La Guardiana – Francesca Merloni tra poesia, teatro e musica ci racconta la sua esperienza on tour

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Abbiamo incontrato questo spettacolo all’interno del Museo Archeologico di Mantova in occasione del suo debutto. Prodotta da Il Cigno GG Edizioni di Lorenzo Zichichi, vede sul palco l’autrice Francesca Merloni assieme al pianista Remo Anzovino e alla presenza di Gianmarco Tognazzi con le scenografie di Bruno Ceccobelli. Si tratta di un’esperienza che difficilmente si incontra nel panorama italiano e che intelligentemente miscela la poesia e il sentire del Novecento assieme a nuances musicali prese in prestito a Satie, Tiersen e molti altri. Parole e musica, quindi, per raccontare del sentimento principe dell’umanità: l’amore.

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La Guardiana unisce poesia e musica sopra ad un palco che non è necessariamente quello di un teatro tradizionale. Ti va di raccontarci qualcosa di come è nato il progetto e come è arrivato a questa versione?

Il progetto è nato da un testo poetico che in origine era un monologo poi è stato completamente rivisto ed è stato trasformato in una chiave assolutamente contemporanea in cui la Guardiana, ovvero il testo precedente, si è arricchito di una nuova scrittura, di una parte maschile e della musica di Remo Anzovino che va a legarsi perfettamente ai versi. Quindi è il tentativo di fare qualcosa di innovativo dove diverse cifre stilistiche si mettono insieme per creare un linguaggio nuovo. Un esperimento molto innovativo rispetto a quello che si fa di solito.

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Ciò che maggiormente segna in maniera positiva questo progetto è il fortunato dialogo tra musica e poesia. Avete avuto difficoltà nel creare sinergie tra queste due arti così distanti e vicine al contempo?

La mia ricerca personale sulla poesia è basata sul suono. All’interno della poesia io ascolto molto il suono e il movimento che arriva magicamente, non ti so dire per quali vie, al senso quindi il suono è molto importante e fin dall’inizio della mia carriera ho amato moltissimo fare concerti di poesia che hanno segnato positivamente l’inizio della mia esperienza. Poi non è stato difficile unire la musica alla poesia grazie all’incontro fortunato, alla bravura e alla sensibilità di Anzovino che ha veramente compreso – ti assicuro che non è facile comprendere fino in fondo questo messaggio – questo percorso. Lui era già lì. Noi ci siamo magicamente, te lo assicuro, incontrati. Abbiamo lavorato moltissimo in questo ultimo periodo e siamo arrivati ora ad una stesura che ci soddisfa e ci convince e che credo abbia convinto anche chi ci viene ad ascoltare.

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Tu sei uno dei pochi esempi italiani che vanno contro al solito detto “per la poesia non c’è mercato”. Secondo te per quale motivo in Italia non ha ricezione e perché “La Guardiana” funziona?

L’auspicio e il desiderio che abbiamo è proprio quello che la poesia riesca ad arrivare, ossia riesca ad oltrepassare quella barriera oltre la quale viene confinata un po’ per pigrizia, un po’ per superficialità e un po’ perché viviamo in un tempo che non si ferma. La poesia in qualche modo ti obbliga a fermarti e a guardarti dentro e lasciarti attraversare dalla luce che ogni verso porta in sé. Se non c’è questa disponibilità la poesia diventa poco fruibile. Si dice che non c’è mercato per la poesia, non lo so se sia veramente così. Io sicuramente non mi arrendo. Penso che debba trovare delle strade differenti e il nostro tentativo è proprio questo. Io credo che un verso possa cambiarti la vita e darti la possibilità di farti pensare. Lo puoi condividere con altri e questo mette in moto un circuito virtuoso. Mi piace pensarla così, quindi l’idea di rompere la sacralità della poesia e farla dialogare con le altre arti mi piace molto. Questo, in un certo senso, richiama all’aedo greco che accompagnava i suoi versi con la musica; anche perché il verso ha una sua musica, un suo ritmo. Se tu leggi la poesia scopri la musica che ha in sé.

La Guardiana parla principalmente di dialogo, di mettersi in relazione tra due persone. Per te è ancora possibile, e in che modo, il dialogo al tempo della rete e delle relazioni 2.0?

Non trovo che ci siano difficoltà se hai qualcosa da dire, altrimenti è difficile perché non trovi le parole ma se hai qualcosa dentro, le parole nascono da te e arrivano. Per quanto riguarda il dialogo in generale, secondo me, è difficile perché non c’è una disponibilità ad ascoltare. Tutti sono molto disponibili a parlare, prendi per esempio i social dove si parla ma si ascolta molto poco. Io amo ascoltare, quindi già se sei disponibile all’ascolto sei disponibile al dialogo perché prendi la ragione dell’altro in te e provi a farne qualche cosa di tuo e di condiviso. L’altra difficoltà è che non c’è un’identità precisa. Se non hai un’identità precisa in te è difficile che tu sia in grado di incontrare l’altro perché ti perdi, questa è la difficoltà del dialogo. Se tu non ti sei definito, proietti o compensi sull’altro ma realmente non comprendi quello che gli altri vogliono dire.

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Sul palco la tua voce duetta con quella “ingombrante” ed esperta di Gianmarco Tognazzi. Questa collaborazione cosa ti ha portato e cosa aggiunge allo spettacolo?

Per me quello con Gianmarco è un bellissimo incontro sia umano, personale che artistico, questo perché Gianmarco è una grandissima persona prima umanamente poi artisticamente. Una persona con una struttura, dei valori e delle precisioni che difficilmente si trovano. Sono molto felice di poter collaborare con lui perché quasi mai si dedica alla poesia e ha raccolto con me questa sfida. Sono contenta ed onorata di imparare molto dal rapporto con lui e quindi sono molto felice di questo incontro. Anzi sono dell’idea che le presenze forti siano uno stimolo a fare di più e a fare meglio. Un bellissimo incontro.

Oramai per noi è una consuetudine chiudere l’intervista con una domanda sul futuro. Quale sarà il domani de “La Guardiana”?

Noi abbiamo debuttato l’altro ieri quindi spero che “La Guardiana” sia un progetto lungo che ci accompagna. Si tratta di un testo potente e sempre in evoluzione, è un testo che si evolve da solo. Per il resto non saprei cosa dirti, per ora viviamo il presente e speriamo che queste siano le basi solide per i prossimi eventi che affronterò con la stessa gioia e la stessa intensità con cui sto affrontando questi.

Mendes Biondo

Per maggiori informazioni rivolgersi a Il Cigno GG Edizioni Tel: (+39) 06 6865493; Tel: (+39) 06 6873842 – Fax: (+39) 06 6892109 info@ilcigno.orgwww.ilcigno.org

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