L’Uomo Nero – Orgoglio e pregiudizi del sesso maschile secondo sei penne femminili d’eccezione

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Lunedì sera RAMINGO! ha preparato la propria redazione mobile ed è partito per Milano. L’appuntamento è un bis per noi, un bis molto piacevole visto e considerato che nella redazione dell’Agenzia Letteraria Punto&Zeta la letteratura si respira tanto dai libri negli scaffali quanto dalla possibilità di incontrare autori e autrici dai differenti progetti editoriali.

E proprio uno di questi esperimenti letterari è stato presentato dalla propria curatrice Elisabetta Bucciarelli e dalle autrici che hanno collaborato per la realizzazione finale ovvero Simona Giacomelli, Elena Mearini, Cira Santoro, Anna Scardovelli, Monica Stefinlongo e Cristina Zagaria.

Ieri, però, per impegni personali e per altre presentazioni in altri luoghi non abbiamo avuto modo di sentire le voci di Cira Santoro e Cristina Zagaria.

Già il titolo la dice lunga, ma anche quello è una trappola ben congegnata. La raccolta di racconti si chiama “L’Uomo Nero” ed effettivamente potrebbe sembrare un insieme di invettive da parte di donne nei confronti di uomini violenti, di quelli che oggi vengono chiamati “gli orchi” o di uomini che comunque sviluppano più la loro forza contro gli altri che verso l’inclusione.

Non è nulla di tutto questo, o quasi.

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A spiegare l’idea è stata Elisabetta Bucciarelli

Volevamo che si partisse da uno stereotipo di uomo secondo ciò che ci siamo sempre immaginati: il principe azzurro, l’uomo indipendente ed intraprendente, il classico personaggio da fiaba. Poi abbiamo provato a calarli nella realtà e a frantumare quello stereotipo e vedere cosa restava.

Una scelta pericolosa che ha addirittura spaventato Elena Mearini.

Avevo paura di togliere di dosso al mio personaggio il suo stereotipo. Ho parlato di un uomo dipendente dalla cocaina anche perché ho trovato più vicino a me questa tipologia di uomo. Ho lavorato per quattro anni all’interno del Carcere di San Vittore per fare laboratori e per lavorare assieme ai carcerati e molti di loro avevano problemi simili a quello che ho descritto io. Lui si affeziona a tal punto alla cocaina da darle un nome. La chiama La Bianca. Ecco, il mio timore era che se lo avessi svuotato dal suo stereotipo sarebbe finito per sparire nel nulla. Di lui non sarebbe rimasto assolutamente altro che un vago ricordo.

Un po’ meno preoccupata di questo pericolo ma sicuramente convinta che lo stereotipo maschile per certi uomini sia una sorta di scudo è Monica Stefinlongo.

Il mio è un Uomo Rosa, non un Uomo Nero. È una sorta di grande Barbapapà che ha sempre bisogno della propria compagna per poter fare qualsiasi cosa. È una sorta di bambinone. La mia è la storia più arrabbiata perché nello scrivere ho rivissuto molti dei momenti che hanno caratterizzato la mia vita e le relazioni che ho avuto. Non riuscivo mai a trovare uomini che riuscissero ad essere veramente indipendenti, persino quelli che vanno a farsi i viaggi in India per trovare se stessi finiscono per deludere.

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L’uomo di Simona Giacomelli è di un’altra pasta, o di un’altra cera, se volessimo citare il fatto che è un apicoltore e che si realizza – e neutralizza – completamente in questa sua attività.

Ho voluto raccontare la storia di un uomo che non abbia altro stimolo che l’apicoltura, anche quando riceve due lettere che dovrebbero fargli riflettere sulla sua esistenza e sul suo futuro, trova rifugio all’interno della sua passione. Preferisce prendersi cura di un insetto invece che affrontare il presente. Se gli avessi tolto le api non sarebbe rimasto granché.

Diverso, più dal punto di vista del trattamento da parte dell’autrice che dall’effettiva psicologia del personaggio, è l’uomo descritto e narrato in un monologo da Anna Scardovelli.

Il mio è un professore di Chimica con la passione smodata per il doppiaggio. Volevo che questa cosa fosse premonitrice e raccontasse molto di lui. È un uomo che si sente realizzato solo quando dà la voce ad altri e fa di tutto per entrare in una scuola doppiatori, dimenticandosi della compagna, Linda, che poi così linda non è. Soltanto alla fine capisce la tresca che lei ha avuto con un altro, soltanto quando lei finisce in ospedale per un triplice aneurisma cerebrale. Così il mio uomo deve decidere se andare verso l’occasione della sua vita, e diventare per sempre il doppio di un altro, o seguire la donna che ha semplicemente amato da quando l’ha conosciuta e che ora si rivela essere duplice. Il mio racconto è forse quello meno arrabbiato, quello che cerca di vedere con pietà la figura maschile, forse anche in riferimento ai rapporti sempre abbastanza buoni che ho avuto con le persone che ho amato.

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Dal punto di vista stilistico, poi, le autrici vengono quasi tutte dal mondo del teatro o della radio quando non direttamente dalla poesia, pertanto la brevità che costituisce il racconto, per loro è stata relativamente facile da ottenere. Ma c’è di più, perché questo testo ha già un futuro che potrebbe portarlo verso un monologo teatrale così come ha raccontato Elisabetta Bucciarelli.

Con Caracò stiamo pensando ad un allestimento teatrale che si rifaccia ai racconti de “L‘Uomo Nero”. Ho spinto fortemente affinché questa raccolta fosse meno narrativa e più dialogica, volevo che arrivasse direttamente al lettore e non si perdesse in dettagli che generalmente nemmeno io leggo tanto volentieri. Volevo una prosa asciutta ed immediata e sono stata fortunata ad aver collaborato con delle autrici così brave e pazienti.

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Una menzione particolare è andata anche alla copertina

Il grafico di Caracò Carmine Luino ha pensato a due differenti varianti, anche se noi ne abbiamo scelta una soltanto. La decisione ha portato a prendere quella che ritrae la silhouette di un’ape regina con al proprio interno un labirinto. Il titolo della grafica è “Teseo e Arianna”. Questo ci è piaciuto particolarmente perché ci ha fatto pensare: “Se Teseo non avesse avuto Arianna e il suo filo, si sarebbe salvato dal Labirinto?”

Ed ecco quindi che mascolino e femminino ritornano a dialogare, anche già a partire dalla copertina, in questa antologia di voci femminili. Perché se è vero che ciò che è rappresentato dall’uomo è la forza – ovvero il duello tra il minotauro e Teseo – dall’altra è la saggezza e la previdenza che costituiscono i tratti fondanti del femminino.

Tante sono le sue sfacettature ma ciò che è maggiormente evidente è che l’Uomo Nero è un’ombra che non si presenta se non in relazione a qualcosa, un Babau che si nasconde negli armadi – molto spesso di fianco ai famosi scheletri – e che salta fuori quando meno ce lo si aspetta.Gli uomini di questa raccolta sono tutti personaggi che non sfigurerebbero di fianco ai Dubliners di James Joyce. La loro im-potenza, o per meglio dire la loro in-potenza, li rende perennemente dipendenti da altro. Chi si aggrappa alla cocaina a tal punto di trasfigurarla in una figura femminile e darle un nome, La Bianca; chi è perennemente bambino, non cresce e ha bisogno che ci siano gli occhi amorevoli di una donna-mamma ad accompagnarlo in quello che fa; poi ci sono uomini che vivono solo nel loro doppio, o del loro stesso doppiaggio, dimenticandosi completamente del resto, dimenticandosi di quel bisogno di coppia che molto spesso costituisce legami solidi tra due persone.

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Gli Uomini Neri della raccolta omonima sono, in ultima istanza, degli spauracchi, dei vecchi spaventapasseri che se visti in distanza incutono una sorta di timore reverenziale, ma più ci si avvicina e più li si spoglia dalla loro pesante camicia di feltro e dai pantaloni di fustagno, ci si rende conto che è la paglia a far loro da corpo e che basta un refolo di vento per disperderli per tutto il campo, magari quello comune della coppia, in men che non si dica.

Un plauso, quindi, a tutte e a tutti per il lavoro fatto e un consiglio per gli acquisti per voi lettori: “L’Uomo Nero” esce oggi ufficialmente in libreria.

Mendes Biondo

Per chi volesse prenotarlo direttamente dal sito della casa editrice ecco il link http://www.caraco.it/site/editore/scheda-uomo-nero/

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