Una giornata dall’aria antica – Un libro per ricordare Nassiriya

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Non è mai facile raccontare un ricordo sfuggente. La memoria che tutti noi tendiamo a lasciar andare perché troppo dolorosa è sempre un ostacolo; scriverla e poi leggerla può rappresentare un’impresa.
Ma, dopo tredici anni dalla tragedia di Nassiriya, la Graphe.it edizioni decide di dare voce a quel dolore attraverso l’attenta penna di Antonella Serrenti. Scrittrice e mamma di un soldato che era lì, di stanza a Nassiriya. Una donna che fino a quando non ha avuto la certezza che la vita era ancora parte della sua realtà, non sapeva di poter concedersi un altro respiro.

Ma Antonella non racconta solo la sua storia, raccoglie in Una giornata dall’aria antica anche racconti di altri scomodi protagonisti, altri molto diversi da lei ma che in comune hanno tutti quell’incubo, quel 12 novembre 2003. Così la voce di un vecchio nonno si fonde con quella di un bambino arrabbiato con il suo papà in viaggio verso quel paese dove non lo vogliono, mentre lui qui lo aspetta:

Che senso ha andare in Afghanistan, ti devi rendere conto che i talebani non vi vogliono. Non vogliono che ripariate le loro strade, non pretendono che costruiate le loro scuole (poi tu papà, non sei capace neanche di usare il trapano) o che scaviate i pozzi per cercare l’acqua.

Mentre la disperazione del soldato, diventa cosa sola con la paura della madre, per poi svegliare bruscamente la tranquilla realtà di una adolescente.

S’incamminarono insieme, inghiottite dal funerale, con la mano dell’una protetta da quella dell’altra: lei e la mamma. Adesso erano due, non più tre. Per sempre e anche in mezzo a quella folla commossa.

Antonella Serrenti accompagna il lettore in un viaggio nella memoria, lo fa prendendolo per mano e portandolo di casa in casa, dal dolore all’indifferenza, fino al cinismo della politica. Partendo dalla sua reale storia si intreccia ad altre vite, immagina la sofferenza, l’ansia e la paura. Ma la sensibilità di Antonella va oltre al dolore italiano, e nel momento della conclusione abbraccia anche il piccolo Zarif, troppo piccolo per comprendere il male del mondo adulto.

«Mamma sto bene, dai non piangere! Mi senti? Sto bene! Smetti di piangere e tranquillizzati. Mamma, adesso non posso stare al telefono, siamo tutti impegnati, ti chiamo più tardi, va bene? Prometti che non piangerai! Prometti! Ciao mamma ti abbraccio forte forte»

Antonella Serrenti è nata nell’isola di Sant’Antioco, in Sardegna. Ama leggere ma anche scrivere; premiata in concorsi letterari, ha appena ultimato una raccolta di racconti e ha pubblicato numerosi racconti brevi per il blog GraphoMania. Per la Graphe.it edizioni ha scritto, insieme a Susanna Trossero, Il pane carasau – Storie e ricette di un’antica tradizione isolana.

Il libro è acquistabile al link http://www.graphe.it/

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