Una storia nera – Dietro le quinte del romanzo di Antonella Lattanzi

cover Una storia nera

Siamo andati ad incontrare Antonella Lattanzi, autrice per Mondadori di “Una storia nera”. L’appuntamento era il consueto randez-vouz letterario da Punto&Zeta Agenzia Editoriale che data dopo data si rivela una piccola miniera di successi in fieri. Neanche il tempo di sedersi che già volano i grandi nomi della letteratura.I miei autori di riferimento sono sicuramente Georges Simenon e Scerbanenco ma anche Philip Roth è finito all’interno degli autori che ho letto e apprezzato. Su Camera Azzurra di Simenon ho lavorato parecchio, specie per lo stile. Ogni volta che lo rileggo cambio idea sui personaggi. Quello che generalmente cerco è una narrazione che non sia moralizzante. Lo scrittore deve essere un narratore di fatti non un giudice. Da sempre sono stata appassionata di Un giorno in pretura perché non venivano presentate particolari pruderie. Preferisco sempre mettermi in contatto con presonaggi che non conosco e scrivere delle loro vite, per questo non ho mai scritto dei testi autobiografici.

Entriamo nel vivo della narrazione, nel vivo di quella Storia nera che vede protagonisti la violenza di Vito e le angherie subite dalla moglie e dalla figlia.

Queste donne sono rimaste sole, vivono un rapporto di distanza e di violenza. Finiscono per amare il loro carnefice. Carla si è innamorata di Vito nonostante fosse un violento perché ha sempre sperato di vedere un cambiamento in lui. Questo personaggio è molto ambiguo, inoltre, perché vive una doppia vita: dagli amici stimato e considerato una brava persona, con la moglie è un carnefice. Vito ha picchiato sempre e soltanto sua moglie, succede perché è insicuro e geloso di sua moglie. Non fa la stessa cosa con i figli perché di loro si fida.

Poi si esce dal romanzo per entrare nella realtà, in quella realtà fatta di scandali, pezzi giornalistici e relazione tra giustizia ed informazione.

L’opinione pubblica colpisce anche e soprattutto chi non conosce. Mette tutti sotto processo, non importa sapere se sono veramente colpevoli o meno. Ma questo distrugge vite che vengono recuperate o dimenticate dal chiacchiericcio mediatico solo se si scopre la loro innocenza. Si tratta di una cosa dolorosa per tutti .

Storia nera 1

Ma le relazioni turbolente all’interno del romanzo non vengono solamente da parte di Vito, anche tra i due figli avviene qualcosa, una seconda forma di violenza che sfocia in una sorta di morbosità sessuale che fa sfiorare l’incesto.

Sono prodotti della stessa famiglia, per questo motivo credo che si siano trovati in quella situazione. Entrambi soffrono del complesso di Edipo e cercano di riscattarsi in quel modo. Si ritrovano, inoltre, ad avere una madre Medusa che li sottomette e che finisce per usare il proprio fascino in maniera negativa.

Siamo passati alla struttura del romanzo, come è stato creato, quali parti erano affiorate prima rispetto altre e quali personaggi erano già ben delineati.

Sono partita che sapevo metà del libro e quando sono arrivata a metà ho scalettato la seconda metà. Questo libro mi è costato davvero molto nella scrittura anche perché con la mia editor non riuscivamo a sfilare nulla. Ogni frase era perfetta ed incastonata esattamente dove doveva essere. Per quello che riguarda gli ambienti, per me sono importanti, mi aiutano a definire meglio la storia. Inoltre sono tutti luoghi che conosco molto bene e che mi permettono di muovermi con disinvoltura nella descrizione. In questo romanzo ho utilizzato molto l’immagine dei gabbiani, come animali famelici, e del caldo di Roma per sottolineare una situazione opprimente e soffocante.

La maggior difficoltà per Antonella è di scrivere d’amore.

Storie nere, storie con dell’odio alle spalle mi permettono di scavare in profondità. L’amore finisce per appiattirsi troppo facilmente. Nell’odio si trovano sempre storie da raccontare.

Ma le belle notizie, oltre alla pubblicazione e la buona risposta da parte del pubblico, non tardano ad arrivare ai presenti.

Ci sarà anche un film ispirato a questo romanzo, non so ancora quando ma so che ci sarà. Sono curiosa di vedere come si rapporterà un regista con questo testo, specie mi piacerebbe vedere quali aspetti predilige sottolineare. Io scrivo sceneggiature per il cinema e generalmente lascio che sia poi il regista a sviluppare il lavoro in un secondo momento perché così riesco a capire il suo modo di vedere le cose.

Ci siamo lasciati con la promessa di un nuovo romanzo, ma sicuri che i protagonisti non li avremmo più ritrovati.

Mi sento a mio agio a concludere le storie. Spesso metto la parola fine prima di avere qualcosa da dire ancora. Non credo nella serializzazione, forse perché non ho ancora trovato il giusto personaggio da portare avanti.

Mendes Biondo

 

 

 

 

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