Intervista a Lorenzo Zichichi – Fare editoria ed arte oggi con Il Cigno GG

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In occasione dell’inaugurazione delle mostre di Jorrit Tornquist ed Ortensio Zecchino, avvenuta venerdì 7 Ottobre al Museo Archeologico di Mantova, abbiamo avuto l’occasione di incontrare ed intervistare Lorenzo Zichichi, direttore della casa editrice Il Cigno GG, che da diversi anni si occupa dell’allestimento di mostre e della diffusione di testi scientifici riguardanti il panorama artistico contemporaneo. Questo è ciò che ci ha raccontato.

Oggi che cosa significa scegliere l’editoria artistica, considerando il fatto che si tratta di un settore in grande difficoltà?

Si tratta di un settore sicuramente in crisi, possiamo dire, da una vita. La nostra casa editrice nacque in origine come stamperia d’arte che faceva, dal 1968 in poi, libri particolarmente pregiati: tutti fatti a mano con i torchi calcografici. Non facevamo neanche litografie ma solamente incisioni all’acquaforte e all’acquatinta perché erano considerate ancora più raffinate e pregiate. Questo è un settore, ad esempio, che è completamente morto. Abbiamo avuto la crisi della grafica – adesso non voglio dilungarmi sui motivi della crisi della grafica – e quindi ci siamo in qualche modo reinventati. Oggi fare arte vuol dire guardare ad un settore che ha una prospettiva di maggiore ricchezza perché nel corso degli anni la ricchezza del mercato dell’arte ha determinato una serie di investimenti da parte di una fetta di persone che prima non conoscevano il mondo artistico e quindi le persone si sono avvicinate all’arte. Io spero che oltre che investire, si comprino anche i libri. Così, oltre che fare qualche soldo, imparano qualcosa.

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Qui vediamo una commistione tra l’antichità e la contemporaneità. Come si fa a scegliere un soggetto da poter accostare al nostro patrimonio artistico più remoto?

Secondo me il patrimonio culturale, quando esiste, educa alla bellezza e al rispetto le persone che ci vivono dentro. Un’opera d’arte contemporanea, quando è un’opera d’arte contemporanea, nasce da tutto quello che è stato visto prima. Quindi l’accostamento è nella genesi dell’opera stessa. Gli Italiani hanno generalmente un senso dell’estetica che altri popoli non avevano. A mio avviso i Greci delle isole hanno un senso dell’estetica che è maturato e ha fatto cose straordinarie.

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Oggi chi possiamo identificare come punto di riferimento per l’arte contemporanea?

Questa è una domanda cui è impossibile rispondere, io posso solo dire che nel corso degli ultimi 15 anni, parlando proprio di Giovanni Granzotto, curatore della mostra di Mantova, quando noi abbiamo preso in mano il discorso dell’arte cinetica – che era un movimento degli anni ’60 poi sviluppatosi tra il Sud America e l’Italia – quando proponevamo le mostre avevamo una difficoltà enorme a spiegarle, poi quando le facevamo riscontravamo un grande successo. Così è venuto che, da che avevamo difficoltà, ora l’arte cinetica di Alberto Biasi e tutti i vari cinetici, ha sicuramente una grandissima visibilità ed è molto apprezzata e molti capiscono che quello che è successo in Italia negli anni ’60 è stato straordinario. Dire oggi che cosa c’è che può essere una promessa non saprei. Ritengo di essere soltanto uno spettatore. Quello che mi piace lo porto avanti, quello che non mi convince no. Ho delle grandissime perplessità nei confronti di alcune presenze nel mondo dell’arte contemporanea oggi e rimango sbigottito nel vedere che hanno successo.

Guardiamo al futuro. Prossimi progetti?

Il 3 Novembre inauguriamo una meravigliosa mostra di Carlo Gavazzeni Ricordi al Museo di Arte Contemporanea di Santiago del Chile e a metà mese saremo in Russia per altri due nuovi progetti di artisti italiani che interessano lì e speriamo che questa idea di proporre l’arte contemporanea come legame con tutto il nostro passato continui ad essere qualcosa che le persone vengono a visitare e che apprezzano.

Mendes Biondo

Per saperne di più sugli appuntamenti e i libri della Il Cigno GG è possibile visitare il sito internet http://www.ilcigno.org

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