Un coach per gli autori – Intervista allo scrittore, editor e coach Michele Marziani

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StreetLib è tornata con un nuovo progetto molto interessante e come è nostro uso da diverso tempo a questa parte, abbiamo deciso di andare a scomodare chi di dovere per fargli quattro domande dedicate al progetto. Così abbiamo scoperto cos’è un coach letterario e quali sono le sue mansioni. Curiosi? Leggete cosa ci racconta Michele Marziani della sua esperienza e dei progetti che lo vedranno protagonista su vari frangenti.

Oggi l’editoria vive di case che seguono gli autori e scrittori che fanno da sé. Quanto è importante, per questi ultimi, la figura del coach?

Credo dipenda moltissimo dall’autore. Nel senso che il coach non è quasi mai necessario per un autore che decida di sfidare la sorte affacciandosi al mondo editoriale e proponendo il proprio lavoro a un editore tradizionale. Sarà l’editore, se sarà interessato, a condurre lo scrittore, attraverso un lavoro di editing, alla costruzione compiuta del proprio lavoro.

Così come il coach non serve a niente per chi si affaccia al self-publishing con il semplice desiderio di pubblicare propri pensieri, le proprie memorie, i propri diari senza nessun interesse di tipo professionale. Senza aspirare a fare lo scrittore.

Penso invece che il coach possa essere una figura molto utile per l’autore che decida in maniera seria e professionale di avvicinarsi al self-publishing: il coach in questo caso non è altro che un editor, anzi un direttore editoriale prestato a una piccolissima casa editrice. Perché un self-publisher serio è questo: un piccolissimo editore, seppur solo di se stesso.

Un tempo si chiamava editor, oggi si trasforma in coach. Questa modifica cosa comporta rispetto alla precedente tipologia professionale?

L’editor è qualcuno che prende in mano un libro e un autore per condurli dentro ai meccanismi della pubblicazione. L’editor è il primo lettore dell’autore. Un lettore professionale ma un lettore. Un buon editor sa – e deve dirti – se quello che hai scritto non funzionerà mai. Te lo dice in base a parametri che presuppongono una performance anche di vendite del tuo libro. Performance che, vedremo più avanti, possono essere previste anche in modo sbagliato. Diciamo che un buon editor sa fiutare l’aria, oltre che maneggiare molto bene le parole.

Il coach è invece uno che si affianca all’autore. Che onestamente gli dirà – se è il caso – che il suo libro non va da nessuna parte che sarebbe meglio dedicarsi ad altro, ma se l’autore insiste lo aiuterà a trarne il meglio che si può. Mi spiego: se una persona vuole correre non è detto che sia un fenomeno e vincerà la maratona di New York, ma niente gli vieta di correre ugualmente e un buon preparatore atletico farà di lui il miglior corridore possibile. Di questo si occupa il coach: aiuta chi vuole scrivere e pubblicare a farlo al meglio.

Quali sono gli elementi che non possono mancare in un coach che voglia definirsi tale?

La pazienza e l’onestà. La pazienza di ascoltare punti di vista sulla scrittura anche lontanissimi dai propri e l’onestà di dire le cose come stanno: se uno ha una gamba più corta difficilmente sarà un centometrista. Però potrà correre ugualmente se è quello che desidera. Questo presuppone che i coach si porti dietro una professionalità comprovata nel mondo del libro e sia disposto a metterla al servizio dell’autore. Con cura e attenzione. Senza invidia se dovesse incontrare qualcuno molto più bravo di lui. Senza spocchia nei confronti di chi ancora non è capace ma vuole imparare.

Personalmente sono soprattutto un autore, poi un editor e, adesso, per scommessa, approdo ad essere un coach. La scommessa non è mia, ma di Antonio Tombolini, ceo di StreetLib, è lui che mi ha convinto. Io mi lascio facilmente convincere a percorrere strade nuove. Questa mi sembra stia portando in territori molto interessanti per il self-publishing italiano che da poco sta cominciando a ragionare in termini davvero professionali. Gli americani lo fanno da tempo, gli italiani hanno iniziato da poco. Ma il panorama che hanno di fronte è tutto da esplorare. E questo lo dico da uno che osserva il fenomeno del self-publishing continuando a credere nell’editore come filtro. Ma questa è la vera dote del coach: guardare con interesse a cose che ci sembrano molto distanti da quelle che pensa. Non so se ci voglia una mente molto aperta, sicuramente è necessaria una dose elevata di curiosità.

Viviamo il mito di romanzi che vendono tanto e che valgono letterariamente poco. Secondo lei i lettori sono diventati più o meno esigenti in questo periodo? Che tipo di storie si aspettano?

La verità è che nessuno sa cosa si aspetta il lettore. Neppure il lettore. Tutti abbiamo avuto durante l’adolescenza un amico un po’ balordo che tutte le ragazze dicevano che era meglio evitare ma nessuna l’hai mai evitato. Lo stesso vale per i romanzi. Nessuno conosce prima, cosa piacerà dopo. Non solo, nessuno ti dirà mai cosa gli piace davvero, perché non lo sa fino a quando non lo incontra.

Lo dimostrano gli infiniti rifiuti di libri di grande successo da parte di editori (si pensi ai tantissimi no ricevuti dalla Rowling per Harry Potter, giusto per fare un esempio noto) ma anche la montagna di libri invenduti e presentati come grandi romanzi. Nessun sa davvero cosa di un libro parla al cuore del lettore. Questa è la verità.

Certo, il lettore spesso è drogato dalla pubblicità, è ammansito da storie che lo rassicurano e compra cose che già conosce, ma quando incontra il capolavoro lo riconosce sempre. Magari mezzo secolo dopo, perché cambiano i tempi e le sensibilità, ma lo riconosce. Ho più fiducia nei lettori che negli autori che spesso, stupidamente, invece di tirare fuori quello che hanno da dire, scrivono guardando al marketing, a un lettore ipotetico che non esiste. Non credo poi che le vendite siano l’unico parametro di giudizio di un libro.

Narrare, per lei, cosa significa?

Raccontare una storia. E raccontarla bene. Per me raccontarla bene vale molto di più della storia. Ma proprio i primi interventi che ho fatto da coach mi hanno insegnato dell’altro. Ho lavorato su un libro dalla stesura difficoltosa ma con all’interno una trama molto televisiva, qualcosa di perfetto per una serie Tv. Ecco, il coach dovrebbe saper indirizzare l’autore anche verso altri mezzi di narrazione. Non in tutte le occasioni un libro è la strada giusta per una cosa che si vuole raccontare. Lo è sempre, invece, per una storia scritta bene. Il principio architettonico e la buona scrittura sono ancora, per fortuna, alla base della narrativa e dei libri che meritano di essere letti.

Guardiamo al futuro. Quali sono le prossime iniziative che la vedranno protagonista?

Divido la mia attività in diversi scompartimenti, tutti sullo stesso treno, intercomunicanti tra loro. Alla carrozza 1 c’è l’uscita di un mio nuovo romanzo a luglio. Titolo ed editore ancor top secret. Si tratta comunque di un editore tradizionale.

Alla carrozza 2 c’è la direzione editoriale della casa editrice più digitale d’Italia – Antonio Tombolini Editore – che ha superato i cento titoli in catalogo e devo dire, senza falsa modestia, che alcuni sono dei titoli notevoli. Abbiamo in squadra scrittori come Angelo Ricci che tra vent’anni sarà riconosciuto come una dei grandi del noir italiano (io spero accada prima, la lei si segni il nome, vedrà).

Alla carrozza 3 ci sono diverse iniziative dedicate alla lettura (la direzione artistica di “Libra – Appennino Book Festival”; la consulenza con la rassegna di presentazioni di libri “Parola di scrittore” che si svolge a Rimini).

Alla carrozza 4 c’è l’attività di formatore, sia all’interno dei workshop di Antonio Tombolini Editore, sia attraverso veri e propri worshop itineranti nel cuore delle storie (guardi questo, ad esempio: https://michelemarziani.org/sulle-orme-de-la-signora-del-caviale-82d6878523ac#.sbnm1o5rt).

Last but not least, alla carrozza 5 c’è il coaching di cui stiamo parlando.

Ecco, credo che il mio futuro sia un treno, ma non un treno veloce. Mi piace fermarmi a tutte le stazioni. A volte anche a bere un caffè. Non ho paura dei ritardi. Se ti attardi da qualche parte scopri sempre qualcosa che prima non avevi notato.

Mendes Biondo

Potete saperne di più sul coach a questo link https://www.streetlib.com/it/streetlib-coach/

 

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