La Regina d’Inverno – Uno Sherlock Holmes nella Russia di fine Ottocento

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L’Europa orientale, in questi ultimi anni, ha visto la nascita e lo sviluppo di una letteratura gialla e poliziesca di tutto rilievo, sebbene non ancora conosciutissima nel nostro paese.

Tra gli autori più interessanti l’ungherese Vilmos Kondor (Budapest 1954), lo iugoslavo Zoran Zivkovic (Belgrado 1968) e il russo Boris Akunin. Quest’ultimo, pseudonimo di Grigorji Chkhartisvili, nato in Georgia nel 1956, grande appassionato e traduttore del giapponese Yukio Mishima, è autore della prima serie dell’est Europa a vedere come protagonista principale un personaggio fisso, ovvero Erast Fandorin.

La particolarità di Akunin, che lo differenzia dai grandi giallisti che fanno utilizzo di personaggi fissi (da Sherlock Holmes per Arthur Conan Doyle a Hercule Poirot e Miss Marple per Agatha Christie fino al Commissario Montalbano per Andrea Camilleri) è la sequenza cronologica. Fandorin “invecchia” nel corso della serie, che si muove in un periodo cronologico compreso tra il 1876 e il 1917, ovvero tra lo splendore della Russia Zarista fino alla Rivoluzione e alla fine della monarchia.

Il primo romanzo della serie, dal titolo “La regina d’inverno” è ambientato appunto nella Mosca del 1876. Fandorin, il protagonista, è un venticinquenne moscovita di buona famiglia (anche se il padre, come ci spiega l’autore ha perso molti soldi per il vizio del gioco), entrato nella polizia dopo aver trascorso alcuni anni in Giappone.

Il romanzo si apre nell’aprile di quell’anno, nei sontuosi Giardini di Sant’Alessandro accade infatti un fatto inspiegabile: un giovane, molto elegante, chiede un bacio ad una ragazza intenta a leggere un libro su una panchina, al suo rifiuto egli si spara, utilizzando il sistema della “roulette russa”, chiamata nel libro “roulette americana” perché, ci spiega l’autore, i giornali dell’epoca parlarono di alcuni casi simili negli Stati Uniti.

Quello dei Giardini di Sant’Alessandro però sarà solamente il primo suicidio inspiegabile di una lunga serie, tutti riguardanti giovani uomini, riguardo ai quali il Commissariato di Mosca non riesce a venirne a capo. Toccherà proprio al giovane poliziotto alle prime armi Earst Fandorin investigare su questa sconcertante catena di giovani che decidono di togliersi la vita, in modo spettacolare, nel fiore degli anni.

Il giovane investigatore, che unisce le capacità deduttive di Sherlock Holmes alla precisione maniacale di Hercule Poirot, farà una serie di scoperte sconcertanti. Tutti i giovani suicidi infatti furono educati dall’Esternato, una sorta di collegio considerato di altissimo livello ma che, in realtà nasconde una serie di segreti terribili, in grado di sconvolgere addirittura l’equilibrio politico mondiale.

Boris Akunin, con grande maestria, ricostruisce nei dettagli la Mosca della seconda metà dell’Ottocento e la società russa dell’epoca zarista, senza dare nessun tipo di giudizio politico ad un’epoca che ancora oggi divide la società della nazione più estesa del mondo.

Una Mosca della Belle Époque, così simile ma allo stesso tempo così diversa dalle altre grandi capitali europee dell’epoca, dove vivono e lavorano alcuni tra i più grandi scrittori, pittori e musicisti del XIX Secolo, viene, per la prima volta, utilizzata come soggetto di un thriller e si rivela un’ambientazione perfetta.

Earst Fandorin, ha si le caratteristiche di Sherlock Holmes e di Poirot, ma è un investigatore molto più umano, che commette anche errori (di cui uno proprio all’interno di questo primo romanzo) e perciò ci appare molto meno freddo e più simile a noi.

Edito in Italia da Frassinelli, “La regina d’inverno” è un thriller storico di ottima fattura che è anche consigliato a chi voglia conoscere la società e la cultura russa.

Fabio Mazzari

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