La Giaculatoria – Perché si pubblica a pagamento (e perché questo sistema funziona)?

veri-scrittori

“Non ci posso credere. Anche questo editore mi chiede i soldi per pubblicare!”. Accidentaccio, a quanto pare succede spesso a quasi tutti gli autori che si avvicinano ad una casa editrice. Ma per quale motivo succede? Insomma, non dovrebbe essere l’editore che investe sull’autore? No, mi dispiace, non è più così.

Le vacche grasse sono morte e con l’arrivo delle piattaforme di Self-Publishing, le case editrici hanno dovuto affrontare un gravissimo problema, anzi due. Perché se da un lato è vero che gli autori crescono esponenzialmente, dall’altro è vero che i lettori sono sempre meno. E non saprei come incolparli visto il costo dei libri e le porcherie che ci si leggono dentro.

Una delle maggiori tendenze contemporanee è quella di pubblicare, distribuire e rifilare ai poveri lettori, una caterva di libri mal impaginati, mal scritti, mal stampati e a costi esorbitanti. Perché, dai, diciamocelo pure: 30 Euro per un libraccio sono troppi.

Ma torniamo ai nostri amici editori che chiedono cifre che vanno, indicativamente, dai 500 ai 10.000 Euro per una tiratura abbastanza fumosa e che non si sa bene quale destino vada ad incontrare. Perché tutto questo? Perché, soprattutto, ci sono autori che pagano e se ne stanno zitti o magari fanno i paladini della giustizia sui social dicendo che loro i soldi per il loro libro non solo non li hanno messi ma hanno pure ricevuto un cioccolatino in omaggio? Una volta, parlando con un editore con cui ho collaborato, mi ha detto “Pensa che uno degli autori che ho in catalogo ha chiesto alla mamma di pagare la poderosa cifra solo per non farlo sapere alla moglie.” E il tizio in questione aveva qualcosa come 50 anni.

Il punto è questo: abbiamo troppa produzione da parte degli autori, che spesso credono di essere delle divinità calate dal cielo e non accettano un sonoro e propedeutico “No”, e pochissima richiesta da parte dei lettori (che molto probabilmente sono stufi dell’ennesimo porno-romanzetto in stile EL James). Alla guida delle case editrici poi, un po’ con il passare del tempo, un po’ perché in fin dei conti c’è da portare il pane a casa, hanno iniziato a mettersi degli investitori che hanno fiutato la possibilità di fare soldi facili con polli scribacchini.

Così ora quasi tutte le case editrici chiedono un contributo mentre gli autori, che sperano di diventare il prossimo Stephen King senza nemmeno beccare un congiuntivo per sbaglio, hanno un ego troppo grosso per rifiutarsi, e dire la verità agli amici al bar quando questi chiedono loro “ma anche tu hai pagato?”

Mendes Biondo

4 pensieri su “La Giaculatoria – Perché si pubblica a pagamento (e perché questo sistema funziona)?

  1. furiodetti (@furiodetti) ha detto:

    Io non riesco a non cogliere le analogie con quanto è successo anche nel mercato del porno. E spero che per la letteratura e la lettura accada esattamente quanto accade con e alla pornografia. Un’attività fruita per sé e fatta-da-se in cui dominerà il “prosumer” completo, produttore che è anche consumatore. Senza più intermediari.

    A differenza del cinema tradizionale, il cinema porno nella distribuzione e nelle sale è sparito. Perché? Perché se per girare un film decente servono comunque moltissimi soldi, per girare un porno bastano cifre irrisorie. E gli attori temo che paghino pure, probabilmente, per esserci! Nessuno punta su un prodotto distribuito i cui costi di proiezione/fruizione/distribuzione superano di grandezze mastodontiche i meri costi di produzione.

    Ora il porno sul web è 60% self made, amatoriale; per il resto è cosa che richiede mezzi e budget assai risicati. E il pubblico ne trova a iosa e paga assai poco per il materiale, quando e SE paga; il ricavo è dato solo dal profiling, dalla pubblicità e dallo spamming. Non esiste più una distribuzione organizzata del porno, ma solo l’inondazione di materiale apparentemente “gratuito”; e comunque poco importa al navigatore dei siti hard gratuiti di essere o meno tracciato.

    Cosa potrebbe accadere alla letteratura? Potrebbe diventare, come il porno, un affare di circoli variabilmente aperti o chiusi, amatori e appassionati che fruiscono di materiale gratuito e di cui i fornitori monetizzino solo le relazioni, i contatti, la visibilità di certe iniziative/circoli. Ed è esattamente quello che sta accadendo all’editoria tradizionale. Sempre meno materiale curato, sempre più prosuming, sempre più presenzialismo culturale, networking, conoscenze e “giri” più o meno blasonati o “selezionati”. I soldi, come nel porno, si faranno facendo più da contenitore d’attrazione o calamita per eventi, che col materiale venduto in sé; oppure si incassa dirigendo manifestazioni di settore che sono più un modo per condividere interessi/passioni e il relativo fandom che per conoscere il “prodotto” in sé, ormai replicabile e privo praticamente di qualità e valore intrinseco.

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    • mendesbiondo ha detto:

      Per i classici la situazione è differente. Dopo 70 anni dalla morte dell’autore (90 se si tratta di uno statunitense) decadono ufficialmente i diritti, pertanto tutti possono pubblicare liberamente ciò che vogliono o in versione originale o in traduzione (fatto salvo che questa sia libera da diritti, vedi sopra). In ogni caso la situazione per gli esordienti oggi è davvero nera.

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