Il bello scrivere – Intervista a Francesca Biasetton dell’Associazione Calligrafica Italiana

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La calligrafia è la scrittura educata. Con queste parole potremmo riassumere secoli e secoli di uomini e donne che si sono avvicendati nell’arte della bella scrittura. Oggi, con la tecnologia digitale a farla da padrone, sembrerebbe che discipline come queste siano destinate a sparire. La verità, per gli amanti delle cose fatte alla vecchia maniera, è che si sta registrando un’interessante inversione di tendenza, specie tra i giovani. Ne abbiamo parlato in un intervista con Francesca Biasetton, Presidente dell’Associazione Calligrafica Italiana, ed ecco cosa è emerso.

Cosa vi ha dato lo stimolo di riunirvi in Associazione Calligrafica Italiana e a fare anche laboratori per insegnare questa disciplina antica in un periodo che guarda sempre più alla digitalizzazione in ogni settore?

L’Associazione Calligrafica è stata fondata nel 1991, quindi 25 anni fa. Quest’anno, infatti, abbiamo festeggiato il venticinquesimo anno con un convegno internazionale a Milano sul tema della scrittura a mano. L’Associazione è stata fondata da sei persone, non tutti calligrafi – c’è anche uno studioso di storia della scrittura nonché collezionista di manuali – e all’articolo 3 dello statuto si legge “L’Associazione persegue attività culturali, in particolare ha lo scopo di promuovere la diffusione della calligrafia, ossia l’arte della bella scrittura e del disegno manuale delle lettere e di far conoscere ovunque la tradizione calligrafica italiana”. I laboratori della nostra associazione sono indirizzati sia ad amatori che a professionisti quindi sono pensati sia per chi vuole praticare calligrafia in termini di hobby sia per chi vuole formarsi come esperto. Chi vuole formarsi come calligrafo deve seguire un corso particolare che parte da quelle che sono le scritture più adatte per iniziare e poi via via segue quelle che sono più elaborate. Però trattiamo tutti con la stessa serietà.

La cosa importante è che in un momento come questo, dove la calligrafia è molto di moda, spuntano persone che si improvvisano competenti. Spesso nei manifesti o nei siti non viene nemmeno presentato l’insegnate mentre i corsi della nostra Associazione sono tenuti tutti da professionisti che hanno un curriculum consultabile e insegnano con i loro modelli e non con le dispense altrui. Ogni insegnante dà il suo modello che è la prova che sa fare quella determinata tecnica e dà la sua interpretazione di un particolare stile calligrafico.

Secondo me è la stessa cosa per un’esecuzione a pianoforte. Prendiamo Beethoven. Essendo un testo scritto, ha delle regole precise ma ognuno ha la sua interpretazione.

I nostri insegnanti sono tutti professionisti che si sono messi d’impegno per riportare in auge una cosa che in Italia storicamente è stata esportata in tutto il mondo, con modelli di riferimento esportati ovunque, come le maiuscole romane mutuate dai Latini. Sembrano banali ma hanno una loro costruzione particolare e sono un modello attualissimo di elaborazione. Tra le altre che mi vengono in mente c’è anche l’italico, ovvero la scrittura inclinata corsiva.

Questa è stata l’intenzione con cui i soci hanno fondato l’Associazione Calligrafica che si è successivamente sviluppata, forse perché c’è l’esigenza di fare qualcosa per se stessi e per riappropriarsi del tempo che ci è stato defraudato.

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La calligrafia è un’arte particolarmente legata al godersi il tempo, che è un sentimento tipicamente legato ad un’età avanzata, ma voi state registrando un dato opposto. Sono sempre di più i giovani che si iscrivono ai vostri corsi. Come mai questa tendenza secondo lei?

È cambiato un po’ il pubblico, sono arrivati tanti giovani. Sono sorpresa di vedere ciò ma devo dire che scrivere piace a tutti, soprattutto ai bambini. Al Festival della Scienza di Genova avevamo fatto un incontro di un’ora per bambini e adulti per mostrare le basi della calligrafia e ci siamo resi conto del grande riscontro che abbiamo avuto. Soprattutto perché è un arte che si può fare anche con una matita e un foglio, ovvero qualcosa di accessibile con una minima spesa. È qualcosa che viene da dentro di noi e ha un altro spessore rispetto al schiacciare un tasto. Nonostante ciò uno degli elementi deterrenti è la fretta, specie negli adolescenti, che non riescono ad accettare che si tratta di un procedimento che richiede tempo e attenzione e che non dà una risposta immediata. Cerchiamo di recuperare il piacere di fare con le mani e sporcarsi le mani. Le persone sono affascinate nonostante non tutte abbiano la costanza per formarsi ad un certo livello però noi abbiamo formato diversi professionisti in una nazione dove non c’è una scuola ufficiale di calligrafia. Siamo stati i fautori della rinascita della calligrafia.

Andiamo sulla provocazione. Le scuole oggi puntano sempre di più all’uso dei tablet invece che spronare alla scrittura a mano. Per lei questo cosa significa?

Ho da poco ho letto “Demenza digitale” di Manfred Spitzer e non posso che fare un altarino all’autore perché questo discorso è molto legato all’economia. Matita e foglio costano un euro e il tablet ne costa molti di più e ha bisogno di costanti aggiornamenti. E come diceva anche il professor Vertecchi al nostro convegno “come non darei un’automobile ad un bambino ma gli regalo una bicicletta o un triciclo, allo stesso modo dobbiamo formarci per usare questi strumenti”. Abbiamo problemi noi adulti con questi strumenti, figuriamoci questi bambini che non hanno avuto l’occasione di sviluppare la propria parte creativa.

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Qual è il valore della scrittura a mano e il suo fascino?

Pensi semplicemente a questo. La firma ci identifica in tutto. Di solito dalle celebrità non vogliamo un sms o una mail, ma ricerchiamo il loro autografo. Se ci arriva una mail dal nostro cantante preferito possiamo essere sicuri al mille per mille che non l’ha scritta lui.

In ogni caso non difendo a tutti i costi il passato. Lo dice benissimo Ewan Clayton all’inizio del suo libro sulla storia della scrittura. Non bisogna essere troppo nostalgici nei confronti del passato ma neanche troppo fiduciosi del futuro. Sono due sistemi e possiamo usare entrambi. Se devo scrivere “arrivo tra dieci minuti” mando un sms, se devo scrivere qualcosa di più importante uso la scrittura a mano.

Non riusciamo a cogliere la profondità delle immagini e delle cose che ci circondano. Recentemente sono andata a vedere la mostra di un grafico e c’erano tutti i suoi disegni preparatori e gli schizzi e mi emozionava vedere come impostava il lavoro e capire il suo modo di vedere le cose. Purtroppo, però, questo gusto ed interesse sta andando scemando. Per me scrivere a mano è un aspetto fondamentale perché sono stata abituata a studiare e a prendere appunti a mano così come scrivo sempre le mie lezioni. Ovvio che per motivi di archiviazione è preferibile usare un file.

Oggi un calligrafo dove lavora e come lavora?

Ovunque ci sia qualcosa che utilizza le lettere. La richiesta della scrittura a mano dà un valore aggiunto a quello che è il prodotto che sia esso un segnaposto, un diploma o un biglietto d’auguri. Ci sono delle font che imitano la scrittura a mano ma che mi fanno credere semplicemente che è stato fatto manualmente. Proprio il fatto che si voglia far credere che qualcosa è stato scritto a mano significa che questo gesto ha un suo valore. Non riesco a sopportare l’uso delle font della scrittura a mano, non funzionano perché io non cerco di scrivere come il Times New Roman, quindi non capisco per quale motivo dovrei “mentire” con una falsa scrittura a mano.

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Qual è il carattere o la tipologia di scrittura che lei sente vicino come stile e persona.

Sono diventata piuttosto indisciplinata perché ho lavorato molto con le scritture illeggibili e dove si perde completamente la lettura del testo. C’è da dire che da che c’è la tipografia, la calligrafia si è affrancata dal dovere di comunicare un testo, quindi si può permettere degli usi diversi come in paesi altri, che hanno alfabeti diversi, si sono permessi da sempre e quindi deve avere una deriva più artistica così le variazioni sulle lettere possono portare a delle astrazioni. Questo però è un percorso cui si arriva e non è un caso particolare. C’è una preparazione per arrivare a questo. Mi piace molto ora lavorare in velocità e con la punta flessibile e con la velocità mi vengono fuori dei giri di penna e delle variazioni che altrimenti non riuscirei ad ottenere.

Abbiamo parlato di passato, abbiamo parlato di presente. Ora vediamo il suo futuro e quello dell’associazione.

Abbiamo fatto un convegno che ci ha piacevolmente colpito al di là delle aspettative perché ha riscosso un notevole successo di stampa e di pubblico. I temi trattati sono stati molteplici e molto interessanti legati alla scrittura a mano e la sua storia o la sua didattica e la calligrafia è rimasta un po’ in disparte. Ora stiamo preparando il video per renderlo accessibile a coloro che non hanno potuto essere partecipi a questo convegno e possibilmente anche gli atti del convegno. Siamo un po’ privi di forze ora ma stiamo cercando di rimetterci in carreggiata con il calendario dell’anno prossimo. Abbiamo un corso residenziale, una full immersion con degli insegnanti provenienti dall’estero.

Mendes Biondo

Per saperne di più sull’Associazione Calligrafica Italiana potete visitare il loro sito all’indirizzo www.calligrafia.org

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