Delitti in vestaglia – Una recensione (semiseria) del romanzo dei Nove Facoceri

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Riuscire a far ridere, sorridere e riflettere sull’ironia della vita con leggerezza e divertimento. Sono questi gli elementi che più mi sono piaciuti del collettivo più sgangherato della storia della letteratura. Altro che Scapigliatura, altro che seriosi e misteriosi Wu Ming, quando puoi avere a che fare con i Nove Facoceri le carte in tavola cambiano alla velocità della luce.

Questo perché il loro stile di scrittura è frizzante, ti attrae e tu non puoi fare a meno che seguire le peripezie del detective in vestaglia Ferrario ovunque questo ti porti. Non fai nemmeno caso al vapore che viene da quella pestilenziale (e, ammettiamolo, politically correct) pipa elettronica che accompagna il nostro eroe lungo tutte le indagini.

“Delitti in vestaglia” è letteralmente surreale, ma a tal punto da non esserlo per nulla. Come una coda alle Poste o una conferenza stampa alle 8 del mattino. È un romanzo ricco di colpi di scena (che non vi diremo assolutamente, sennò che ve lo recensiamo a fare?) che uniscono i clichè del giallo classico con parodie esilaranti che non scadono mai nel banale, né nel volgare. E questo, credo, sia un elemento importante in un romanzo che vuole fare della comicità il suo perno principale. Perché con le parolacce si fa presto a far sghignazzare le persone, ma ci vuole fegato a far accostamenti tra Sherlock Holmes e Ferrario. Specie per il fatto che uno girava in loden e questo ce lo ritroviamo dappertutto con la vestaglia. Probabilmente un cimelio di qualche zia Abelarda.

“Delitti in vestaglia” è il trionfo di quel kitch stilistico usato apposta per far ridere e in questo quei Nove Facoceri sono riusciti appieno. Specie pensando che si tratta di nove autori, con nove teste totalmente differenti e nove stili di scrittura lontani anni luce gli uni dagli altri.

Di solito salto a pié pari le introduzioni ma in questo caso vi consiglio vivamente di leggere le istruzioni prima di iniziare a montare la storia nella vostra mente. Perché è importante sapere che oltre ad un semplice romanzo, qui siamo di fronte alla messa in scena di un’opera teatrale mai provata e mai andata sui palcoscenici italici se non in versione scritta. Non è un caso che somigli moltissimo ad una sceneggiatura di una serie tv e che Ferrario, nei suoi modi singolari sia un moderno Leslie Nielsen italiano a mo’ di “Una pallottola spuntata”.

Dimenticavo di dirvi che la città dove il fattaccio avviene è Savona. Cioè, davvero, una di quelle città dove non ambientereste nemmeno un romanzo sentimentale, figuriamoci un giallo. (Ma si ammazzano davvero le persone a Savona?). Proprio in quella trista cittadina ligure imparerete ad innamorarvi di Nadia Fambotto la sensitiva che segue il Ferrario nelle sue avventure assieme a Cleo Patrasso la Sovrintenente, l’ex moglie Paolina De Roelis psichiatra brillante, la giornalista Giovanna Mastronatale e la killer della quale non diciamo il nome, sennò si fa presto a scoprire l’intrigo (tanto è scritto nell’introduzione perciò…) l’agente stranito Paolo Balbontin e altri che andranno a riempire le pagine di questa saga.

Tornando seri – ma non troppo – è un esperimento letterario che, a mio parere, è ben riuscito e che è capace di coinvolgere tanto gli amanti del genere giallo quanto quelli delle parodie. O forse lo sto dicendo solo perché quel tipo di persona, entambi i tipi, sono io.

Mendes Biondo

Il libro è acquistabile al link https://www.amazon.it/Delitti-vestaglia-Massimo-Ferraris-ebook/dp/B01D1HSXIY

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