L’ultimo libro – Recensione del romanzo di Zoran Zivkovic il Borges dei Balcani

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Un romanzo decisamente difficile da classificare nei generi tradizionali “L’ultimo libro” pubblicato nel 2007 da Zoran Zivkovic, scrittore che diversi critici hanno definito come “il Borges dei Balcani”. Paragone forse un po’ azzardato ma il primo romanzo dello scrittore serbo (Belgrado 1948) ad essere stato tradotto in italiano è di quelli che non lascia indifferente il lettore.

Zoran Zivkovic è un personaggio poliedrico: egli è docente di scrittura creativa all’Università di Belgrado, saggista e bibliofilo, proprio quest’ultima passione è il fil-rouge conduttore sia de “L’ultimo libro” che del seguito “Sei biblioteche”. Zivkovic esordì nei primi anni Ottanta come traduttore e curatore delle edizioni in serbo-croato dei romanzi di fantascienza statunitensi, in particolare di Arthur C.Clarke. Nel corso della sua vita ha avuto anche un’esperienza politica, nei centristi del Partito Democratico Serbo. Tuttavia Zivkovic si è avvicinato al mondo dei romanzi relativamente tardi, soltanto alla fine degli anni Novanta, con “Vremenski darovi” inedito in Italia. Il successo internazionale bussa soltanto alla soglia dei sessant’anni, proprio con “Poslednjia knjiga” ovvero “L’ultimo libro” pubblicato in patria appunto nel 2007 e tradotto in italiano nel 2010 da Tea Libri.

“L’ultimo libro” ha riscosso da subito un grande successo in tutto il vecchio continente, soprattutto negli ambienti letterari. Il britannico “Times Book Review” ha parlato di Zivkovic come migliore candidato a “successore” di Jorge Luis Borges, lo statunitense “Publisher Weekly” lo ha affiancato ad Italo Calvino, mentre “Time Out” lo ha accostato a Franz Kafka. Molto probabilmente i paragoni con questi mostri sacri della letteratura sono azzardati, ma è indubbio che leggendo questo (ed il successivo) romanzo non si possa scorgere una raffinatezza nella scrittura ed un ingegno che tengono incollati il lettore fino alla fine.

Il romanzo è relativamente breve, 233 pagine divise in quaranta capitoli piuttosto brevi. “L’ultimo libro” è ambientato a Belgrado, tuttavia la capitale serba non viene descritta da Zivkovic in nessuno dei suoi particolari anzi, cambiando i nomi il romanzo potrebbe essere ambientato in qualunque città europea. I protagonisti de “L’ultimo libro” sono essenzialmente due: l’ispettore Dejan Lukic e Vera Gavrilovic, proprietaria della libreria Il Papiro di Belgrado, all’interno della quale ruotano tutti gli eventi del romanzo.

Già dalla prima pagina, e ciò differenzia il romanzo di Zivkovic da molti gialli classici, abbiamo a che fare con qualcosa di insolito. Un anziano, tale Pedrag Todorovic, viene trovato morto all’interno della libreria “Il papiro”. Quello che nelle primissime pagine sembra essere un normale attacco di cuore si rivelerà, invece, l’inizio di una catena misteriosa e allucinante, con persone che muoiono apparentemente “di nulla” (il romanzo dice proprio così) all’interno della suddetta libreria.

La grande maestria di Zivkovic sta proprio nell’aver trasformato un luogo solitamente tranquillo ed accogliente come una libreria, nel teatro di morti misteriose e inspiegabili, una libreria che, oltretutto, non contiene segreti o ricordi un passato terribile, essendo stata aperta da pochi anni. Che cosa succede quindi? Perché diverse persone, perfettamente sane, muoiono in circostanze ignote all’interno di una tranquilla libreria situata nel centro di una grande città?

La libreria “Il Papiro” di Belgrado diventa quasi la nuova villa di Nigger Island di “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie, ma se nel capolavoro della regina del brivido la spiegazione era razionale qui avremo a che fare con il mondo dell’inconscio, dell’esoterico e del soprannaturale, fino all’incredibile spiegazione finale, a cui probabilmente nessun lettore sarebbe arrivato.

Sulla scia del successo de “L’ultimo libro” Zoran Zivkovic ha pubblicato, sempre per Tea Libri, “Sei biblioteche” una raccolta di racconti brevi ma molto avvincenti che ruotano intorno al mondo dei libri e delle biblioteche.

Fabio Mazzari

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