Tre nuovi titoli firmati Didion, Thompson e Manganaro per Il Saggiatore

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L’estate avanza imperterrita tra docce di pioggia e torride giornate di sole, ma ciò che non manca mai è la voglia di trovare un buon posto all’ombra dove potersi comodamente godere la lettura di qualche buon romanzo. Sono usciti per i tipi de Il Saggiatore tre libri che bene si conciliano con l’ozio pomeridiano o serale dedicato alla lettura. Stiamo parlando di Run River di Joan Didion, de La fiaba nella tradizione popolare di Stith Thompson e Liz Taylor di Jean-Paul Manganaro.

Didion

Il romanzo della Didion si ambienta nella soleggiata California dove Lily ed Everett vivono la dissoluzione di un amore lungo una vita. Perché si può amare e mille volte tradire, amare e consumarsi, non conoscersi mai, non avere neppure per un attimo l’illusione di una scelta, e perdere tutti per strada, mentre il fiume corre. Run River, romanzo d’esordio di Joan Didion, è la saga di una famiglia accecata dal tramonto del sogno americano, il racconto dell’inarrestabile declino dei discendenti di cercatori d’oro e pionieri, privi ormai di una frontiera da inseguire. Ad aprire le sue pagine è il fragore di uno sparo che squarcia una notte d’agosto del 1959. La traiettoria del proiettile è un viaggio lungo ventun anni, che inizia con due ragazzi che scoprono il sesso in riva a un fiume e si conclude in un deserto emotivo in cui ognuno porta con sé un’inguaribile solitudine: ogni incontro è una collisione dalla quale si esce feriti. Run River è animato da uno sguardo intimo e fotografico, capace di cogliere nella verità del più piccolo gesto la tragica singolarità di ogni individuo, e di connetterla allo scorrere del tempo con la potenza narrativa del grande romanzo americano.

Fiaba

Il testo di Stith Thompson, invece, si concentra sulla tematica della fiaba. Per almeno tre o quattro millenni, e certo in lunghe epoche precedenti, l’arte del fabulare è stata protagonista della vita sociale dell’umanità. Ulisse intrattiene la corte di Alcinoo con il racconto delle sue avventure; secoli più tardi, i preti condiscono i loro sermoni di aneddoti, mentre un paggio legge nottetempo romanzi cavallereschi alla sua signora per divertirla in attesa che torni il signore lontano, in crociata; il vecchio contadino inganna le serate invernali con racconti di eroi, magie e avversari soprannaturali, e le bambinaie narrano la fiaba di Raperonzolo; in tempi più recenti, nei fumoirs dei vagoni letto e delle navi e attorno alle tavole fiorisce l’aneddoto orale di un’età nuova. Nella Fiaba nella tradizione popolare Stith Thompson, maestro di folclore, esamina il campo della fiaba tramandata di generazione in generazione, per iscritto o oralmente. Rileva l’importanza della tradizione favolistica sia come forma d’arte vitale per la civiltà e base della narrativa letteraria, sia come sostanzioso indice socioculturale. Passa in rassegna le grandi fiabe popolari di tutto il mondo, con la loro storia, la loro diffusione e le loro varianti, dall’antichità classica all’Italia di Straparola e del Pentamerone di Basile, dall’Irlanda all’Estremo Oriente, fino ai miti degli indiani del Nordamerica. Tipi ricorrenti del folclore letterario come l’ammazzadraghi, la principessa nella torre, la borsa magica, o motivi tradizionali come i tre baci che rompono l’incantesimo, il bimbo sostituito, le prove imposte al pretendente vengono analizzati con un sistema organico e rigoroso che a tutt’oggi rimane il punto di riferimento universale per lo studio della fiaba, e che proprio da Thompson prende nome. La fiaba nella tradizione popolare, che il Saggiatore ripubblica con una preziosa prefazione di Attilio Brilli, è dunque un’opera fondamentale e un giacimento inesauribile per comprendere e apprezzare la fiaba. Di ogni tempo e a ogni età.

Taylor

Il terzo libro, scritto dal professore emerito di Letteratura italiana all’Università di Lille, Jean-Paul Manganaro, si concentra sulla figura della celeberrima Liz Taylor. Seducente ed eterea, volubile e ostinata. Fragile, fragile. Liz Taylor è stata l’ultima vera diva di Hollywood, di cui ha incarnato tutte le intemperanze e le ossessioni, le luci fulgide dei proiettori e gli impietosi angoli d’ombra dei retroscena: bambina prodigio, poi icona in ascesa, infine mito immortale nei panni di Cleopatra – iperbole di esotismo e bellezza che ha fatto sognare il pubblico degli anni sessanta. Lei, la gatta sul tetto che scotta, la bisbetica domata e l’insaziabile Venere in visone. Lei, piccola donna ma grandissima. E fragile, fragile. Motore, azione: un film dopo l’altro, senza riposo. Vivere decine di vite in una sola, questo le viene chiesto; amare ogni uomo e nessuno, nascere e morire continuamente nell’istante di una pellicola, fino a non distinguere più ciò che reale da ciò che è solo rappresentazione, scenografia, messinscena. E di nuovo: motore, azione; nella vita come nel cinema, un bacio – era vero o seguiva il copione? –, un addio, un altro, le lacrime che rigano la cipria, prima che le luci si affievoliscano e il set torni deserto, lasciandola in preda alle sue emozioni, esasperatamente piena, disperatamente vuota. Liz Taylor è una penetrazione delicata e violenta nel cosmo interiore senza più un centro, buio, lucente, di una delle personalità più affascinanti del nostro tempo, e una riscrittura poetica dei riti di passaggio che ne hanno segnato l’esistenza – dell’attrice e della donna, inscindibili, sempre. Jean-Paul Manganaro traduce in immagini e parole le cecità e i silenzi di un’anima tormentata dai fantasmi del successo, da una solitudine impossibile eppure necessaria, dai sogni altrui cui è stata costretta a prestare un corpo, una gamma di espressioni, una voce. Superando i limiti della biografi a, Manganaro restituisce una storia che è insieme personale e assoluta, in cui la vicenda di Liz Taylor si discioglie in quella di chi la racconta, fi no a identificarsi con essa, in una trascrizione lirica densa di spazi bianchi, dove la vita – ogni vita – è sublimata, trascesa. Rivelata.

Mendes Biondo

I libri sono acquistabili al link http://www.ilsaggiatore.com/

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