Il prigioniero del cielo – Fabio Mazzari legge Carlos Ruiz Zafòn

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Ospitiamo con piacere un Guest post di Fabio Mazzari che ci propone una sua lettura del romanzo di Carlos Ruiz Zafòn “Il prigioniero del cielo”.

Riuscire ad essere trasportati in un’epoca storica che non si è mai vissuta. È quello che è pienamente riuscito a Carlos Ruiz Zafòn (Barcellona, 1964) scrittore spagnolo ormai ben noto al pubblico di tutta Europa. Con la sua “Trilogia dei libri dimenticati” Zafòn attraversa tre periodi storici differenti del novecento iberico : i ruggenti anni venti (Il gioco dell’angelo), gli anni quaranta e la ricostruzione post Guerra Civile (L’ombra del vento) e la fine degli anni cinquanta e il boom economico “Il prigioniero del cielo”.

Seguito cronologico inevitabile del best-seller “L’ombra del vento”, “Il prigioniero del cielo” ci trasporta nella tumultuosa Barcellona del 1957, una città che sta entrando nel “desarrolo” (il termine con cui gli spagnoli identificano il boom economico), tra motorizzazione di massa, diffusione della radio, arrivo dei primi televisori e speranza verso il futuro.

Protagonisti del romanzo sono gli stessi attori de “L’ombra del vento” ovvero Daniel Sempere, non più il bambino del primo romanzo ma un giovane uomo di ventitré anni che lavora insieme al padre Carlos nella libreria di famiglia e l’eccentrico Fermin Romero, ex vagabondo giunto dalla povera Extremadura a Barcellona nel romanzo precedente e ormai diventato uno di famiglia.

Nelle strade del capoluogo catalano si percepisce l’arrivo del benessere, tra luminarie sfavillanti, negozi di abbigliamento e giocattoli presi d’assalto e il clima di fiducia verso il futuro. Va decisamente meno bene alla Libreria Sempere, radio e televisioni infatti hanno fatto calare le vendite di libri, sembra un Natale di sacrifici in casa fino ad un fatto strano. In libreria arriva un cliente dall’aspetto inquietante, un uomo claudicante a causa di «vecchie ferite di guerra» che acquista, per regalarla, un’edizione di lusso del “Conte di Montecristo” pagandola con una banconota da mille pesetas (il taglio massimo dell’epoca, ndr), senza nemmeno volere il resto. Il destinatario del regalo altri non è che Fermin Romero con una dedica misteriosa e cupa «tornato dal mondo dei morti, che possiede la chiave del futuro».

Chi era il misterioso cliente? Che rapporti aveva con Fermin Romero? Quali inquietanti segreti del passato nasconde l’amico della famiglia Sempere?

Zafòn, nel corso del romanzo, risponde a tutte le nostre domande. Anche questo libro, come il precedente, parte brillantemente da vicende inventate per analizzare ed eviscerare fatti della storia recente spagnola. Verranno alla luce atrocità degli anni della Guerra Civile e immediatamente successivi da entrambe le parti, un segreto inconfessabile che riguarda direttamente la famiglia Sempere e un terribile interrogativo di cui Daniel decide di non voler cercare la risposta.

Thriller anomalo; che sembra essere strutturato in due parti completamente distinte tra di loro: un inizio da commedia ed una parte centrale ai limiti del horror; nel pieno stile dell’autore spagnolo, “Il prigioniero del cielo” è allo stesso tempo un romanzo utile per conoscere e comprendere la società mediterranea degli anni compresi tra il 1940 e il 1960.

Fabio Mazzari

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