Burroughs e Sontag nell’estate de Il Saggiatore

Due grandi autori del secondo Novecento, due pensatori controcorrente e sempre attenti alle tentazioni della società, contrari all’uniformazione del pensiero. Stiamo parlando di Susan Sontag e William Burroughs che Il Saggiatore porta in libreria con due testi fondamentali per coloro che vogliono approfondire le biografie di questi scrittori ma anche per coloro che si vogliono cimentare per la prima volta nella lettura dei maestri della Letteratura americana contemporanea.

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Io sono Burroughs – Barry Miles

William Burroughs ha cinque anni quando, seduto con il fratello nella casa di famiglia, in un ricco quartiere altoborghese di St. Louis, scoppia improvvisamente a piangere: «Era come la sensazione disperata e assoluta di essere vulnerabile». William ne è ancora ignaro, ma lo Spirito del Male è già penetrato in lui, entità ostile che lo perseguiterà per tutta la vita.

Che studi medicina a Vienna o antropologia ad Harvard, che faccia il disinfestatore a Chicago o si rifugi tra le braccia dell’amico Allen Ginsberg a New York, lo Spirito del Male non gli darà mai pace, portandolo alle azioni più sconsiderate e alle sperimentazioni più folli, ma anche, per reazione violenta, alle visioni più lucide e le verità più drammaticamente insondabili. L’uccisione della moglie nella delirante e ubriaca imitazione del Guglielmo Tell, la ricerca di giovani corpi nei casini di Tangeri, l’automutilazione del mignolo, per farne dono all’innamorato, la dipendenza dall’alcool e dalle droghe, la fascinazione per l’occulto in tutte le forme con cui si manifestava nella modernità, dallo sciamanismo a Scientology alla stregoneria: Burroughs, vestito di un abito scuro e di un cappello fedora per scivolare tra la folla come un hombre invisible, con in tasca l’immancabile pistola e la freddezza inquietante dello studioso, sperimenta ogni possibile deragliamento dei sensi, convinto di poter sfuggire al controllo dello Stato, delle religioni, del sesso, della droga, delle dipendenze solo immergendovisi fino in fondo, sprofondandovi ogni volta, dando in pegno la sua vita per guadagnarne mille. Sempre in fuga – Tangeri, Parigi, Città del Messico, New Orleans, Chicago, New York – e sempre un passo oltre, non solo rispetto agli amici beat, che ammirati lo elessero a capo spirituale, ma anche alle mode letterarie e culturali e a qualsiasi limite dell’immaginario e della morale.

Il Saggiatore porta in Italia la biografia fondamentale di uno degli scrittori più radicali e decisivi del xx secolo a firma di Barry Miles, che assistette in presa diretta alla sua eccezionale esistenza e ne ricostruisce qui, tramite testimonianze inedite, l’intera vicenda biografica. Una storia privata estrema che getta nuova luce sull’opera letteraria di Burroughs come tentativo disperato di esorcizzare lo Spirito del Male e «scrivere la propria via di fuga».

Barry Miles è un luminare della cultura underground. Ha conosciuto personalmente e scritto biografie di Jack Kerouac, Charles Bukowski e Allen Ginsberg, nonché libri sui Beatles, i Pink Floyd, i Clash, e London Calling, storia della controcultura londinese dal 1945 a oggi. Il Saggiatore ha pubblicato I Settanta (2014).

Susan Sontag

Odio sentirmi una vittima – Susan Sontag

Susan Sontag come non si è mai raccontata, in un’intervista-confessione inedita. Riflettere è stata l’attività principale nella sua vita. E scrivere. Riflettere e scrivere sulla malattia e sulla marginalità dei malati, dei pazzi, degli artisti; sulla rottura delle categorie stereotipiche di maschio e femmina o giovane e vecchio; sul rapporto tra amore, eros e amicizia; sulla necessità dell’impegno contro le guerre e della critica alla società occidentale; sul bisogno di reagire all’anti-intellettualismo. Nella sua vita, Susan Sontag ha sperimentato di tutto: la laurea a Harvard e l’insegnamento alla Columbia University insieme alle droghe e al punk-rock dei concerti di Patti Smith al Cbgb; il divorzio e la fuga dall’insegnamento universitario e poi la vita tra New York e Parigi e l’amicizia con Roland Barthes.

In Odio sentirmi una vittima Susan Sontag racconta che cosa significhi essere una donna intelligente, indipendente e appassionata. Una donna che ha saputo trasformare l’inquietudine esistenziale in un’incessante e fruttuosa ricerca, nella tensione a reinventarsi perpetuamente. Una donna che non ha avuto paura di rivoluzionare tutto più e più volte, muovendosi sempre in terra straniera e sempre scoprendo di essere già in cammino: una vita passata ad andare via, un eterno apprendistato alla vita.

In Odio sentirmi una vittima l’intervista-confessione che il Saggiatore offre al pubblico italiano, punto d’accesso privilegiato per entrare nel laboratorio creativo dell’autrice –Susan Sontag soprattutto racconta le proprie letture e i modelli letterari, le passioni artistiche e filosofiche, il lavoro di scrittrice e le scelte di vita che questo ha comportato. Non mangiare o mangiare male, dormire il meno possibile, sopportare mal di schiena e mal di testa, sentire spegnersi il desiderio del contatto umano, per lunghissimi, intensi e ossessivi periodi di scrittura totalizzante. Rinunciare alla coppia e alla socialità, e tra la vita e l’opera sacrificare la prima, perché solo così si può raggiungere il proprio livello più alto e insieme profondo. Perché solo assumendosene la responsabilità radicale si può diventare una grande scrittrice.

Susan Sontag (New York, 1933-2004) è stata un’intellettuale, scrittrice di saggistica e narrativa, regista e attivista politica statunitense. Tra le sue opere pubblicate in Italia ricordiamo Viaggio a Hanoi (Bompiani, 1969), Contro l’interpretazione (Mondadori, 1998),

Io, eccetera (Mondadori, 2000), Malattia come metafora (Mondadori, 2002) e Sulla fotografia (Einaudi, 2004).

I libri sono acquistabili al link http://www.ilsaggiatore.com

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