La lunga estate calda del commissario Charitos – Il thriller inquietante a ritmo di Sirtaki di Petros Markaris

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Quando si pensa alla Grecia vengono in mente le sue splendide isole, il suo enorme patrimonio storico, ma anche la ricca gastronomia, il vino, il sirtaki fino al traffico e al caos di Atene. Diversi film di successo ci hanno dato quest’immagine stereotipata del paese ellenico. Mai però la Grecia era stata immaginata come sfondo di thriller ad alta tensione.

A riempire il vuoto ci ha pensato Petros Markaris, creatore del personaggio di Kostas Charitos, singolare commissario della polizia di Atene, definito come “il Montalbano di Atene” per le forti analogie con il collega siciliano, a partire dall’amore per la buona tavola, il mare e… l’auto scassata.

Charitos è protagonista di diversi romanzi, il migliore di essi è, a parere dello scrivente, “La lunga estate calda del commissario Charitos” (“Vaikos Metochos”) pubblicato nel 2007 e distribuito in Italia da Bompiani.

In questo romanzo Markaris affronta, passando nel giro di poche pagine da un clima di commedia a quello di un thriller altamente inquietante, sviluppa due storie all’apparenza completamente distaccate tra di loro: la prima riguarda una serie di omicidi inspiegabili che colpiscono personaggi della televisione e della pubblicità, la seconda il sequestro di un traghetto a Creta, a bordo del quale si trova proprio la figlia di Charitos.

Scorrendo le pagine del romanzo, Markaris ci immerge nel pieno della società greca ed ateniese, descrivendo minuziosamente i pregi e i difetti di essa, che ricordano molto da vicino quelli italiani: il senso molto forte della famiglia, la furbizia che spesso non si rivela come una qualità, tutt’altro, la disorganizzazione, l’amore per il buon vivere, ma anche la pigrizia, la mancanza di senso civico e il qualunquismo.

Le due vicende di cronaca nera, con cui Charitos deve fare i conti; la prima, gli omicidi legati al mondo della televisione e della pubblicità, per lavoro, la seconda, il sequestro della nave perché lo riguarda in prima persona; sono solo all’apparenza completamente slegate l’una dall’altra, già nella prima parte del romanzo si scoprirà che esiste un filo conduttore molto forte.

La prima sorpresa che Markaris offre al lettore è l’identità dei sequestratori della nave, che si rivela completamente opposta a quanto pensato dal commissario (e molto probabilmente dal lettore stesso), ma diverse rivelazioni sorprendenti usciranno fuori all’interno del romanzo, portando il commissario Charitos ad indagare in realtà del sottobosco, oscure e legate ad ambienti politici che sembravano essere stati dimenticati dal tempo, fino alla misteriosa figura dell’omicida dei pubblicitari : un uomo che dalle foto delle telecamere sembra giovane e muscoloso e che rivendica i suoi crimini in telefonate al commissariato parlando in modo biascicante, come fosse molto anziano, in un continuo gioco tra il gatto e il topo instaurato con il commissario Charitos.

Nelle scorrevoli pagine del romanzo si verrà a capo di questi sconcertanti enigmi: chi sono i sequestratori della nave di Creta? Chi è il misterioso uomo che uccide persone legate alla televisione e alla pubblicità ad Atene? Perché è giovane ma parla come fosse molto anziano?

Petros Markaris nato nel 1937 a Istanbul (Costantinopoli per i greci) da padre armeno e madre greca, si è inizialmente dedicato alla traduzione di opere teatrali tedesche, dopo aver a lungo collaborato con il noto regista Theo Angelopoulos, a partire dal 1995, con il romanzo “Ultime della notte” ha creato il personaggio di Kostas Charitos, protagonista di una serie di romanzi polizieschi di grande successo, tra cui “Difesa a zona” (1998), “Si è suicidato il Che” “(2003), “La lunga estate calda del Commissario Charitos” (2007), “La balia” (2008), “L’esattore” (2012) e “Titoli di coda” (2015). Nei suoi romanzi vi è sempre una forte connotazione sociale e una nemmeno troppo velata satira alla società greca.

Fabio Mazzari

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