Carlo Sperduti si racconta – Intervista all’autore di “Sottrazione”

Sperduti

Siamo andati ad intervistare lo scrittore Carlo Sperduti che ci ha raccontato la sua esperienza editoriale in generale ed in particolare con il suo laboratorio di scrittura in formato cartaceo intitolato “Sottrazione”. A dare alle stampe il tutto sono stati quelli della Gorilla Sapiens Edizioni.

Il tuo libro “Sottrazione” si preannuncia particolarmente interessante per l’organizzazione dei testi basata sulla lunghezza degli stessi in ordine decrescente, come è nata questa idea e cosa si possono aspettare i tuoi lettori?

La scelta di puntare sull’esposizione dello spazio sottratto alla narrazione, che aumenta dal primo all’ultimo racconto del libro, può apparire arbitraria. Lo è, in parte: il titolo non si riferisce a un tema generale e non è in alcun modo un tentativo di unificare i racconti, di fatto molto eterogenei per stile, lessico, strutture, argomenti.

L’organizzazione del libro risponde piuttosto alla volontà di fare il punto su una tendenza sempre più decisa della mia scrittura: quella verso la microstoria o, al di là della narrativa in senso stretto, verso la microprosa.

“Sottrazione” è un laboratorio: il lettore si trova di fronte a piccoli esperimenti di narrativa che procedono in tutte le direzioni: si scorre tra umorismo, corto circuito logico, horror, gioco di parole, fantastico, surreale, con soluzioni formali di volta in volta diverse.

La prospettiva è, in ogni caso, quella di chi si muove innanzitutto all’interno della scrittura, prima che in mondi immaginati.

Se puoi, regalaci in esclusiva un esempio di racconto a sottrazione.

L’ultimo racconto di “Sottrazione” è lungo 163 battute spazi inclusi. Lo trascrivo.

Un destino infausto, quello di Roberta

Morì senza aver realizzato il suo desiderio più grande: morire dieci minuti dopo aver realizzato il suo desiderio più grande.

Di seguito, invece, un inedito.

Un verso

Tutto ciò che sta dietro le mie spalle scompare. Il bivio è tra immobilità e avanzamento.

Ciò che si trova un passo avanti, fra due passi non sarà più. Decido questa via per guardare ogni cosa e persona per l’ultima volta.

Il nulla, dietro, non mi fa paura. È nulla.

L’amore, forse, è qualcuno che mi viene incontro nonostante. Oppure qualcuno accanto, che rischio di eliminare con un passo fuori tempo, che allo stesso modo rischia di eliminarmi.

Parlaci della tua esperienza con la scrittura e rivelaci gli autori a cui ti ispiri maggiormente.

I miei primi tentativi di racconto risalgono ai diciasette anni, ma ho iniziato a scrivere sistematicamente qualche anno dopo, in un periodo in cui le mie letture si sono molto ampliate. Sono sempre stato attratto, da una parte, dagli aspetti formali e strutturali della letteratura; dall’altra dagli approcci non realistici alla narrazione. Di conseguenza le mie storie sono spesso focalizzate in questo senso.

Per quanto riguarda gli autori che mi hanno direttamente influenzato, in modi diversi e in vari periodi, ecco una selezione in rigoroso ordine alfabetico: Abbott, Allais, Ariosto, Casares, Borges, Bulgakov, Buzzati, Calvino, Campanile, Carroll, Cervantes, Charms, Cortázar, Flaubert, Gadda, Gogol, Gozzano, Jarry, Joyce, Kafka, Landolfi, Manganelli, Melville, Montale, O’Brien, Palazzeschi, Perec, Poe, Queneau, Rabelais, Robbe Grillet, Shakespeare, Sterne, Stevenson, Verne, Vian, Wilcock. Mi dispiace non fornire una zeta.

Dalle numerose storie che sono presenti nel tuo libro risulta chiaro il fatto che tu sia andato controcorrente rispetto alle tendenze odierne, adottando la scelta del racconto breve piuttosto del romanzo lungo. Perché questa scelta?

A dispetto di una generale ritrosia ad accettare la brevità come possibile valore in letteratura, in Italia – fatto paradossale se si pensa, anche solo limitandoci all’ultimo secolo, a molti maestri del racconto – procedo sempre più convintamente su questa strada, tanto da aver recentemente iniziato a scrivere in parallelo due serie di racconti brevissimi (“Un verso”, prima trascritto, fa parte di una di queste) come naturale prosecuzione del laboratorio cui ho accennato a proposito di “Sottrazione”.

Il perché della scelta è molto semplice: scrivo nella direzione che più mi permette di moltiplicare l’esercizio letterario, essendo io più interessato al mezzo in sé che a discorsi paraletterari come quello commerciale o quello della visibilità. Con ciò non voglio affermare di essere indifferente a tali aspetti – mi impegno costantemente nell’organizzazione di reading e presentazioni e aggiorno di continuo la mia pagina facebook e il mio blog – ma la priorità rimane un’altra.

Concentrando un’idea in poche pagine o in poche righe posso adottare un numero di soluzioni sensibilmente maggiore rispetto alla singola linea di un romanzo tradizionalmente inteso. Anche nelle storie relativamente più lunghe tendo alla frequente variazione interna.

Tra i 34 racconti presenti nel libro qual è quello a cui sei particolarmente affezionato e perché?

Difficile sceglierne uno, ma, tra quelli che continuo a proporre anche nelle letture dal vivo, “La morte: una recensione” rimane tra i miei preferiti. Si è trattato, scrivendolo, di immaginare un fatto capitale come la morte da un punto di vista straniante, alla stregua di un prodotto, e, come da titolo, recensirlo. Comincia così:

La morte si basa su un’idea tanto semplice quanto geniale: la cessazione della vita.

Con la potenza concettuale di una trovata di questo tipo – precolombiano uovo di Colombo – e un senso dell’umorismo mai stiracchiato, la morte non poteva che attirare le attenzioni di molti, suscitando polemiche e accuse – talvolta pretestuose, talvolta ben argomentate – per il suo modo eccentrico di stare al mondo e di risolvere problemi: un modo forse politicamente scorretto, non lo si vuole negare, ma di sicura efficacia.

Parlaci della tua esperienza di pubblicazione. Negli ultimi anni la formula del self-pulishing sta spopolando tra chi vuole avere delle possibilità di far conoscere i suoi testi, ma spesso è una soluzione che non porta i risultati sperati, c’è qualche consiglio che ti senti di dare agli scrittori alle prime armi?

La formula del self-publishing – da distinguere dalle autoproduzioni, che sono tutt’altra cosa e costituiscono a mio parere un campo molto fertile in Italia – non mi ha mai convinto. Come ho detto altrove, la consiglio a chi voglia fare un regalo a se stesso e a una ristretta cerchia di amici e parenti, o al massimo a qualche amico di amici, ma non a chi voglia capire qual è l’itinerario di un libro, quali siano le figure professionali che entrano in gioco prima e dopo una pubblicazione.

Un libro è un prodotto complesso. In quanto tale, è improbabile portarlo avanti in solitaria. Basti pensare a tutte le questioni legate alla stampa, all’impaginazione, al formato, alla grafica, alla promozione, alla distribuzione, oltre che al lavoro non strettamente autoriale sul testo.

In passato mi è capitato di prendere qualche granchio, per un’ansia di pubblicazione spesso riscontrabile in chi è alla prime armi. Dunque, per dire una banalità, s’impara anche dagli errori, così quando ho intercettato gli editori con cui ho pubblicato i miei libri – inizialmente Intermezzi Editore e poi CaratteriMobili e Gorilla Sapiens Edizioni – non me li sono fatti scappare, per così dire. E ho fatto bene, dati i rapporti, sia professionali che personali, che si sono istaurati.

In ultimo, quali sono i tuoi progetti futuri?

Come ho accennato sto lavorando a due serie di storie, che dovrebbero comporre due libri.

L’idea della prima serie mi è venuta durante il tour promozionale di “Sottrazione”. Il titolo provvisorio è “Esterni”. Si tratta di prose in terza persona di lunghezza compresa tra le 1000 e le 3000 battute. Ogni esterno prende spunto da un luogo realmente esistente, esplicitato nel testo, per approdare a una dimensione fantastica in contrasto con la realtà che conosciamo, intesa come una tra le infinite realtà possibili, altrettanto fittizia. Due esempi sono recentemente usciti sul blog degli Squadernauti: https://squadernauti.wordpress.com/2016/04/29/esterni/.

La seconda serie, in corso dal 2 luglio 2016, è interamente pubblica. Se ne possono seguire gli sviluppi sul mio blog, nella pagina “1 al giorno”: https://carlosperduti.wordpress.com/1-al-giorno/.

Si tratta di racconti i cui limiti sono la prima persona e il tetto massimo di 1000 battute. L’obiettivo è pubblicarne uno al giorno fino al 2 luglio 2017, in modo da arrivare alla cifra di 366 racconti e tentare un libro intitolato “Bisestile”.

Ho momentaneamente sospeso la lavorazione di un romanzo intitolato “Di a da in con su per tra fra”, che riprenderò, verosimilmente, fra un anno.

Elena Bello

Il libro è acquistabile al link http://www.ibs.it/code/9788898978083/sperduti-carlo/sottrazione.html

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