati nell’ambito della società e della politica, e ora anche nel campo dell’arte contemporanea».

In Cina, la maggior parte delle opere contemporanee è stata condannata come provocatoria e immorale, la cui estetica senza compromessi ispira reazioni di mero disgusto.

L’atto di pedofagia di Zhu Yu ha immediatamente sollevato le questioni sulla legalità o l’illegalità inerenti al cannibalismo, alla necrofagia e sui limiti riguardo l’utilizzo dei cadaveri in campo artistico. È bene ricordare, inoltre, che ci sono stati altri artisti che hanno sfruttato l’uso di feti morti in installazioni e perfomance art che rivelano una riflessione estrema sul tema della vita e della morte, come ad esempio la performance Body Link di Sun Yuan, Peng Yu del 2000 (che sicuramente ricorderete per Old Persons Home del 2007 e Angel del 2008). Probabilmente si è trattato di una tendenza collettiva manifestatasi dalla fine degli anni ’90 del Novecento che ha dato origine a nuove prospettive e nuovi utilizzi dell’organico umano nell’arte contemporanea cinese.

Lo stretto legame tra cannibalismo e arte che si è generato dalla performance Eating People ha tracciato un segno profondo nel mondo sociale e artistico. L’impatto sconvolgente che ha avuto la performance di Zhu Yu è senza precedenti nella storia dell’arte, mettendo in discussione i confini della morale e del diritto legale.

Come documenta T.J. Berghius, l’artista ha affermato che nell’anno in cui ha eseguito la sua performance ancora non vi erano leggi contro il cannibalismo in Cina, ma nel 2001 in seguito alla circolazione delle sue fotografie è stata aggiunta una clausola al codice giuridico che bandisce formalmente il cannibalismo.

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Zhu Yu ha scatenato l’interesse delle persone sull’arte contemporanea cinese, aprendo una serie di discussioni sulla natura dell’arte. Di fronte all’orrore e al disgusto della Flesh Art il pubblico ha iniziato a chiedersi se questi lavori siano da considerarsi come “arte”. Come sostiene Silvia Fok, si può affermare che fino a quando queste opere e performance verranno utilizzate nella discussione sulla natura dell’arte, dovranno essere considerate parte di essa.

È interessante inoltre notare come il percorso sul cannibalismo di Zhu Yu sia cominciato da una domanda e sia terminato con una statua in bronzo. L’opera, anch’essa chiamata Eating People e realizzata nel dicembre 2004, agisce come una rappresentazione estesa della performance e segna la fine delle questioni che l’artista si è posto sul consenso o sul dissenso della società riguardo il cannibalismo, catturando il momento pregnante della performance, congelandola e inscrivendola nella storia.

Elena Bello

Bibliografia:

S. Fok, Life and Death: Art and the Body in Contemporary China

Exhibition Catalogue FuckOff

T.J. Berghius, Performance Art in China

C. Camerani, Cannibalismo. Le pratiche proibite dell’antropofagia

M. Bertolini, Lo spettatore alla prova del disgusto, in Dal gusto al disgusto. L’estetica del pasto, a cura di M. Mazzocut-mis

Un pensiero su “Speciale Cannibalismo – “Quel cinese ha mangiato un bambino!”

  1. ricettedacoinquiline ha detto:

    In effetti non conoscevo questa notizia. Interessantissima la presa di posizione dell’artista, ha ragione: in effetti si punisce l’omicidio, non l’aver mangiato una persona. Ha acceso un gran bel dilemma, direi ancora non risolto, visto che sono passati 16 anni

    Mi piace

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