Saki – Racconti di un narratore pungente e diabolico ma gustoso come un marron glacé

saki

I racconti scritti da Saki sono come le ciliege, o meglio, sono come i marron glacé che regolarmente Reginald cerca di evitare per combinare qualche marachella ma che noi teniamo volentieri di fianco al nostro tavolo di lettura per immedesimarci meglio nelle avventure che ci vengono raccontate.

Protagonista di molta parte del lavoro di Saki è Reginald, quell’alter ego dell’autore, ben insediato nell’alta borghesia inglese, altamente annoiato e con uno spirito goliardico che in pochi altri personaggi penso di aver ritrovato.

Consigliare la lettura di questo libro, a pillole, esattamente come i racconti che vengono messi uno dopo l’altro nel volume ponderoso pubblicato da Il Saggiatore, consigliare questo libro, dicevo, credo sia più un dovere morale che un effettivo consiglio.

È un tonico per goliardi, una speranza per coloro che amano una letteratura pungente e puntuale, capace di unire la critica sociale al kitsch che generalmente solamente coloro che possiedono molti soldi e pochissimo gusto riescono a mettere in atto.

I racconti di Saki trasudano di questo sentimento di rivoluzione nei confronti del perbenismo borghese. Far sfilare nudo il coro della cappella in trasferta lungo una piccola cittadina, magari inscenando un rito bacchico, o andare ad infastidire un vecchio capitano dell’esercito britannico ricordandogli che era ben al coperto mentre volavano ossa, sangue e pallottole sul fronte. Tutto questo è Reginald, tutto questo siamo noi nei nostri momenti peggiori, siamo noi quando vorremmo far cadere la nostra maschera sociale di fronte a tronfi e pomposi lacché del mondo. Ma non possiamo. Allora taciamo e ci richiudiamo nel nostro doppiopetto esattamente come fa il narratore che accompagna Reginald e le sue elucubrazioni durante le sue avventure.

Leggere i racconti di Saki è mettersi in contatto con la letteratura e la cinematografia italiana che strizza l’occhio agli spiriti ribelli e semplici, obbligati per nascita o per dovere, a restarsene chiusi in stereotipi sociali che non si confanno loro. Saki ha lo stesso sapore di un Bianciardi, o di un Trilussa – senza condividerne il gusto tipicamente godereccio della lingua – o, restando in ambito cinematografico, di un Monicelli.

Reginald è un Tognazzi che si aggira per le varie ville a riempire di supercazzole le signore perbene. Le donne sono tirate fuori da qualche film monicelliano come “Toh è morta la nonna”. E le nonne, nei racconti di Saki, spariscono con la stessa velocità con cui si trovano zie di pessimo gusto che regalano guanti di brutta fattura per un compleanno.

Una menzione d’onore va sicuramente al grafico che ha pensato la copertina. Magnetica, intrigante, aderente ai testi descritti. In una parola: perfetta. Perché tutti siamo diavoli con la giacca e la cravatta. Si tratta solo di capire quando decidiamo di togliere la maschera e mostrare il nostro faccione rosso con le corna nere.

Mendes Biondo

Il romanzo è acquistabile al link http://www.ilsaggiatore.com/argomenti/narrativa/9788842819875/racconti/

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