Il Saggiatore – Poesia, scienza e storia d’Italia tra gli scaffali delle librerie

Una raccolta di poesie di Giovanni Giudici, un saggio scientifico di Lisa Randal e un percorso storico ed emozionale descritto da Piero Camporesi attraverso le vie che percorrevano l’Italia del primo Novecento e che l’hanno resa il Paese più affascinante del mondo. Sono queste le proposte de il Saggiatore già disponibili in libreria pronte da leggere e da vivere.

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Salutz – Giovanni Giudici

Dopo Milo De Angelis, Osip Mandel’štam, Franco Fortini ed Emily Dickinson, il Saggiatore prosegue nella sua attenta ricognizione della poesia del Novecento e riporta in libreria una delle opere più significative di Giovanni Giudici, uno dei maggiori autori lirici della nostra contemporaneità. Salutz – che il Saggiatore ripropone con un prezioso scritto di Giovanni Raboni – segna un punto di svolta non solo per il suo autore, ma per la letteratura italiana degli ultimi trent’anni. Percorsa da momenti di lirismo di ineguagliato splendore, da un senso della fragilità umana vissuta come colpa e solo a tratti riscattata dalla poesia, quest’opera dalla bellezza cupa e luminosa rivela fin dal titolo il suo valore di congedo. È il testamento sotto forma di poema amoroso in cui Giovanni Giudici, avvicinandosi all’ultima stagione della sua vita, giunse a chiedersi: «Se si troncasse il filo di futile bava / Che tiene appesa questa vita di ragno / Cosa sarete voi / Oggetti che sapevate il caldo della mia mano?». Salutz è poema della frattura e dell’ascesi, canto lirico di un amore che è insieme salvezza e violenza, innalzamento ed eros. È un canzoniere che ha impegnato il poeta per oltre un biennio: un’opera che rappresenta al meglio l’alta suggestione della sua scrittura, e in qualche modo anomala, perché ricca di affascinanti cadenze dell’antica poesia provenzale, frutto di una incessante ricerca testuale, sintattica, stilistica, metrica e lessicale. Testimone esemplare del nostro tempo, con questi versi Giovanni Giudici è ancora capace di illuminare e corrodere tutti i dettagli del quotidiano, attraverso uno sguardo inconfondibile, penetrante, ironico e allucinato.

Giovanni Giudici (1924-2011) è stato un poeta e giornalista italiano. Ha vinto diversi premi, tra cui il Viareggio, il Librex-Montale, il Bagutta e il Puškin.

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L’universo invisibile – Lisa Randall

L’Universo ha 13,8 miliardi di anni. Da quando si è formata, la Terra ha compiuto intorno al Sole quattro miliardi e mezzo di orbite. È un tempo impensabile, un tempo infinito. Un tempo che gli esseri umani non hanno occupato che per la più piccola delle frazioni. Eppure, da quando siamo comparsi sulla faccia del pianeta, da quando abbiamo iniziato ad accendere i fuochi per tenere a bada la notte, non abbiamo mai smesso di alzare gli occhi alla volta senza confini. A meravigliarci per tutto quell’infinito sopra di noi, per tutto quello che non possiamo vedere. È all’Universo invisibile che Lisa Randall dedica questo libro che al rigore scientifico coniuga il senso meraviglioso dell’avventura: che cos’è la materia oscura che sappiamo esistere e che pure non riusciamo a individuare? Che influenza esercitano comete, galassie, buchi neri sulla nostra vita di tutti i giorni? Il cosmo e la Terra, se indagati con intelligenza e visionarietà acuminata, rivelano connessioni sorprendenti; connessioni che possono gettare nuova luce su eventi dei quali pensavamo di sapere ormai tutto, come l’improvvisa scomparsa dei dinosauri che un tempo dominavano il mondo. Mosso dall’inesauribile curiosità propria della nostra specie – la stessa curiosità che ci ha spinto a sbarcare sulla Luna, a inviare sonde su Giove, a perlustrare la superficie di Marte –, L’Universo invisibile ci conduce in un viaggio sorprendente al di là dei confini della nostra conoscenza, in quella vasta distesa di buio che fino a pochi anni fa credevamo imperscrutabile ma che, suggerisce Lisa Randall, può essere illuminata dalla più improbabile delle fonti: la genialità umana.

Lisa Randall, fisica teorica e cosmologa, è Frank B. Baird, Jr. Professor of Science alla Harvard University. È autrice di Passaggi curvi (il Saggiatore, 2006) e Bussando alle porte del cielo (il Saggiatore, 2013).

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Le belle contrade – Piero Camporesi

Con Le belle contrade, un classico che il Saggiatore pubblica con una nuova prefazione di Giorgio Boatti, prosegue il progetto di ripubblicazione del corpus delle opere di Camporesi, avviato dal Pane selvaggio, rendendo al pubblico un altro grande capitolo della ricostruzione della sensibilità comune nella transizione dall’età premoderna al contemporaneo. La meraviglia per la bellezza di un panorama è impensabile per gli uomini del Quattro e Cinquecento: il loro occhio coglie più la concretezza ambientale e la realtà della geografia umana che l’incanto estetico. È un’Italia, la loro, di cose e di genti, di mestieri e di antimestieri, di affari e di malaffari, una lunga sfilata di oggetti, manufatti, prodotti, attività, messa a fuoco e identificata non dal nobile senso della vista ma da quelli più popolari del tatto, del gusto, dell’olfatto. L’acquisizione culturale del paesaggio nasce in seguito, lentamente e faticosamente, e così la contemplazione disinteressata per gli ineffabili piaceri dello spirito, giustificate o indebite rêveries da consumare in morbidi circuiti suggestivi, perfino momenti di ascesi e alta meditazione religiosa. Piero Camporesi, servendosi di una ricca messe di fonti letterarie tardomedievali, umanistiche e rinascimentali, e con la consueta inventività di scrittura, racconta come nasce l’attenzione per l’ambiente e come cambia la percezione del paesaggio in età pre-moderna. Il mare, da superba e minacciosa distesa, si trasforma in amena e talvolta sensuale località per la villeggiatura; la promozione borghese della montagna – coadiuvata dall’estetica del sublime – fa di quell’aspra verticalità un requisito fondamentale per l’elevazione dello spirito e per l’esame della fragilità umana. Se un tempo chi doveva affrontare la necessaria ma non desiderata avventura di un viaggio entrava nelle chiese dell’alacre e produttiva Milano, di Firenze la bella o della studiosa Bologna per devozione di pellegrino, il turista dell’Otto e Novecento lo fa per vedere la magnificenza delle città italiane: solo allora l’impero dei sensi che ha nell’occhio il suo fondatore può considerarsi creato.

Piero Camporesi (Forlì 1926 – Bologna 1997) è stato un filologo, storico e antropologo italiano. Ha insegnato Letteratura italiana all’Università di Bologna. Tra i saggisti italiani più conosciuti al mondo, i suoi libri sono stati tradotti nei principali paesi europei, negli Stati Uniti, in Brasile e in Giappone. Il Saggiatore ha pubblicato Il pane selvaggio (2016).

I libri sono acquistabili al link www.ilsaggiatore.com

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