Lingiardi, Monicelli e Magurno per l’estate de Il Saggiatore

Tre titoli di saggistica che sono capaci di arrivare al lettore con la stessa intensità di un romanzo sono stati pubblicati da Il Saggiatore. Tre titoli che spaziano nelle tematiche e nei soggetti narranti. C’è il saggio dedicato alla tematica dell’omosessualità scritto da Vittorio Lingiardi Citizen Gay, così come c’è la chiacchierata tra Mario Monicelli e Sebastiano Mondadori che assieme riflettono sul tema della Commedia umana. Non manca l’esordio di Marco Magurno che con il suo Diorama presenta un ritratto dell’Italia per immagini narrative.

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Citizen Gay – Vittorio Lingiardi

Un tempo erano discriminate per la loro «devianza», oggi perché rivendicano il diritto a una cittadinanza «normale» che comprenda matrimoni, famiglie, pensioni. Come mai le persone omosessuali, storicamente marchiate come peccatrici, invertite o malate mentali, chiedono di poter adottare quell’ordine familiare che tanto ha contribuito alla loro sfortuna? Dopo un faticoso cammino, anche in Italia, come in gran parte del mondo, le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono legge dello Stato. È un traguardo storico per la democrazia italiana, ma non è ancora il matrimonio egualitario. Soprattutto, non è una legge che riconosce diritto d’esistenza ai genitori gay e lesbiche e ai loro figli. Per raccontare le omosessualità e la lunga marcia verso l’uguaglianza, Vittorio Lingiardi mette in dialogo psicoanalisi e biologia, psichiatria e scienze sociali, storia e giurisprudenza. Alla sua terza edizione, completamente aggiornata, Citizen gay è diventato un classico, che spiega la varietà degli orientamenti sessuali, gli inganni contenuti nella domanda «si nasce o si diventa?», le radici dell’omofobia – sociale e interiorizzata –, gli effetti psicologici del minority stress, i risultati delle ricerche scientifiche sulle famiglie omogenitoriali, la fine del pregiudizio psicoanalitico sull’omosessualità. Un libro per capire che ogni maggioranza è un insieme di minoranze, che la varietà è una ricchezza, che non c’è «natura» senza «cultura» e che la curiosità è meglio del sospetto.

Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, è professore ordinario presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza-Università di Roma, dove dal 2006 al 2013 ha diretto la Scuola di specializzazione in Psicologia clinica. Ha pubblicato più di 200 articoli su riviste italiane e internazionali e numerosi volumi. Con Nancy McWilliams è coordinatore scientifico della nuova edizione dello Psychodynamic Diagnostic Manual (Guilford Press, uscita prevista 2017). È anche autore, per l’editore nottetempo, di due raccolte di poesie: La confusione è precisa in amore (2012) e Alterazioni del ritmo (2015). Dirige la collana «Psichiatria, Psicoterapia, Neuroscienze» di Raffaello Cortina editore e collabora all’inserto culturale Domenica del Sole 24 ore e al Venerd di Repubblica.

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La commedia umana – Mario Monicelli con Sebastiano Mondadori

Ignorata o screditata per anni dalla critica ufficiale, oggi la commedia all’italiana è celebrata come il filone più originale e fecondo nella storia del nostro cinema. Mario Monicelli ne è stato fondatore e massimo esponente. In questo fitto dialogo con Sebastiano Mondadori, il regista che ha inventato Totò neorealista e Vittorio Gassman comico, Monica Vitti mattatrice della risata e Alberto Sordi attore drammatico racconta passo dopo passo i suoi quasi sessanta film. Una storia artistica e personale che s’intreccia alla storia d’Italia, di cui Monicelli è stato testimone e censore, mettendo in scena fatti e misfatti, vizi e piccolezze di connazionali mediocri.

Nella Commedia umana Monicelli fa emergere, come in un testamento spirituale, tutta l’essenza di un cinema in cui la risata sgorga, amara, da una vera «poetica del cialtrone», capace di svelare senza indulgenze la sproporzione tra l’atteggiamento sbruffone e millantatore degli italiani e le loro reali capacità, il loro individualismo tanto generoso di parole quanto gretto nell’animo e nei fatti.

Ridere delle miserie umane, infierire sui disgraziati smascherandone difetti, tabù e pregiudizi: è la vena dissacratoria tipica di molta della migliore letteratura italiana ad animare la comicità spietata, spesso disperata di film come I soliti ignoti, La grande guerra, L’armata Brancaleone, Amici miei, Un borghese piccolo piccolo, Il marchese del Grillo, Speriamo che sia femmina.

Monicelli ripercorre una vita dedicata con passione totalizzante al cinema, guardando ai ricordi di sessant’anni di carriera attraverso il velo dell’ironia e il gusto della provocazione, senza reticenze e senza prendersi troppo sul serio, sempre pronto a sminuire tragedie e verità assolute. Totò, Sordi, Mastroianni, Gassman, Tognazzi; Monica Vitti, Sophia Loren, Stefania Sandrelli; Germi, Fellini, De Sica, Rossellini; Suso Cecchi D’Amico, Steno, Age e Scarpelli… questi, e molti altri, i compagni di strada sorpresi a riflettori spenti, che Monicelli evoca nella sua trama preferita: un gruppo di disperati che falliscono l’impresa

Mario monicelli (1915-2010) è stato uno sceneggiatore e regista italiano. Per i suoi film ha ottenuto sei nomination all’Oscar e numerosi premi cinematografici internazionali. Nel 1991 è stato insignito del Leone d’Oro alla carriera.

Sebastiano Mondadori è nato a Milano nel 1970. Dal 2006 lavora a Lucca, dove ha fondato e dirige la Scuola di scrittura creativa Barnabooth. I suoi ultimi romanzi sono: Un anno fa domani (Instar Libri 2009 – selezionato per il Premio Strega 2010), Balliamoci sopra. Sbandate letterarie (Zona Franca 2010), Miracoli sbagliati (Miraviglia 2013), Gli amici che non ho (Codice2015), L’anno dello Straniero (Codice 2016).

Diorama

Diorama – Marco Magurno

Se si osserva da quelle feritoie che sono oggi gli schermi, la realtà sembra esplosa. Gli schermi stessi sembrano esplosi. Si toccano i dispositivi, per mobilitare ciò che non ha volume fisico e appare come una sterminata legione di fantasmi, un iperuranio abitato da immagini e suoni e infinite connessioni, in cui la vita umana si consuma secondo i ritmi di un’accelerazione prodigiosa e imprevedibile. Il panorama in cui ci muoviamo, tra social, reti e reiterate abolizioni (del tempo, dell’istanza morale, dell’economia e della politica: di ciò che fu il mondo pretecnologico), è divenuto Diorama: una situazione infinita, in cui natura e artificio manifestano una continuità aberrante per chi non immaginava il futuro in questa forma. Testimoni voraci dell’osceno e dell’inerme, affamati di sogni da spendersi in una realtà immersiva e diversa da quella nativa, gli umani si sono repentinamente trasformati da frequentatori di ambienti virtuali nell’epitome dello spettatore: l’occhio che vede se stesso e assiste a tutto. Marco Magurno da anni opera all’interno di questo Supermondo, utilizzandone l’atmosfera, gli stili e le immagini come un artista rinascimentale impiegava i pigmenti. Accumulando icone e suggerendo apparentamenti inediti tra fatti che un tempo si sarebbero detti storici, Magurno mostra la grande migrazione di cui il Diorama è il compimento, organizzando il regesto estetico di un mondo lanciato verso l’infinitudine, un museo dal vivo in cui si è da sempre entrati, l’età adulta delle immagini che nella pubertà apparvero televisive o popolari, non ancora autonome o «coincidenti con noi stessi». Con Diorama si dà vita a una storia universale in cui affluiscono tutti i generi e le sovrascritture: da Warburg a Deleuze, da Kafka a van Gogh, dalla sapienza antica al postumanesimo. Diorama è l’Opera alchemica nel tempo singolare in cui il futuro collassa nel presente e disegna il destino della specie che si trascina oltre le colonne d’Ercole del cosmo fisico, compiendo tutte le profezie e consumando i confini tra farsa e tragedia.

Marco Magurno è nato a Pescia (Pistoia) nel 1974, vive e lavora a Pisa. Si occupa di comunicazione visiva, design grafico e web. Questo è il suo libro d’esordio.

Mendes Biondo

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