Giuliano Gallini – Incontrare Giulia oltre il suo confine

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Siamo andati ad incontrare Giuliano Gallini, autore de “Il confine di Giulia” per la casa editrice Nutrimenti, che ha presentato il suo romanzo ad un gruppo di giornalisti nella sede dell’agenzia letteraria Punto&Zeta di Milano.

Giuliano è un dirigente d’azienda, e già il fatto che possa aver intinto le dita nell’inchiostro – e che ci sia per giunta riuscito bene – fa storcere il naso ad alcuni dei presenti. Ma se è vero che la letteratura potrebbe averne a risentire da una scrittura più “economica”, e non è certamente questo il caso, è anche vero che un’azienda può solo che giovare della preparazione umanistica del proprio dirigente.

Il Gallini è uno che legge, prima di tutto è un lettore, uno di quelli che farebbero sorridere di piacere l’editore che il personaggio principale di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” incontra nella casa editrice. “Tutti vogliono fare gli scrittori – diceva al malcapitato personaggio – ma nessuno più vuole leggere. I lettori sono bestie rare”. Su questo possiamo dargli ragione, specie perché un lettore come Gallini è arrivato a scrivere un romanzo su Silone e su un suo fantomatico amore poetante proprio grazie al suo interesse per la lettura.

Ho scoperto Silone in un secondo momento, ci sono arrivato con un percorso personale, soprattuto perché, quando studiavo, lo scrittore è stato vittima di ostracismo per la sua posizione duplice di spia per il Fascismo e successivamente come simpatizzante per il Partito Comunista. Silone era un personaggio particolare, nel suo insieme, aveva sempre bisogno di appoggiarsi a qualcosa, di credere a qualcosa. Non è un caso che come ha smesso di aiutare il Partito Fascista si sia buttato a capofitto in quello Comunista, è come se avesse cambiato chiesa all’istante. Era un uomo che aveva bisogno di questa forma di fede.

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Ma Silone, nel romanzo di Gallini ha un suo contraltare, un personaggio che, diversamente dall’autore di Pescina, sente l’urgenza della libertà.

Giulia Bassani è tutto l’opposto di Ignazio Silone. Lei non crede in niente, anzi crede che non ci sia niente in cui credere. Lei ricalca un po’ l’ideale leopardiano dell’intellettuale. Percepisce la caratteristica d’esser matrigna della natura e trova quasi deleterio l’abbracciare una fede in particolare, anche si trattasse di una fede politica.

Giulia è la protagonista (?) del romanzo anche se deve costantemente cedere il passo alla presenza ingombrante del letterato e del personaggio di Carl Jung, che fa quasi da perno attorno al quale le vicende vanno via via costruendosi; è un po’ bandolo della matassa, è un po’ dipanatore di fili, come ci si aspetterebbe da uno psicologo, dopotutto.

In realtà non doveva nascere questo romanzo, doveva essere un racconto esistenziale, poi la cosa è cresciuta e avevo bisogno di personaggi che riuscissero a reggere la storia, così sono venuti, uno dopo l’altro, Giulia, Ignazio, Carl, il commissario Bellone e così via. Successivamente è nata la narratrice esterna del romanzo. Lei doveva essere una sorta di passante che vedeva ciò che accade e lo riporta al lettore, un espediente letterario abbastanza banale, dopotutto, ma che mi ha permesso di trattare le vicende con maggiore libertà.

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Ma c’è chi nota che il personaggio femminile della narratrice si tradisce, qualche volta, e fa trasparire la mascolinità latente.

Non ho trovato particolari difficoltà nello stendere il personaggio di Giulia o quello del narratore, credo che entrambi facciano parte di me e che, come tanti altri scrittori, sia necessario provare a calarsi nei panni di persone distanti da noi per eta, sesso e condizione sociale. In fin dei conti anche i grandi autori lo hanno fatto: Tolstoj con Anna Karenina, Flaubert con Madame Bovary e così via. Giulia c’est moi!

C’è da dire inoltre che quello che i lettori tengono tra le mani non è la sola versione del romanzo.

Avevo iniziato a scriverlo come se si trattasse di una sceneggiatura per il teatro. Da giovane scrivevo per un gruppo teatrale che avevo a Ferrara, e sono sempre rimasto appassionato a questa forma d’arte. Poi ho visto che non mi soddisfaceva, così ho cambiato tutto e l’ho riscritto. Ma a casa ho un cassetto pieno di diverse riscritture di questo romanzo, con diversi punti di vista. Una cosa che mi ha sempre affascinato è la possibilità di vedere come crescono i personaggi se lasciati da soli, non credo negli scrittori burattinai. Tutto deve nascere e crescere secondo la propria volontà, i burattini si notano e danno l’idea di essere personaggi stereotipati. Forse è questa caratteristica, mescolata alla stratificazione delle scritture che ha fatto piacere il mio romanzo.

Un passaggio quasi immediato che ha portato “Il confine di Giulia” dalla scrivania dell’agenzia letteraria a quella della casa editrice.

Con la Nutrimenti mi sono trovato molto bene, loro hanno capito il mio progetto e lo hanno realizzato con professionalità e capacità. Sono soddisfatto di come è arrivato al pubblico.

Poi chiacchieriamo del più e del meno, parliamo dei suoi gusti in materia di romanzi e di come sia riuscito a districarsi tra tutte le fonti che riguardano Silone, poi brindisi e saluti. Ma ciò che rimane sempre aperta è la questione del confine, dove deve essere posto, quanto sottile esso è e come si interpreta per ogni autore. E questa, fondamentalmente, è la fine e l’inizio di un romanzo che non possiamo far altro che consigliare.

Mendes Biondo

Il romanzo è acquistabile al link http://www.nutrimenti.net/libro.asp?lib=396

 

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