Morbose fantasie – Tanizaki, un noir erotico dell’estremo oriente

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Un fatto di cronaca, un omicidio particolarmente efferato ed inspiegabile diventa il filo conduttore per un romanzo che scava nel profondo dell’intimismo umano, trattando di amicizia, sessualità e perversione. Questo è “Morbose fantasie” di Junichiro Tanizaki, considerato non a torto il più occidentale degli scrittori dell’Impero del Sol Levante. Tanizaki (Tokyo 1886-Shizuoka 1965) è un autore ancora poco noto in Europa, ad eccezione di quello che è considerato il suo capolavoro, ovvero “Libro d’ombra” pubblicato nel 1933.

“Morbose fantasie” il cui titolo originale è “Hakuchû kigo” è uno di quei romanzi che seppur decisamente breve – appena 82 pagine nell’edizione italiana pubblicata da Feltrinelli-universale economica Oriente – non lascia indifferente il lettore e difficilmente viene dimenticato.

Innanzi tutto è importante la collocazione temporale del romanzo, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1918. In quegli anni il Giappone stava vivendo un periodo di particolare splendore, iniziato con la fine del governo militare degli Shogun (1868) e la Restaurazione Meji, che aprì il paese al mondo. Il Giappone imperiale vinse la guerra contro la Russia nel 1905-06 e rimase neutrale durante la Grande Guerra, tutto ciò portò ad un periodo di intenso sviluppo e modernizzazione, che finì solamente con il catastrofico terremoto di Tokyo (1923) ed il periodo di crisi successiva culminato nell’ascesa dei militari al governo.

“Morbose fantasie” è scritto con un linguaggio ed uno stile assolutamente avanti nel tempo, il lettore fa veramente difficoltà ad ambientarlo nel 1918, al punto che potrebbe essere tranquillamente stato scritto settant’anni dopo.

I protagonisti di questo noir (forse uno dei primissimi noir della storia della letteratura, sicuramente il primo di quella dell’estremo oriente) sono due: Takahashi, tranquillo giornalista di una rivista di Tokyo ed il suo fedele amico, Sonomura, uomo eccentrico ed amante delle stranezze. Una mattina come tante, alle dieci in punto Sonomura telefona a Takahashi chiedendogli di seguirlo la sera appena terminato il lavoro, in quanto sarebbe stato commesso un omicidio a mezzanotte in punto!

Takahashi all’inizio del romanzo è convinto che Sonomura sia diventato completamente pazzo, in quanto era sicuro che sarebbe stato commesso un omicidio, senza tuttavia sapere chi sarebbe stato la vittima e chi l’assassino. Per amicizia e quasi per compassione verso il suo amico così particolare, decide comunque di seguirlo.

I due raggiungono il quartiere di Ningyocho, recandosi davanti ad un’abitazione assolutamente anonima con la luce accesa e la persiana aperta. Una scena alquanto strana si presenta agli occhi dei due: nella stanza vi sono una donna girata di spalle con i capelli raccolti a chignon e che indossa un haori estivo, un giovane alto e avvenente con un’espressione misteriosa, un uomo di una certa età piuttosto obese ed una macchina fotografica, messa in piedi su di un piedistallo sopra il tatami al centro della stanza nonché una grossa vasca da bagno in fondo alla stanza stessa.

Takahashi pensa immediatamente che il giovane vuole realizzare immagini scandalose alla donna e all’uomo, in gran segreto (all’epoca la pornografia in Giappone era un reato punito dalla legge) quando Sonomura avverte dell’inizio dell’omicidio.

La donna che si rivela essere molto bella, sorregge e alla fine fa cadere la testa dell’uomo anziano, morto. Il giovane aiuta la donna a trasportare il cadavere nella vasca e allora si sente un fastidioso odore di medicinale ed una serie di dialoghi perversi ed allucinanti tra il giovane e la donna che non contenti dell’omicidio iniziano a scattare una serie di fotografie al cadavere dell’uomo in decomposizione nella vasca.

La visione porterà il terrore a Takahashi che si ricrederà su Sonomura ed inizierà ad interrogarsi su quello che aveva visto, fino alla serie di incredibili epiloghi finali che vedranno protagonisti lo stesso Sonomura e la donna.

Romanzo breve ma geniale, “Morbose fantasie” è uno dei primi a capovolgere la figura femminile nel romanzo giallo, una Irene Adler molto più perversa (ma sarà davvero tale?). Tanizaki, che come detto prima è stato il più occidentale degli autori giapponesi, è stato anche un grande ammiratore di Edgar Allan Poe (non a caso citato nelle prime pagine del romanzo).

Fabio Mazzari

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